CROLLO BORSE/ La risposta che i mercati cercano coi loro ribassi

- Paolo Annoni

Ieri le borse, sia in Europa che negli Stati Uniti, ha perso molto. La minor liquidità disponibile sta facendo emergere criticità rimaste finora ai margini

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(LaPresse)

Il principale indice azionario europeo ieri è arrivato a perdere il 4,5% mentre gli indizi azionari americani dopo la pessima chiusura di venerdì sera perdevano oltre il 2%. Per mesi i mercati hanno proseguito la corsa al rialzo nonostante siano via via comparse diverse criticità. I tassi bassi e l’ampia liquidità sui mercati hanno obbligato gli investitori a scegliere sempre il migliore degli scenari possibili; il listino spesso ha “bruciato” chi provava a vendere innescando movimenti di ricopertura che alla fine lasciavano come unica possibile strategia quella di comprare sui minimi. Vendere è una strategia che fino a qualche settimana fa è stata fallimentare. 

Se il paradigma cambia è perché si mette in forse la costante degli ultimi mesi: liquidità ampia e a basso costo sui mercati con i tassi ai minimi e le banche centrali che forniscono liquidità. Se le lenti con cui si guardano i mercati cambiano si notano diverse criticità. L’inflazione, per esempio, è ai massimi degli ultimi 40 anni ed è del tutto possibile che i mesi di gennaio e febbraio consegnino alle cronache numeri più alti. Dato che i salari o non salgono o salgono meno dell’inflazione vuol dire che il potere di acquisto viene eroso e che i consumatori dovranno rinunciare a qualcosa. Potremmo trovarci in una situazione in cui la Fed inizia un percorso di rialzo dei tassi e di prosciugamento della liquidità in una fase di rallentamento del ciclo economico. 

L’inflazione, ricordiamo, è importata e riflette fattori esogeni rispetto alle decisioni delle banche centrali. La guerra commerciale e le quarantene che bloccano le produzioni mettono in crisi le catene di fornitura creando vuoti di offerta, rallentamenti nell’attività economica e rialzi dei prezzi. La rivoluzione verde e le tensioni geopolitiche creano incrementi del prezzo del gas e dell’elettricità che hanno ripercussioni ampie. Questo weekend, per esempio, Bloomberg ha spiegato ai propri lettori quali problemi potrebbe avere l’Europa sulla produzione di cibo a causa dei prezzi raggiunti dai fertilizzanti, che sono un derivato del gas. La resa potrebbe scendere anche di oltre il 20%. 

Le tensioni geopolitiche sia in Ucraina che a Taiwan sono un elemento di incertezza che non può piacere agli investitori. Lo sfondo è quello di debiti, pubblici e privati, molto più alti di 24 mesi fa e di settori che sono stati devastati prima dalle restrizioni e oggi, in alcune geografie, dalla paura del contagio o della quarantena.

Tutte queste “criticità” sono rimaste ai margini dei mercati perché le banche centrali hanno mantenuto le politiche espansive e perché preoccuparsene non ha mai pagato, dal punto di vista della performance azionaria, negli ultimi diciotto mesi. Se la liquidità si ritira allora cambia tutto e ciò che era rimasto ai margini torna in primo piano. La domanda più importante è quanta “volatilità” e quanto in fretta la Federal Reserve sia disposta a tollerare prima di cambiare linea d’azione o prima di intervenire. 

I mercati cercheranno la risposta esplorando livelli più bassi. Quello che è certo è che il mondo senza le lenti delle politiche monetarie espansive è molto diverso da quello a cui ci siamo abituati.

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