EMBRIONI DISTRUTTI/ Ecco come dare un padre e una madre ai bimbi congelati

- int. Alberto Gambino

Un guasto all’impianto di crioconservazione del centro di procreazione assistita del San Filippo Neri di Roma ha causato la strage di 94 embrioni. Parliamo della tragedia con ALBERTO GAMBINO

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Un guasto all’impianto di crioconservazione del centro di procreazione assistita del San Filippo Neri di Roma ha causato la strage di 94 embrioni, vite umane “sospese” in attesa di essere impiantate o destinate al congelamento a tempo indeterminato. Riguardo questa drammatica vicenda IlSussidiario.net ha contattato il professor Alberto Gambino, direttore del Dipartimento di Scienze umane dell’Università Europea di Roma e componente della Commissione ministeriale che ha approfondito il tema della sorte dei numerosi embrioni crioconservati nei centri di procreazione medicalmente assistita.

Professor Gambino, cosa dice la legge in merito agli embrioni congelati?

Il tema del congelamento degli embrioni merita un ulteriore approfondimento a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 151 del 2009, che ha introdotto una deroga al divieto legale di crioconservazione, abrogando le parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” (art. 14, comma 2, legge 40), giustificando così il differimento dell’impianto rispetto alla produzione dell’embrione, ove in particolare ciò consegua a scelta medica.

Dunque ora si possono produrre più embrioni del necessario?

No, questa ricostruzione non è corretta. La Corte costituzionale, pur dichiarando illegittima la fissazione per legge di un numero massimo di embrioni da produrre, ha avvalorato la regola secondo cui le tecniche non devono produrre un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario allo scopo procreativo. Tuttavia è giocoforza osservare che mentre prima della declaratoria di incostituzionalità, l’ipotesi della crioconservazione era del tutto residuale, stante l’obbligo di contestuale produzione e impianto dell’embrione, ora, dopo la sentenza della Corte, si registrano sempre più di frequente vicende di embrioni crioconservati.

Cosa ne è degli embrioni che temporaneamente non possono essere impiantati?  

Il divieto generale di soppressione degli embrioni, previsto dalla legge 40, comprende anche quelli non impiantabili, specie se si osserva che la stessa legge, con riguardo alla sorte degli embrioni eccezionalmente soprannumerari, ha già optato per la loro conservazione, con ciò cristallizzando normativamente una ratio preferenziale verso una loro tenuta in vita, anche quando fosse incerto il loro destino.

E se poi si verifica che non tutti gli embrioni vengano successivamente impiantati nell’utero della madre, come del resto appare dal numero enorme di embrioni distrutti al San Filippo Neri?

In ordine al destino degli embrioni crioconservati, serpeggiano alcune tesi che, facendo leva su una paventata irrispettosità verso la dignità umana di una conservazione sine die propendono per l’intenzionale e programmata distruzione dell’embrione a scadenze temporali predeterminate;  per quanto in questo senso appaia in realtà non rispettoso proprio il suo fatto scatenante, e cioè la produzione in provetta di esseri umani. Oppure, con una forte spinta in ambito europeo, si registra un’insidiosa prospettiva per l’ipotesi apparentemente umanitaria di destinare questi embrioni alla ricerca scientifica.

Lei cosa ne pensa?

E’ chiaro che nessuno di tali esiti appare coerente con la natura umana dell’embrione, ma resta evidente che nell’attuale intemperie culturale, distante dall’accettare il mistero di una vita congelata, sia “soltanto” il dettato della legge a rappresentare un valido presidio. Attualmente, dunque, la crioconservazione degli embrioni “abbandonati” potrà essere interrotta soltanto ove ne venga accertata la morte, che tuttavia neanche il decorso del tempo segna con certezza. Tale verifica, allo stato della tecnica, può così attuarsi solo con lo scongelamento dell’embrione, che tuttavia – non potendosi operare il ricongelamento – diverrebbe in molti casi proprio la causa della morte. Di qui la prospettiva della scelta odierna di conservare a tempo indeterminato gli embrioni congelati.

Quale soluzione allora?

Davanti a questa realtà, mutata per dimensione e causalità (il congelamento non è più eccezione ma regola giuridificata dalla Corte costituzionale italiana, con un esponenziale incremento di embrioni abbandonati e dormienti in azoto liquido) appare opportuno prendere maggiore coscienza del problema. Anche rivalutando – come ha fatto intendere la Commissione ministeriale sul tema – se, a fronte di diffuse spinte utilitaristiche e la difficile comprensione del senso di un numero crescente di vite “sospese”, non sia preferibile una possibilità di sviluppo con la messa a disposizione dell’embrione ad altre coppie intenzionate ad assicurarne il trasferimento e la nascita.

 

 

 

 

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