SEGRETI DI STATO/ Sechi: come fare trasparenza sulle pagine nere della nostra storia

- int. Salvatore Sechi

A “Repubblica” il premier ha detto che intende “desecretare gli atti delle principali vicende che hanno colpito il nostro Paese”. È solo uno spot? Lo abbiamo chiesto a SALVATORE SECHI

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Aldo Moro (1916-1978) (Foto dal web)

Tutto è cominciato con l’ultima intervista di Renzi a Repubblica. “Abbiamo deciso di desecretare gli atti delle principali vicende che hanno colpito il nostro Paese e trasferirli all’Archivio di Stato. Per essere chiari: tutti i documenti delle stragi di Piazza Fontana, dell’Italicus o della bomba di Bologna. Lo faremo nelle prossime settimane. Vogliamo cambiare verso in senso profondo e radicale”. M5S, dal blog di Beppe Grillo, accusa il presidente del Consiglio di fare l’ennesimo bluff. Per Salvatore Sechi, storico, già membro di varie commissioni di inchiesta, “l’idea giacobina che la verità sia nascosta in qualche fondo di archivio è solo un mito, un’ideologia”. In questa intervista il professore spiega che cosa è segreto, che cosa è pubblico e che cosa non lo è mai diventato.

Renzi vuole una grande operazione trasparenza, basta verità nascoste. Come giudica, da specialista, la sua dichiarazione?
In passato, mi pare 2-3 anni fa, sia il presidente del Senato Schifani sia il presidente del Copasir annunciarono una politica di liberalizzazione degli accessi e di de-secretazioni. Non dico un documento, ma neanche un foglio venne ripulto dalle polveri degli archivi! Fare annunci a cui non seguono i fatti è una caratteristica di questi politici mediterranei. Ignorano che cosa sia la ricerca stiorica, e quindi i bisogni degli studiosi.

Oggi che cosa è inaccessibile e che cosa non lo è? Il “trasferimento” programmato da Renzi che cosa comporta?
Inaccessibili da sempre sono le carte dei carabinieri, dei servizi segreti e della guardia di finanza. Alla presidenza del Consiglio si sono alternati anche docenti universitari. Nessuno di essi si è mai reso conto che per ricostruire la storia dell’ordine pubblico, della criminalità, della piaga della corruzione ecc. occorre poter consultare i documenti che ogni giorno redigono i carabinieri. Questi operano anche nel più sperduto villaggio, mentre le carte su cui gli storici normalmente lavorano sono quelle del ministero dell’Interno, cioè la polizia. Un corpo che esiste solo nelle città capoluogo. Ma non esiste un archivio dei carabinieri, malgrado quanto prescrive la legge. Tutto viene di volta in volta buttato e bruciato. Ma a questa vergogna nazionale il ceto politico (che è fatto spesso da persone di scarsa cultura e livello) non ha inteso mettere rimedio.

È vero che i documenti sono sottoposti a vincolo di segretezza solo per i ricercatori ma non per le commissioni di inchiesta, come quelle di cui lei ha fatto parte?
I documenti sottoposti a segreto di stato sono inaccessibili a tutti. Ma questo vincolo non esiste, non è mai esitito per le stragi e il terrorismo. Un classico esponente della sinistra da bar, l’on. Paolo Bolognesi, per decenni dai micofioni delle ricorrenze del 2 agosto, anno della strage di Bologna, ha aizzato i peggiori istinti popolari contro i governi accusandoli di avere steso sui delitti la rete di copertura del segreto di stato. Una menzogna pura e semplice. Ma i governicchi che si sono alternati in Italia negli ultimi 20-30 anni si sono fatti abbindolare da questa storiella senza capo né coda.

L’accessibilità dei documenti alle commissioni ha portato o no a significativi sviluppi nella ricerca di verità mancanti?

Nelle commissioni parlamentari d’inchiesta non esiste alcun vincolo. Ma i risultati acquisiti, insieme ai documenti, non possono essere pubblicati né resi pubblici. In secondo luogo, questa carte finiscono presso l’archivio storico del Senato dove si inventano ogni sorta di pretesto per non far accedere ai documenti.

Ciò vuol dire che…
Le commissioni parlamentari sembrerebbero una sorta di paradiso di libero pascolo. In realtà, a noi consulenti delle commissioni, gli archivisti dei servizi segreti, della polizia, dei carabinieri esibiscono le carte che essi stessi, e non dei ricercatori, hanno selezionato!

