Covid ci annienta anche senza contagiarci/ Un papà disperato “Dio, non abbandonarci”

- Silvana Palazzo

"Dio, non abbandonarci", la preghiera di un papà ristoratore di Vibo Valentia disperato e distrutto dal Covid. La pandemia infatti ci annienta anche senza contagiarci: la sua lettera

pianto_lacrime_pixabay Foto Pixabay

Oltre un anno di pandemia Covid ci ha insegnato anche che il coronavirus fa danni anche senza contagiare. Ciò perché ha avuto ricadute pesantissime anche a livello economico. Questo è il caso anche di Francesco, uno dei tanti ristoratori che ha dovuto fronteggiare la crisi. Ora la sua attività è chiusa, ma le fatture e le bollette continuano ad accumularsi, mentre cresce di pari passo la paura che non vi sia una via d’uscita. Con i creditori alla porta, il fallimento diventa un’ipotesi purtroppo sempre più concreta. Allora questo papà di Vibo Valentia ha preso carta e penna e scritto una lettera che è stata pubblicata da Il Vibonese. “Da troppi mesi oramai il mio desiderio quotidiano è che le giornate siano il più breve possibile e allo stesso tempo che non comincino affatto”. Comincia così la lettera nella quale spiega che ogni giorno è uguale all’altro, pieno di “sofferenza e dolore”.

Quando poi è a letto, si addormenta solo dopo che i pensieri e le preoccupazioni lo sfiniscono. “Il buongiorno non ce lo si dice più, è una parola che la bocca non riesce più a pronunciare, bocca che non riesce nemmeno più ad elasticizzarsi per esprimere un sorriso”, scrive il ristoratore nella commovente lettera.

SI MUORE DI COVID ANCHE SENZA CONTAGIARSI…

Appena svegli, si viene travolti dai pensieri e dalle preoccupazioni. La spesa, la polizza, la rata del mutuo, quella della macchina, le bollette, l’Inps e l’Agenzia delle Entrate, la tassa dei rifiuti e l’Imu. “Avverto la sensazione di essere diventato un ricercato, un fuorilegge”, scrive il papà di Vibo Valentia nella sua lettera disperata. Si convive con la paura di perdere tutto. “A tutte queste preoccupazioni si aggiungono, poi, le mortificazioni che sono ancora più dilanianti delle paure e preoccupazioni”. La mortificazione di dover dare sempre “no” come risposta alle richieste dei figli, che non possono cogliere tutte le inquietudini dei propri genitori, ma soffrono per quelle mancanze di sorrisi, quei piccoli gesti quotidiani che significano tanto.

C’è la riconoscenza per non aver contratto il virus, rischiando la pelle, ma si può morire anche senza essere contagiati. Anche per questo ci si appella a Dio, gli si affidano le nostre preghiere: “Dio mio io ti ringrazio per non aver contratto il virus, ti ringrazio anche per non averlo neppure contratto i miei familiari, ma… Dio… Dio mio… la salute ce la stiamo rimettendo lo stesso! (..) non fare che le conseguenze possano essere altre… Dio… Dio mio… non ci abbandonare”.





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