CONSUMI/ Effetto Covid nel carrello della spesa: crescono farina, lievito e alcolici

- Manuela Falchero

La pandemia cambia le abitudini alimentari dei consumatori che aumentano gli acquisti di ingredienti per la cucina casalinga e di bevande alcoliche

volontari spesa multati
Lapresse

Farina, lievito, ingredienti per la pasticceria. E poi gli alcolici con aperitivi e white spirits a farla da padroni. Sono questi i prodotti alimentari che nel 2020 hanno registrato la maggiore crescita nelle vendite in Italia. A dirlo è l’outlook relativo all’anno appena concluso rilasciato da Nielsen, che evidenzia come la pandemia abbia portato con sé nuove esigenze e priorità, che si sono poi rispecchiate nei prodotti acquistati dai consumatori. Il carrello della spesa degli italiani è insomma cambiato. E la frattura rispetto al passato sembra avere un carattere strutturale. “Considerando l’inizio della campagna di vaccinazione – prevede Romolo De Camillis, Direttore Retailer di Nielsen Italia -, non ci aspettiamo che i consumatori tornino alla normalità velocemente. Certo, i loro vincoli finanziari e l’incertezza sul futuro impediranno di spendere di più per i prodotti del largo consumo e, una volta che le misure restrittive potranno essere ulteriormente allentate, la domanda si sposterà di nuovo parzialmente sui consumi fuori casa. Questi due fattori limiteranno lo sviluppo delle vendite di prodotti mass market. Tuttavia, ci attendiamo che i bisogni dei consumatori per panieri come alimentari per la preparazione in casa continueranno a influenzare i comportamenti d’acquisto”.

Sensibilità ai prezzi

Il Covid non ha però inciso solo sulle tipologie di prodotti acquistati. A fronte di prospettive lavorative ed economiche poco chiare – fa notare Nielsen -, i consumatori hanno infatti ricominciato a porre maggiore attenzione ai prezzi. E così, nel 2020, gli italiani sono stati più propensi a scegliere le Private Label, che sono cresciute del 9,3%, incrementando la propria loro quota di mercato nel Largo Consumo dal 27,8% del 2019 all’attuale 28,4%. Si è insomma irrobustita una dinamica già in atto, che sembra peraltro essere destinata a non esaurirsi neppure durante quest’anno. “Il marchio del distributore – conferma De Camillis – potrebbe guadagnare una quota di mercato ancora maggiore nel 2021, grazie alla diversificazione dell’offerta di prodotti per le diverse esigenze dei consumatori unita a un posizionamento competitivo di prezzo. Tuttavia, l’industria di marca potrebbe rispondere attraverso l’innovazione di prodotto, soprattutto perché questo processo è stato in parte sospeso e posticipato lo scorso anno a causa dell’emergenza Covid-19″.

Previsioni per il 2021

Di certo c’è che la battaglia per conquistare il consumatore non si prospetta facile. “Per il 2021 – osserva De Camillis – prevediamo che il Largo Consumo registri un andamento leggermente negativo: la stima si assesta a -2,4% nel confronto con il lo scorso anno, caratterizzato da una crescita atipica. Se, infatti, nel 2020 i consumi fuori casa si sono trasformati in consumi domestici, entro il 2021 ci aspettiamo che l’andamento del canale Horeca, quello composto cioè da bar, ristoranti e alberghi, torni a normalizzarsi, traducendosi in una leggera diminuzione delle vendite per la grande distribuzione organizzata. Tuttavia, ci attendiamo che il mercato si riprenderà nel 2022, quando dovrebbe mettere a segno una crescita stimabile attorno al +2,6%”.

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