DOMENICO RACCUGLIA/ Indagini fitte sui pizzini. Intanto è pronto il trasferimento in carcere per il boss mafioso

- La Redazione

Il numero due di Cosa nostra, arrestato ieri, verrà trasferito nel carcere Pagliarelli. Tra i suoi pizzini si cercano nuovi elementi per nuove indagini

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Dopo la prima notte passata in Questura, il boss mafioso Domenico Raccuglia, arrestato ieri pomeriggio dopo una latitanza di quasi 15 anni fa, verrà trasferito nel carcere Pagliarelli. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha già promesso che provvederà ha firmare per il carcere duro per quello che è considerato l’erede di Provenzano.

Gli esperti della Polizia scientifica stanno invece setacciando l’appartamento di Calatafimi dove Raccuglia è stato catturato alla ricerca di ogni piccola traccia, magari di altri pizzini con cui impartiva gli ordini per non essere intercettato. Nel suo ultimo tentativo di fuga, infatti, Raccuglia si stava portando dietro uno zaino con tanti pizzini.

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La sua cattura è stata resa possibile anche dalla sua passione per la televisione. La palazzina sembrava infatti disabitata, ma gli agenti hanno notato che c’era un televisore acceso al quarto piano. Da lì la decisione del blitz.

È finita così la latitanza del boss che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha definito «il numero due, per peso criminale, nella lista dei ricercati di Cosa nostra, dopo Matteo Messina Denaro». Da killer al servizio di Giovanni Brusca, Raccuglia aveva esteso il potere dalla sua Altofonte, paesino della provincia di Palermo, al confine con il Trapanese. E soprattutto, era diventato uno specialista nell’inquinamento degli appalti pubblici: gli inquirenti ne avevano avuto conferma leggendo i pizzini di Bernardo Provenzano. Ma fino a ieri il rampante quarantacinquenne Raccuglia, nome in codice "il Veterinario", era riuscito a beffare ogni indagine.

Una grande folla si è radunata sotto la Questura quando gli uomini della Mobile sono ritornati con Raccuglia in manette. Immediati cori e slogan di esultanza nei confronti delle forze dell’ordine come si può vedere nel seguente video.

 

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