CONSIGLI NON RICHIESTI/ Quali connessioni aiutano il successo in azienda?

- Tatiana Coviello

Nel mondo digitale la capacità di connessione e collaborazione è fattore competitivo discriminante: bisogna saperlo fare

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Nel mondo di oggi chi fa da sé non fa per tre, come dice un famoso proverbio, semplicemente non va da nessuna parte. Siamo talmente connessi non solo a livello di comunicazione ma anche a livello di mercati e di business che creare un ecosistema favorevole all’interno del sistema in cui operiamo è di strategica importanza. Network e Open Innovation devono diventare la parola d’ordine non solo delle aziende ma di ognuno di noi.

Se vogliamo rimanere attori principali in un mondo in continua trasformazione come quello digitale le aziende devono fare innovazione in un modo nuovo e abbandonare gli schemi tradizionali, mentre i singoli devono diventare dentro e fuori l’azienda in cui operano veri e propri Animali da Network. La Social Agility non è un mero esercizio di social media da parte del singolo individuo, è competenza strategica online e offline, che orienta, crea e sviluppa community di valore, ecosistemi in grado di operare a livello di Coopetition o co-opetition, in ottica di competizione collaborativa che le aziende e i singoli devono oggi mettere in campo per arrivare a una soluzione win-win per tutti gli attori coinvolti.

Nel mondo digitale la capacità di connessione e collaborazione è fattore competitivo discriminante: bisogna saperlo fare. La possibilità di connettersi con aziende e persone con le quali non saremmo mai venuti in contatto e che probabilmente non conosceremo mai personalmente è aumentata all’ennesima potenza. Quello che vale per un’azienda vale anche per i singoli: lavorare da soli non può portare più ad avere brillanti idee e nemmeno semplici soluzioni. Domani neppure ad avere un lavoro. In un’azienda oggi, chi sa mettere le persone intorno a un tavolo, chi sa allineare le attività, i pensieri e le intenzioni e darne un senso comune ha più successo. Chi invece lavora da solo alla propria check-list è destinato a fallire oppure a completarla ma senza aver portato un vero valore aggiunto. Non serve essere capi o Team Leader o responsabili di progetto per farlo, basta prendere l’iniziativa.

Cambia radicalmente il modo di lavorare ma non sono cambiate per nulla le scuole e il modo di fare lezione. Guardate le aziende negli anni Sessanta e guardatele oggi, tirate fuori le foto di classe degli anni Ottanta ed entrate oggi in un’aula di scuola. Cosa vedete? Le aziende sono cambiate, le classi a scuola no. Alcune scuole e qualche preside e insegnante con spirito di iniziativa spostano timidamente i banchi e li mettono a isola, cercano di creare gruppi di lavoro su alcuni progetti di classe, ma i metodi rimangono nella maggior parte dei casi obsoleti come i banchi, le sedie, le mura, e peggio ancora le teste di coloro che decidono dove e come investire nell’istruzione scolastica e universitaria.

Quello che deve cambiare è il Mindset: oggi da solo non vado da nessuna parte, non come studente, non come professore, non come manager e non come collaboratore. Saper lavorare in progetti trasversali in un’azienda, piuttosto che a una tesina all’università significa saper sviluppare la capacità di collaborare, di creare community, di condividere idee, di gestire i conflitti, di comprendere diversi punti di vista. Questo non solo aiuta a vedere le cose anche con gli occhi dell’altro e a sviluppare la propria Intelligenza Emotiva che è una competenza umana fondamentale nell’era della digitalizzazione, ma aiuta a superare i propri confini, a trovare alleati al cambiamento e ad allinearsi per un senso comune e collettivo.

Per toglierci dalla testa che possiamo lavorare da soli, per prima cosa dobbiamo metterci nell’atteggiamento mentale che chiedere aiuto non è un segnale di debolezza o di mancanza di competenza ma di Intelligenza Emotiva. Non stiamo facendo nessuna dichiarazione di inferiorità, stiamo semplicemente mettendo insieme più teste per avere un risultato migliore, tutto qua. Iniziamo da qua e chiediamo al nostro compagno di banco o collega di ufficio o di partito: “Tu cosa ne pensi?”. In inglese lo chiamano sparring, io lo definirei semplice buon senso.

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