CORONAVIRUS GERMANIA/ Austria e Baviera, le prossime “Codogno” d’Europa

- Marco Pugliese

In Germania salgono i contagi e i decessi da coronavirus, sempre ammesso che i numeri dichiarati corrispondano a verità. Ma il vero problema è l’Austria

merkel kurz 2 lapresse1280
Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e la cancelliera tedesca Angela Merkel (LaPresse)
Pubblicità

Il muro tedesco crolla di ora in ora, salgono i contagi da coronavirus (3.300 infettati e 8 morti dichiarati), a prescindere dai ricalcoli e a Berlino si avverte il fiato della Francia sul collo, una Francia che parla di “emergenza del secolo” e dice che “gli italiani hanno preso le misure giuste”.

In Germania si cerca tranquillità ma i numeri iniziano a spaventare per un motivo noto: una densità di popolazione assai simile alla Lombardia e soprattutto a Wuhan, con concentrazioni in zone ad alta produttività che rischiano di trasformarsi in cluster, soprattutto a causa dell’ipermovimento, come abbiamo spiegato su queste pagine.

Non è più una questione di ricalcolo funzionale all’economia. La Germania, dopo aver “ballato” tra paziente zero e strampalati calcoli su decessi e contagi, ha gettato la maschera. La Merkel ha descritto la situazione come “seria” e spiegato come il contagio “vada rallentato” onde evitare il collasso della terapia intensiva (28mila letti, in rapporto alla popolazione, inducono Berlino a non varare misure).

Dalla quasi negazione – che tanto piaceva alla Ue – ad oggi sembra passato un secolo. Ma molti tedeschi hanno ormai compreso la scenario e non guardano più con velata ironia lo sforzo italiano, anzi invocano interventi simili, soprattutto sui social, vero motore al momento dell’opinione pubblica.

Pubblicità

E così, Berlino ha annunciato perfino il ricorso al deficit pur di superare la crisi sanitaria; dichiarazioni atte a tranquillizzare i tedeschi più che i mercati. Il paese, che rischia il blocco totale in caso di cluster profondi, dovrebbe guardare al solito modello d’intervento cinese (chiusura totale), con pesanti conseguenze economiche che da quelle parti valgono molto. Arrivati a questo punto pare che la salute passi al primo posto, come ha ricordato Giuseppe Conte nella sua recente diretta Facebook; un discorso che ha colpito in Germania, creando qualche dibattito, un po’ quel che accadde in Italia ad inizio febbraio.

La Cancelleria vuol evitare un contagio di massa e corre ai ripari. Forse, però, il paese considerato più efficiente d’Europa questa volta ha sbagliato i calcoli, anche se, rischiando molto, avrà la capacità di reagire. Con la consapevolezza che il coronavirus non si può ridurre ad una questione di numeri da “aggiustare”.

Pubblicità

E veniamo ai vicini austriaci. Austria felix? Non pare. Non sono pochi gli austriaci che si lanciano a leggere giornali italiani per capirci qualcosa. Vienna blocca il Brennero e poco più, cerca di vivere normalmente, ma in queste ore chiude le scuole e spera di non aver in casa focolai, o veri e propri cluster, per intenderci quei crateri, ormai pandemici, che furono Wuhan e Codogno (praticamente disinnescato). L’ Austria non gode di grande rapidità di chiusura e manca dello slancio di potenze del G7 come Italia o Germania, che hanno esperienza sanitaria di livello. Per banalizzare, Spallanzani e Sacco non sono eccellenze nazionali od europee, ma mondiali. La ricerca italiana, pur tra mille ossimori e difficoltà, è al passo di quella mondiale (non per nulla testiamo il farmaco che pare sconfiggere la polmonite da coronavirus); quella austriaca ha punte ottime, è dotata di una buona organizzazione, ma non è sufficientemente sviluppata per arginare contagi consistenti, e con un deficit di controllo rischia di rappresentare un pericolo per la stessa Germania (la Baviera infatti risulta una regione ad alto rischio cluster). l’Italia vivrà quindici giorni di passione, ma forse dovrà poi intervenire in aiuto dei vicini (in sinergia con la Germania).

Il paese alpino rappresenta, anche per densità di popolazione, una sorta di potenziale core-cluster per il centro d’ Europa. Situazione da evitare assolutamente, soprattutto verso Est, dove le strutture sanitarie sono molto fragili. L’Oms da metà settimana monitoria l’evoluzione austriaca e non è esclusa “una consulenza su campo”.

Il modello d’intervento italiano, simile a quello cinese, piace all’Organizzazione ginevrina, lo considera affidabile ma non sempre realizzabile. Per il bene d’Europa, è bene l’Austria è bene sia messa in sicurezza al più presto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità