UNIONI GAY/ 1. Il costituzionalista: allora perché non riconoscere anche la poligamia?

Per MARCO OLIVETTI, se come dice la Consulta l’unione gay è una formazione sociale, allora lo è anche la poligamia, ma non per questo riteniamo che la poligamia vada riconosciuta per legge

14.04.2013 - int. Marco Olivetti
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“Il legislatore deve affrontare il nodo delle unioni gay”. Lo ha dichiarato il presidente della Corte costituzionale, Franco Gallo, durante una conferenza straordinaria sulle attività della Consulta nel 2012. Il presidente ha aggiunto che “la Corte ha escluso l’illegittimità costituzionale delle norme che limitano l’applicazione dell’istituto matrimoniale alle unioni tra uomo e donna, ma nel contempo ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il diritto fondamentale di ottenere riconoscimento giuridico, con i connessi diritti e doveri, della loro stabile unione”. Per Gallo, la Corte costituzionale “ha perciò affidato al Parlamento la regolamentazione della materia nei modi e nei limiti più opportuni”. Ilsussidiario.net ha intervistato Marco Olivetti, professore di Diritto costituzionale all’Università di Foggia.

Il testo della Costituzione implica davvero la necessità di un riconoscimento delle unioni gay?

Nel 1947 anche il più “progressista” dei padri costituenti avrebbe considerato l’omosessualità come un fenomeno che non rientra nella garanzia dei diritti fondamentali. Il vero problema è come si debba utilizzare su queste questioni una Costituzione elaborata a distanza di così tanto tempo. Anche per questo io ho dei dubbi sul fatto che si possa desumere un obbligo per il Parlamento di legiferare sulle unioni gay.

Che cosa non la convince?

Una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito che l’unione omosessuale è una formazione sociale, nella quale si svolge la personalità di coloro che ne fanno parte. Allora però lo è anche l’unione poligamica, ma non per questo ne desumiamo che quest’ultima debba essere riconosciuta e regolata dal diritto. L’argomento portato avanti dalla Corte costituzionale potrebbe quindi essere contestato.

Se la Costituzione è desueta, può essere modificata attraverso una legge ordinaria o occorre una procedura di riforma costituzionale?

La legge costituzionale è a mio avviso necessaria per l’introduzione del matrimonio omosessuale. Viceversa per l’introduzione della regolazione di un’unione diversa dal matrimonio tra persone dello stesso sesso può essere attuata tramite una legge ordinaria. Ciò su cui non sono d’accordo con la Corte costituzionale è che dice che si devono riconoscere le unioni omosessuali, e non che è possibile riconoscerle. Io credo che il silenzio della Costituzione sulle unioni omosessuali non impedisca al legislatore, nella sua discrezionalità, di interpretare l’evoluzione dei costumi riconoscendo questo fenomeno. Il Parlamento non potrebbe, invece, a mio avviso, introdurre le nozze gay con legge ordinaria perché gli articoli 29, 30 e 31 delineano una nozione del matrimonio basata sull’eterosessualità. L’unione tra persone dello stesso sesso è un istituto diverso, ben distinto dal matrimonio, che però può essere regolato dal legislatore.

Quindi su questo è d’accordo con Gallo?

No. Quello su cui non condivido del tutto la posizione del presidente della Corte costituzionale è che quest’ultima afferma che l’unione omosessuale “deve” essere regolata dal legislatore, mentre a mio avviso quest’ultimo potrebbe non fare nulla in proposito, oppure introdurre una disciplina delle unioni tra persone dello stesso sesso. Non potrebbe al contrario introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso, se non con leggi di revisione costituzionale.

 

A che titolo quindi il presidente Gallo dice che il Parlamento “deve” legiferare sulle nozze gay?

Il contesto nel quale il presidente Gallo è intervenuto è abituale. Ogni anno il presidente della Corte costituzionale organizza questa conferenza stampa nella quale assume pubblicamente posizione su alcune questioni pendenti. In sé è abbastanza normale che il presidente della Corte costituzionale manifesti i suoi pensieri su quelli che a suo avviso sono delle questioni aperte dal punto di vista costituzionale. Con la sentenza 138 del 2010 la Corte costituzionale aveva dichiarato che dall’articolo 2 della Costituzione deriva un riconoscimento delle formazioni sociali in cui rientrano anche le unioni omosessuali. Le parole del presidente Gallo accentuano forse troppo alcuni aspetti contenuti in questa sentenza.

 

(Pietro Vernizzi)

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