TERREMOTO EMILIA/ “Casa Lucciola”: l’accoglienza non si ferma, ma c’è bisogno di aiuto

- Luciano Zanardini

Un centro di accoglienza per ragazzi con problemi fisici e mentali. Il terremoto dello scorso maggio lo ha messo a dura prova, ma LUCIANO ZANARDINI racconta come non si sia mai fermato

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L’Emilia Romagna, che non si è arresa agli effetti disastrosi del terremoto del maggio scorso, racconta la storia del Centro di terapia integrata per l’infanzia “La Lucciola”. Siamo a Stuffione di Ravarino (Modena) dove dal 1995 una decina di operatori portano avanti un approccio unico nei confronti della disabilità. La struttura di riabilitazione accoglie una trentina di bambini e ragazzi nella fascia che va dai 3 ai 18 anni con disabilità fisiche, mentali e multiple: paralisi cerebrale infantile, sindromi neurologiche, sindrome di Down e altre sindromi genetiche, ritardo mentale, disturbi dello spettro autistico, disturbi dell’apprendimento e dello sviluppo sociale. 

Il sisma del 29 maggio ha creato gravi danni (nel sito ufficiale www.lalucciola.org si può leggere e rivedere la cronaca di quei giorni nefasti) a tutte le strutture della villa che ospita le varie attività: le opere di messa in sicurezza sono state completate, ma gli spazi non sono utilizzabili. Il servizio di accoglienza diurna, però, non ha mai smesso di funzionare, nemmeno per un giorno: prima le tende da campeggio, poi le tensostrutture delle feste popolari e oggi tre prefabbricati. “Nel momento in cui la terra tremava – racconta Paola Sarti, fisioterapista e tra i fondatori della Onlus convenzionata con l’Ausl di Modena – non potevamo chiudere, perché eravamo un punto di riferimento per le famiglie che erano già colpite dal sisma”. 

Il personale si è rimboccato le maniche e ha proseguito con passione e competenza il suo servizio, che era partito in forma sperimentale nel lontano 1987: un gruppo di operatori di Neuropsichiatria infantile del servizio pubblico si era interrogato sulla reale efficacia delle cure e aveva deciso di provare un nuovo stile, in forma privata, il fine settimana con 15 bambini. Paola e gli altri hanno avuto prima il merito di sognare e poi di realizzare un luogo che rianimasse i bambini alla vita. 

Oggi, dal lunedì al venerdì, i ragazzi vivono delle esperienze significative accompagnati dalla musica che ritma i vari momenti, dalla pigiatura dell’uva per la vendemmia alla feltratura a mano della lana cadenzata dal battito del tamburo; i  ragazzi imparano anche a suonare uno strumento e registrano in sala prove. 

“Gli specialisti – spiega Paola – svolgono un lavoro di base non negli ambulatori ma negli ambiti dove vivono i ragazzi, offrono un aiuto ai bambini mentre questi sono impegnati”. Ecco, allora, che il Centro (per i ragazzi è Casa Lucciola) si trasforma in un orto o in una serra da coltivare, in una cucina (la collocazione degli arredi è studiata ad hoc) dove preparare da mangiare o in una grande sala dove attorno al camino ci si incontra e si dialoga; non mancano i laboratori di sartoria, l’aula scolastica per studiare, la stanza dell’idroterapia o quella della psicomotricità.
La ristrutturazione complessiva della villa richiede un investimento di circa un milione e 200mila euro, una cifra considerevole che necessita di un intervento delle istituzioni ma anche dei privati. L’intervento è quanto mai urgente, basti pensare che i bambini, oggi, sono sistemati in uno spazio risicato di 150 metri quadrati e avrebbero bisogno di muoversi all’aperto ma si ritrovano con la faccia immersa nel fango. Serve uno scatto di generosità per portare avanti quello che nel 1995 sembrava solo un sogno e oggi, invece, è un aiuto concreto ai bambini e alle loro famiglie. 

 

(Luciano Zanardini)

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