Colao, Fase 2 piano riapertura Task Force/ Requisiti e tappe di ripartenza graduale

- Mauro Mantegazza

Colao, Fase 2 piano riapertura Task Force: i requisiti e le tappe di una ripartenza che sarà graduale e subordinata alla situazione sanitaria.

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Vittorio Colao (LaPresse)

Vittorio Colao sta illustrando al premier Giuseppe Conte il memorandum frutto del lavoro della task force per la Fase 2, cioè la riapertura dell’Italia dopo il lockdown per il Coronavirus. Secondo quanto riferisce l’Ansa, il documento è stato ultimato ieri sera in una riunione plenaria della commissione e ha al centro le modalità di riavvio delle attività produttive e il sistema dei trasporti. Alla riunione con Conte e Colao partecipano anche alcuni ministri.

Andiamo allora a vedere che cosa prevede il progetto per la Fase 2: la task force guidata dall’ex amministratore delegato di Vodafone dovrebbe suggerire innanzitutto la riapertura di alcune filiere già dal 27 aprile. Made in Italy ed export in primo piano: moda, settore dell’auto, mobilifici sono comparti fondamentali per la nostra economia e nei quali il rischio di contagio è molto basso. Vittorio Colao e i suoi uomini dunque potrebbero suggerire, riferisce l’Agi, una riapertura anticipata per alcuni settori, anche se la decisione finale toccherà a Giuseppe Conte e per il premier si può cominciare a pensare al dopo lockdown solo il 4 maggio.

Il pressing per questa Fase 2 da attuare in tempi brevi arriva da più parti, soprattutto dalle regione del Nord ma Conte nell’informativa al Senato e alla Camera è stato chiaro: “Il governo prenderà decisioni sulla fase 2 nell’esclusivo interesse di tutto il Paese, non permetterò mai che si creino divisioni”.

FASE 2: LA CAUTELA DI CONTE E LE POSIZIONI NELLA MAGGIORANZA

L’allentamento delle misure anti-Coronavirus sarà dunque molto graduale anche durante la Fase 2. Mascherine e distanziamento sociale saranno indispensabili “fino a quando non saranno disponibili una terapia e un vaccino”. Il piano di Conte prevede: rafforzamento delle reti sanitarie, intensificazione della presenza di Covid hospital, uso corretto dei test e rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti sospetti.

Tutto questo per arrivare a “un programma di progressive riaperture“, omogeneo su base nazionale e “che ci consentirà di riaprire buona parte delle attività produttive e anche commerciali tenendo sotto controllo la curva del contagio“. Si terranno comunque – ha rimarcato il premier – in considerazione le differenze tra le regioni sul contagio da coronavirus.

Il Pd ha chiesto chiarezza sulle regole per fabbriche e lavoratori in tempi celeri per “tenere unito il tessuto del Paese” e dunque senza distinzioni tra settori produttivi, a differenza di quanto dovrebbe indicare il piano Colao, anche se per alcuni (si pensi a ristoranti, bar e attività più a rischio) un ulteriore ritardo sarà inevitabile. All’interno della maggioranza di governo, è senza dubbio Italia Viva a spingere maggiormente per una ripartenza in tempi celeri.

FASE 2: I PARAMETRI FISSATI DA COLAO PER LA RIPARTENZA

Un punto molto caldo è quello della mobilità: per treni, metro, aerei e bus sono previsti tempi lunghi d’attesa e percorsi obbligati. Inoltre si tenterà – ha spiegato il ministro delle Infrastrutture De Micheli – “di massimizzare la possibilità di fare biglietti con strumenti elettronici”. Nella Fase 2 dunque cambieranno anche gli orari di lavoro per evitare assembramenti.

Tre i parametri fissati dalla task force Colao che verranno adottati e in base ai quali si deciderà l’eventuale stop alle riaperture: un nuovo innalzamento dei numeri di contagi, la scarsità di posti letto disponibili negli ospedali Covid o nei reparti di terapia intensiva e la mancanza dei dispositivi di protezione personali, come per esempio le mascherine. Ovviamente, per far sì che lo stop sia immediato, il controllo dovrà essere quotidiano.

La Fase 2 sarà dunque flessibile e potrà subire delle frenate per esigenze sanitarie. I primi settori che dovrebbero essere riaperti sono quelli con il minor rischio di contagio, ovvero quello manifatturiero e dei cantieri edili. Il numero di lavoratori che dovrebbe rientrare al lavoro dovrebbe essere compreso tra i 2,5 e i 2,8 milioni. Chi lavora in ufficio e non in fabbrica, e chi fa parte delle categorie considerate a rischio per motivi di salute, continuerà a restare a casa e a lavorare dalla propria abitazione in smart working.

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