Covid, nuovi test italiani/ Carica virale e gravità malattia grazie a spie molecolari

- Emanuela Longo

Da nuovi test italiani svolta nella lotta al Covid? Le scoperte: spie molecolari in grado di prevedere livello di contagiosità e gravità della malattia

coronavirus
Test coronavirus (LaPresse)

La ricerca sul Covid non si ferma e proprio dall’Italia continuano ad essere compiuti importanti passi in avanti nella lotta al virus. Due le scoperte dall’Italia, documentate dal quotidiano Il Messaggero e che permetterebbero di aprire a nuovi test in grado di stabilire il livello di contagiosità di chi è infetto e la gravità della malattia (compreso il rischio di avere una forma grave). I risultati di questi test tutti italiani e resi possibili da genetisti campani, potrebbero fornire anche una mano importante nelle strategie della campagna di vaccinazione.

I risultati giungono dalla Task Force Covid 19 del Ceinge-Biotecnologie avanzate di Napoli finanziata dalla Regione Campania e che vede a capo il genetista Massimo Zollo. La prima scoperta trova spazio tra le pagine della rivista Diagnostics. Il kit in grado di rilevare il livello di contagiosità, come spiega Ettore Capoluongo, autore della ricerca con Zollo, “potrebbe rivelarsi utile anche nelle strategie vaccinali”. Il kit in questione è già coperto da brevetto e permette di misurare la carica virale.

COVID, NUOVI TEST ITALIANI: SVOLTA NELLA LOTTA AL VIRUS?

I nuovi test si basano sul lavoro delle spie molecolari della capacità del virus di moltiplicarsi (sgN e sgE) e che rappresentano una sorta di registi del processo di replicazione del virus. In particolare sgN è legato a una maggiore carica e infettività virale. Il secondo test serve a prevedere la gravità della malattia e si basa sull’analisi di un campione di sangue. La ricerca è pubblicata sul Scientific Reports e la spia in questo caso è la famiglia di molecole chiamate ceramidi. Il loro livello di concentrazione nel sangue è in grado di stabilire se l’infezione da Covid potrà mutare o meno in una forma grave. Margherita Ruoppolo, a capo della seconda ricerca, ha commentato in merito: “È possibile pensare di poter utilizzare tali marcatori per valutare l’efficacia del trattamento terapeutico dell’infezione da coronavirus in pazienti affetti da una forma grave”. In questo caso gli studiosi sono in attesa del brevetto. Le due ricerche acquistano una grande importanza ed il lavoro si basa su tre fronti: genetica, diagnosi e terapia.



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