CRISTINA BUGATTY E IL FIDANZATO SUICIDA/ “Si è impiccato ad un letto..” (Vieni da me)

- Silvana Palazzo

Cristina Bugatty a Vieni da me parla del suo fidanzato suicida: “Si è impiccato ad un letto che avevamo montato insieme”. L’attrice transgender si racconta da Caterina Balivo

cristina bugatty 2020 vienidame
Cristina Bugatty a Vieni da me

Cristina Bugatty è in teatro con Anna Mazzamauro per lo spettacolo “Belvedere, due donne per aria”. «Mi trovo benissimo con lei. È molto esigente, da grande professionista quale è». Ma non sono mancate le scintille: per un suo vezzo, quello di battere le mani sulle gambe, hanno litigato, ma hanno anche risolto subito. «Si arrabbiava, ora ci siamo tarate. Lei è una donna abituata a lavorare da sola, ma è anche molto generosa. Tende sempre la mano, regala sempre una perla e ti lascia spazio». Tornando a parlare di amore, dice di essere single: «Nuovo amore? Lo vorrei tanto, anche se sto molto bene da sola, quindi se devo chiudere la porta dietro di me con un’altra persona deve valerne la pena». L’attrice però spiega di volere un 45enne che ne dimostra 30, «quindi fresco fisicamente ma anche maturo di testa». Lo vuole empatico e «buono come il pane». (agg. di Silvana Palazzo)

CRISTINA BUGATTY, DA CHIAMBRETTI A OZPETEK

Cristina Bugatty a “Vieni da me” si racconta sfogliando il suo album dei ricordi. Si parte dal film “La dea bendata” nel quale ha lavorato con Ferzan Ozpetek. «Mi ha chiamata un giorno, pensavo fosse uno scherzo… Ovviamente ho risposto positivamente. Lui cercava una persona che non fosse un fenomeno da baraccone. Spesso i mess media hanno presentato persone estreme. Voleva rappresentare la normalità dei transgender». Inoltre, l’attrice racconta che il regista per far avvicinare i suoi attori li faceva mangiare insieme, non attraverso i tradizionali “cestini” che vengono offerti al cast, ma con i buffet. La sua carriera però è partita sulla Rai con Piero Chiambretti. «Suoi autori mi avevano visto a teatro, quindi mi hanno chiamata. Dopo un’intervista abbiamo fatto altre puntate. C’era anche Boncompagni». Cristina Bugatty ha parlato poi della sua sessualità. «Mi sono sentita femmina a 4-5 anni. Ma in quegli anni era utopia, anche se la mia famiglia è stata molto accogliente».

CRISTINA BUGATTY, LA VITA DA TRANSGENDER

Cristina Bugatty inizialmente si è sentita fluida. «Mi piaceva essere ragazzo e donna. Visto che non sarò mai donna, perché tale è chi può avere figli e ha anche altre cose, penso di essere una via di mezzo che unisce le due cose», racconta l’attrice da Caterina Balivo. Dunque, non rinnega la sua parte maschile. «Anche per questo sono originale, nel senso che non ho subito interventi. Sto bene così». Ma prima non stava bene. «La mia energia femminile ha prevalso. Sapevo che c’era qualcosa di diverso in me e che nella società non era vissuto molto bene». Tuttora le pesa però il fatto di avere nei documenti il nome con cui è nata, Edoardo. Alla sua famiglia comunque ha parlato della sua sessualità a 17 anni, quando si è presentata col suo fidanzato. «Lui mi dava coraggio, ma la mia famiglia non ha mai obiettato. Era solo preoccupata per la reazione della gente. Erano preoccupati per il mio futuro». Essere se stessa infatti non è stato facile: «Ma mi sono saputa far voler bene».

CRISTINA BUGATTY, IL SUICIDIO DEL COMPAGNO

A proposito di amore e uomini, Cristina Bugatty racconta a Vieni da me: «Il 97% degli uomini che amano trans non accettano di esporre pubblicamente il proprio amore». Invece pensava potesse durare il suo ultimo grande amore. «Non c’erano tornaconti, stavamo insieme e basta, senza scuse». Ma lui soffriva di depressione e a un certo punto, mentre lei era in Argentina per lavoro, lui ebbe una crisi per un evento familiare. «Essendo debole di base cadde. Tornò da un personaggio che lo aveva in cura e da cui si era allontanato perché si era addormentato durante una seduta psichiatrica. Il medico anziché scusarsi lo allontanò dicendogli che non voleva più prendersi cura di lui». Si rivolse dunque da un allievo del medico, che gli cambiò cura: «Gli tolse quei pochi farmaci leggeri che prendeva dandogli dosi da cavallo e si è suicidato impiccandosi ad un letto che noi avevamo costruito insieme. Per me è stata una grande sofferenza. Ho pianto talmente tanto che ho avuto problemi agli occhi».

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