FAMIGLIA SOTTO ATTACCO/ Magatti: solo un “dono” può salvarla dalla fine

- int. Mauro Magatti

Crisi della famiglia? Sono le stesse difficoltà di una società che si ripiega sull’io e che diventa incapace di dono. Parla MAURO MAGATTI, ospite oggi a un convegno di Cometa

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Immagini di repertorio (Infophoto)

La famiglia? Ha le stesse difficoltà di una società che si ripiega sull’io e che diventa incapace di dono. A dirlo e Mauro Magatti, sociologo e docente nell’Università Cattolica di Milano, che oggi insieme al filosofo e scrittore francese Fabrice Hadjadj parlerà al convegno “Accogliere la famiglia per sviluppare una risorsa” organizzato dalla Cometa, la realtà comunitaria di accoglienza, formazione e lavoro fondata a Como nel 1986 dai fratelli Erasmo e Innocente Figini. 

Il professor Magatti parla di crisi della famiglia con ilsussidiario.net. Mai come oggi la famiglia naturale appare in difficoltà, professore. «Siamo in un tempo in cui la famiglia è investita da pulsioni molto forti. Secondo una ricerca americana riportata ieri dal Corriere, negli ultimi 50 anni i nuclei familiari mantenuti da madri single sono passati dal 7 al 25 per cento. Il dato è emblematico di una una società individualista che fatica a capire la famiglia e che considera il legame familiare come troppo vincolante».

Dove sta il punto?
È l’approdo di una idea di libertà concepita come assoluta. Ad esso si aggiunge una sorta di smemoratezza della nostra società verso la famiglia: si ignora ciò che storicamente la famiglia ha rappresentato nel processo di crescita economica e sociale del nostro tempo, nello struttrare in maniera più civile le relazioni tra uomo e donna, nella cura dei figli.

A proposito di figli. Cometa nasce da un affido…
L’affido, che nel caso di Cometa ha dato vita ad una grande esperienza comunitaria, è una grande risposta, in positivo, alla crisi della famiglia. La diagnosi più frequente è che essa, aggredita dalla cultura individualistica dominante, si frammenti, si spacchi. C’è però un altro aspetto della sua crisi, e riguarda i limiti del modello nucleare di famiglia proprio della nostra società industriale.

Cosa intende dire?
La famiglia, nella storia, ha mostrato sempre una sua peculiare plasticità; pensiamo alla famiglia contadina, e poi a quella dell’età industriale, così diversa dalla prima. Questa seconda però sta soffrendo di una grave carenza di dinamicità, che aggrava ulteriormente la crisi dovuta ai fattori culturali prima ricordati.

In altri termini, professore?

La famiglia si costruisce su due assi: quello del rapporto tra generazioni quello del rapporto affettivo di coppia. Fatta salva questa definizione, le forme sono tante: ad esempio in certe epoche più generazioni − nonni, genitori, figli, nipoti − hanno convissuto; poi il modello è cambiato. La famiglia nucleare, quella che abbiamo più o meno tutti in mente oggi − per intenderci, genitori e figli dentro l’appartamento in città − è la forma che si è associata all’industrializzazione. Ha avuto i suoi meriti, ma adesso sta soffrendo.

E la strada per farla vivere sarebbe quella di oltrepassarne i limiti?
La famiglia è definita da una dinamica di autotrascendenza. Nel momento in cui mette al mondo un figlio, padre e madre si autotrascendono, si donano e sono in funzione di qualcuno che è altro da loro. Qui torniamo all’affido: l’idea di autotrascendere il confine del sangue per diventare una famiglia accogliente, più ampia, sta dentro la logica della famiglia, non è una logica diversa. È la logica dell’ospitalità. Ciò che sostengo, e che l’esperienza di Cometa dimostra, è che tale espansione è una potente risposta alla crisi di cui stiamo parlando, quella per cui la mia famiglia comincia e finisce in casa mia e il mondo sta di fuori.

Dunque una parte importante della crisi…
È dovuta al fatto che la famiglia si è irrigidita, è diventata meno capace di stare dentro il flusso della vita e di arrichirsi nello scambio con la realtà. In questo l’esperienza di Cometa è avanzata, complessa e ricca. Aiuta a capire che la genitorialità è un movimento esistenziale che va al di là del diventare papà e mamma.

Cosa vuol dire questo nel concreto delle nostre case?
Vuol dire mettersi insieme ad altre famiglie per aiutarsi a trovare soluzioni condivise ai problemi dell’abitare, a rispondere all’educazione dei figli. Basta poco: si comincia dall’ospitare il ragazzo straniero che viene a studiare in Italia, o dal condividere con altri il sostegno ai propri malati.

È sicuro che quello che sta dicendo sia alla portata di tutti?

Tale movimento non va compreso in chiave moralistica. L’autotrascendenza dei propri confini non è nient’altro che la risposta alle urgenze che la vita pone. Una famiglia troppo poco capace di respirare la vita è una famiglia che si ammala. La famiglia è un organismo vitale: accompagna la vita, cambia i rapporti e la realtà intorno a sé. Paradossalmente le famiglie contadine di una volta avevano al loro interno una vivacità molto maggiore delle nostre famiglie nucleari. Non a caso erano anche più solide.

Crisi della famiglia e crisi economica: cosa pensa in proposito?
Come è andato in crisi il matrimonio, parallelamente è andato in crisi il patrimonio. Matrimonio è mater-munus, cioè dono della madre; patrimonio è il dono del padre. Io vi vedo una corrispondenza: da una parte abbiamo una società che alle nuove generazioni non passa più il suo patrimonio, ma il suo debito. Dall’altra parte quella stessa società distrugge il matrimonio. Sono due fenomeni apparentemente lontani, ma che in realtà manifestano in forme diverse la difficoltà di una società che si ripiega sull’io e che diventa incapace di dono. Il dono della vita e il dono delle risorse per dare ai figli un futuro. 

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