Covid, nuova variante super sudafricana/ Esperti: “B.1.1.529 contiene 32 mutazioni”

- Alessandro Nidi

Variante super sudafricana, nuovo pericolo Covid: gli esperti dicono di non aver mai visto nulla di peggio, neanche quando hanno scoperto la mutazione Delta

Coronavirus, ricercatori al lavoro in laboratorio
Coronavirus, ricercatori al lavoro in laboratorio (Foto LaPresse)

Variante super sudafricana, variante “dell’orrore”, variante “Nu”. Oppure, per esprimersi nel linguaggio più scientifico possibile, mutazione B.1.1.529: questa è la nuova veste nella quale si presenta agli occhi del mondo il Covid. Proprio nel momento in cui si registrava una certa tranquillità in materia di evoluzioni abbinate al virus SARS-CoV-2, ecco che la sirena torna a illuminarsi di rosso e a far scattare l’allarme. La nuova variante sarebbe stata individuata inizialmente in Botswana, diffondendosi poi in particolar modo in Sudafrica e a Hong Kong, e conterrebbe addirittura 32 mutazioni diverse, capaci di renderla maggiormente trasmissibile e residente ai vaccini.

Questa mutazione è quella che presenta più mutazioni nella proteina spike rispetto a tutte le sue antenate e questo non è un bel segno, in quanto, come riporta “La Stampa”, i vaccini a RNA messaggero “funzionano insegnando al sistema immunitario a riconoscere il Coronavirus proprio attraverso la proteina spike, che viene usata per infettare le cellule dell’organismo”.

VARIANTE SUPER SUDAFRICANA, GLI ESPERTI: “PEGGIO DI TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO VISTO FINORA”

Proprio il quotidiano nazionale avente sede a Torino ha riportato le parole del professor Francois Balloux, genetista dell’University College di Londra, il quale ha spiegato che probabilmente la variante super sudafricana è emersa in un’infezione persistente in un paziente con un sistema immunitario indebolito, forse qualcuno con AIDS non diagnosticato. All’Imperial College hanno definito questa mutazione “orribile” e secondo il virologo Tom Peacock, potrebbe essere “peggiore di qualunque altra cosa che abbiamo visto”.

Lawrence Young, virologo della Warwick Medical School, ha asserito che questo ceppo parrebbe poter essere più abile nell’eludere l’immunità innescata dal vaccino, ma molto dipenderà dal sistema immunitario. Tra le varianti inglobate nella super sudafricana, ne spiccano due simili alla Beta (sudafricana), l’N440K (presente anche nella Delta), la variante di New York e quella del Kent. L’auspicio è che questo possa essere letto come un segnale positivo, con il Covid-19 costretto a reinventarsi per aggirare gli scudi vaccinali contro cui rimbalza. Le sue munizioni, via via, dovrebbero però terminare…

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