BORSE & MERCATI/ I segnali che devono far cambiare view sull’azionario

- Stefano Masa

I mercati finanziari hanno fornito un loro primo avviso (attraverso le vendite) a tutti coloro che sono ancora positivi in ottica azionaria

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Lapresse

Salvo colpi di coda nel corso di questa ottava, il primo mese dell’anno sembra essere confinato a un epilogo in territorio negativo con una discesa – finora – che accomuna entrambe le principali asset class. Da inizio anno la performance dell’equity (rif. MSCI World Usd) registra una flessione del -6,394%, mentre l’opposta componente obbligazionaria (rif. JPM GBI Gl. Usd) argina la propria minusvalenza a un -0,843%. A resistere alla pressione dei venditori sono le sole materie prime (rif. CRB Index) che, grazie a un +6,93% (performance year to date), surclassano ancora una volta la più identitaria delle classi di investimento a maggior rischio (mercati azionari).

Osservando la situazione complessiva finora esposta, i nostri precedenti “dubbi su azioni e bond portano l’attenzione sulle materie prime” appaiono essere stati confermati mediante i numeri come, allo stesso modo, l’auspicato salvagente pare abbia fatto il suo dovere: «Il mese in corso potrebbe favorire il concretizzarsi delle prime avvisaglie per un cambio di rotta sui mercati azionari internazionali e l’asset class obbligazionaria non sembra abbastanza matura per poter assorbire un’eventuale onda d’urto. Le materie prime potranno essere il potenziale salvagente? Presto per dirlo, ma non troppo fantasioso per escluderlo». 

A sintetizzare l’intera precarietà sui mercati finanziari giungono a supporto i valori dell’indice Vix: area 30 punti (massimo a 29,79) è quanto oggi si può monitorare sullo stesso sottostante, ma, prescindendo dall’elevato valore raggiunto, è la recente dinamica rialzista che deve far riflettere. 

Da fine 2021 “l’indice della paura” ha registrato una rivalutazione significativa non solo dal punto di vista assoluto (dai 17,22 punti agli attuali valori), bensì in termini relativi ovvero l’arco temporale impiegato: 14 giorni. Qualora l’instabilità dei mercati finanziari non trovasse “pace” già nel corso di questa settimana, il timore potrebbe equivalere a nuovi massimi ben oltre la soglia raggiunta lo scorso dicembre (area 35 punti). 

Al fine di poter decifrare i prossimi scenari, un possibile appiglio può scaturire dall’attenta osservazione dell’indice S&P 500 (e conseguente benchmark MSCI World Usd). 

L’andamento grafico giornaliero del principale indice azionario mondiale vede una netta violazione della media mobile a 50 giorni calcolata sullo stesso sottostante: si tratta di un vero e proprio alert per coloro che detengono posizioni long e, pertanto, un’avvisaglia non solo in sede tattica ma strategica di portafoglio. Di fatto, a differenza dei passati cedimenti (rispetto alla citata media mobile), quello più recente (presente dal 13 gennaio a oggi) evidenzia una maggiore profondità verticale poiché circoscritta in poche sedute. Attualmente, il primo supporto statico può essere individuato a quota 4.289,37 punti, mentre, all’opposto, la prima resistenza possiamo circoscriverla in area 4.507,46 punti. 

La ripresa dei corsi azionari (soprattutto in territorio Usa) deve avvenire nel brevissimo termine, poiché un suo eventuale ritardo comporterebbe inevitabilmente un downside generalizzato di accentuata portata. 

A confermare quest’ultimo malaugurato scenario, giunge prontamente il grafico settimanale del benchmark azionario MSCI World Usd che, anch’esso raffrontato alla propria media mobile a 50 osservazioni, vede confermare l’ormai prossima violazione della medesima soglia di alert. 

Qualora dovessimo assistere a un’ottava inferiore a quota 3.032,92 punti (area di transito della media mobile), l’inversione di tendenza sui mercati azionari internazionali potrebbe concretizzarsi.

Anche l’asset class obbligazionaria sta vivendo un delicato momento e i suoi potenziali scenari non permettono un posizionamento in chiave strategica. Di certo, il gap down weekly (area 575,98 e 573,28 punti) registrato a inizio anno (rif. JPM GBI Gl. Usd) potrebbe favorire una prima allocazione in ottica di brevissimo termine con l’obiettivo di poter sfruttare un movimento rialzista (chiusura del gap down in essere): per tutti coloro che si caratterizzano per avere un cosiddetto rischio elevato l’acquisto viene auspicato alle attuali quotazioni.

Guardando alle commodities e al loro rappresentativo indice (CRB Index) possiamo individuare un plausibile ingresso in caso di ripiegamento rispetto alle attuali quotazioni: primo price entry in prossimità di soglia 244,374 punti con un ingresso parzializzato attraverso due ulteriori operazioni di acquisto qualora si dovesse assistere a una flessione. Sulle singole materie prime è plausibile intravedere un traguardo in area 100 dollari per il petrolio (rif. WTI). ma, al momento, è necessaria una conferma della sua forza mediante un consolidamento dei prezzi nel trading range delimitato in area 82,75 e 87,85 dollari. Nel brevissimo termine (arco temporale non oltre i cinque giorni) può esserci ancora uno spazio di crescita sull’heating oil e sul gas naturale: per entrambi le rivalutazioni possono essere superiori al due per cento, ma con un maggior spunto rialzista per il gas (target in prossimità di soglia 4,23).

Sul basket dei metalli viene preferito l’argento all’oro e nel comparto “non preziosi” il rame potrebbe beneficiare di un ritrovato interesse con nuovo obiettivo a quota 474,35. L’alluminio, seppur evidenziando una perfomance significativa, non convince e pertanto ci si aspetta un ritracciamento nel corso delle prossime sedute. Anche per il Nickel le attuali quotazioni appaiono all’insegna dell’incertezza (parziali sell segnal su alcuni indicatori) e, per evitare di anticipare il mercato, se ne consiglia un approccio flat.

Sull’intero contesto valutario il timore di poter assistere a un ripiegamento complessivo appare concreto. Il cross Gbp/Usd e Usd/Jpy potrebbe subire una prima fase di vendite e, sullo stesso tenore, sembra essere impostato (sell signal) l’impianto algoritmico che caratterizza il principale rapporto Eur/Usd. Se per quest’ultimo le indicazioni si presentano ancora contrastate, per i primi, invece, un downside non può essere visto come inaspettato.

La settimana che ci si prospetta potrebbe far emergere (rif. incontro del Fomc) ulteriori debolezze strutturali di natura economica. I mercati finanziari, finora, hanno fornito un loro primo avviso (attraverso le vendite) a tutti coloro che sono ancora (e sempre) positivi in ottica azionaria. Le trimestrali Usa in programma sembrano poter essere l’unico driver per confermare quest’ultima convinzione. Ancora una volta il confronto è aperto. Chi avrà la meglio: l’economia o la finanza? 

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