LA STORIA/ Matteo e Piero, la stessa letizia di Papa Francesco che dà sapore alla vita

- Paolo Massobrio

PAOLO MASSOBRIO ci racconta del lavoro dei reclusi del carcere di Padova e di Abeo (Associazione Bambino Emopatico Oncologico), dedicata ai bambini con gravi malattie

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Papa Francesco (Infophoto)

Un altro giorno è iniziato sfogliando i giornali, con le pagine della politica che volano via: se non ci fossero, se quelle notizie venissero sottilizzate, sintetizzate, insomma ridotte, il quotidiano ci starebbe più simpatico. E invece si insiste, quasi che il quotidiano autorevole abbia ancora la presunzione di appassionare i lettori alla politica, non sapendo che la politica c’entra sempre di meno con i partiti, le cui beghe non interessano più alla gente che in qualche modo vive e, vivendo, si appassiona a qualcosa (d’altro). Sulla Stampa ho letto una bella pagina sul lavoro nel carcere di Padova dove la Cooperativa Giotto dà impiego a 120 reclusi (in totale, in Italia lavorano solo in 800. Un bel record).

In quella cooperativa ci lavora il mio amico Matteo, che ogni mattina, quando esce di casa e va a fare quel lavoro strano per cui deve mollare il cellulare, ha in mente l’idea che nessun uomo è fatto per perdersi, ma per ritrovarsi. E il lavoro conduce a una cosa del genere. Anzi, un lavoro “ben fatto” (come scrive Peguy), che li porta a sfornare uno dei prototipi di panettone più buoni d’Italia. L’altra sera ero a Verona, nella bellissima piazza san Zeno e Luigi mi ha invitato al Calmiere, un bel ristorante, nato come vineria nel 1919, che dà sulla piazza. Ed è sempre pieno di gente. Abbiamo mangiato bene, abbiamo bevuto Ripasso e Amarone, e quando ci siamo seduti nel dehor, il patron Piero si è seduto con noi. Suo figlio, il giorno dopo avrebbe inaugurato la ristorazione nella piscina del Centro Natatorio Santini, ennesima sfida pensando che quest’anno in vacanza – dicono le previsioni – ci andrà un italiano su due.

Ma quello che mi ha colpito di Piero è stata la sua passione: l’associazione Abeo (Associazione Bambino Emopatico Oncologico), dedicata ai bambini con gravi malattie, perché possano avere una degenza non isolata e possibilmente felice. E n’è ha inventate di tutti i colori, persino un sistema video che fa dialogare i bambini coi compagni di scuola, che dai banchi incoraggiano, sorridono, scherzano. Mi han detto che questa associazione è al primo posto del 5 per mille a Verona, per dire cos’è il gradimento, cos’è che appassiona e muove la gente.

Lui ha fatto questo, nel 1988, dopo che la sua bambina è andata in paradiso, a seguito di una malattia inguaribile. E mentre vedevo sua moglie Morena sfilare alle 23 dopo il servizio, mentre parlavo con lui che chiudeva una dura giornata di lavoro pensavo: “Non sembrano neanche stanchi, eppure hanno lavorato sodo”. Ma dev’essere questo il volto della letizia che cambia la prospettiva. Come mia moglie, che domenica mi ha chiamato alle 7, sul cellulare, dopo aver fatto 28 chilometri a piedi, per tutta la notte, da Macerata e Loreto, insieme ad altre 100 mila persone, in pellegrinaggio dalla Madonna. Ed era felice, nonostante la fatica. Era felice come la moglie di Piero, come Matteo, come chi nella vita cerca aperture nella direzione di qualcosa che corrisponda all’animo umano. Il contrario della chiusura, sul perimetro delle piccole cose che riusciamo a misurare… e a comprendere.

E a proposito di corrispondenza, ha destato simpatia quella notizia sulla prima pagina del Corsera, di Papa Francesco che ha salutato Emma Bonino con il sabaudo “Cerea”, che significa “vostra signoria”. La sera stessa aveva chiamato al cellulare il vescovo di Macerata per salutare i pellegrini, dicendogli che il pellegrinaggio è il paradigma della vita, dove bisogna mettere in conto anche il Signore delle Sorprese. Fra poco diranno che questo Papa è un grande comunicatore, visti i lanci in prima pagina che si sta guadagnando di giorno in giorno. In realtà è un uomo lieto e spontaneo, che va al cuore di ciò che la gente attende. E inconsapevolmente sta segnando una strada anche alla politica, anche ai giornali, anche a tutto ciò che, viziato di autoreferenzialità – rischia una deriva, senza nemmeno un punto di fuga… che ragionevolmente si chiama sorpresa. O “Mistero”.

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