Lei quali sviluppi si attende dal versamento dei documenti all’Archivio di Stato?
L’Archivio di Stato è meno attrezzato e ha meno mezzi dell’Archivo storico del Senato, ma la burocrazia è minore. C’è ben poco da attendersi se non vengono fornite risorse e servizi adegeuati. Bisognerebbe fare una sorta di joint-venture archivistica con chi come l’Archivio del Senato ha le risorse.

Non crede che esista una mitologia sulla verità di alcune stragi del nostro passato, l’idea che ci siano “carte” rivelatrici quanto decisive?
Solo gli incantatori del popolo e i contaballe possono sostenere che la documentazione archivistica sia in grado di restituire verità giudiziarie, cioè nuovi verdetti di condanna. In generale i dossier raccolti dai magistrati inquirenti sono molto più ricchi ed interessanti. Possono essere integrati da altre prove come le narrazioni dei carabinieri e dei servizi, ma l’idea giacobina che la verità sia nascosta in qualche fondo di archivio è solo un mito, un’ideologia. 

Il M5S ha accusato Renzi di fare la solita operazione demagogica: le carte “di cui parla Renzi sono tutte arrivate nelle mani dei pm nell’ultimo ventennio e, pur svelando qualcosa di importante, non hanno certo portato alla verità”. E ancora: “Le carte di cui parla Renzi sono quindi desecretate e in molti casi già consultabili”. Dunque?
Credo che le obiezioni dei 5 Stelle siano fondate. Si sta facendo una grande confusione e propaganda su un atto che prevede solo il trasferimento di carte in un un luogo unico, concentrato, l’Archivio centrale dello Stato. Certamente si evitano dispersioni e doppioni. Ma resta inaccessibile, lo ripeto, la documentazione accumulata dagli apparati di prevenzione e di repressione, e dagli istituti dediti alla sicurezza. 

A proposito di verità storiche, il Pci (poi Pd) ha sempre prodotto le proprie: vedasi il caso dell’Istituto Gramsci. Anche quello ha delle carte riservate. Cosa si sente di dire in merito?
Il Gramsci ha assecondato  la volontà dei comunisti di essere, grazie alla classe operaia, un fattore di cambiamento del mondo e di avere una storia scandita su scala internazionale. Ne è derivata una vera e propria cliofilia, e una vera e propria mistica, cioè una storia sacra fatta di silenzi, censure, tagli sui documenti che non confermano la versione data da Togliatti.

Si spieghi meglio.

Milioni di persone hanno pianto sulle Lettere dal carcere di Gramsci. Ebbene, questo grande testo è costruito su un falso megagalattico. Gramsci non soffre solo per via del carcere fascista, ma soprattutto perché si sente abbandonato, anzi tradito dal suo partito, e in particolare da Togliatti. Infatti morendo lo escluderà dal mandato di esecutore testamentario dei suoi manoscritti. Ma Togliatti la spunterà, grazie a Stalin, soprattutto alimenterà la più grande operazione culturale mai tentata, cioè la “togliattizzazione” di Gramsci. Il che significa uno straodinario, ineguagliato uso politico della storia.

Allora cosa può dirci della divergenza Gramsci-Togliatti e dell’operazione-verità che i leader del maggiore partito di sinistra italiano non hanno fatto?
Sto ultimando un ampio saggio e ne parleremo tra qualche giorno.

Quale potrebbe essere, dopo tutto quello che ha detto, la missione di Renzi?
Abbassare radicalmente i tempi per l’accesso ai documenti e stanare la burocrazia, cacciandola.

Ad esempo?
Qualche anno fa ho chiesto a Giampiero Massolo, capo dei servizi segreti, di poter consultare, per un lavoro sulla strage di Bologna, delle carte sul terrorismo arabo-palestinese. Si tratta, badi bene, di care non riservate, prive di ogni classifica. Sono state selezionate dai servizi per consegnarle alla commissione parlamentare che si occupava del caso Moro. Ebbene, mi sono state negate facendo finta di mandarmele.

(Federico Ferraù)

In data odierna, 26 aprile 2014, riceviamo e pubblichiamo la seguente comunicazione del professor Sechi:

Caro Direttore, nell’intervista sui segreti di Stato, pubblicata il 24 aprile su questo giornale, è venuto fuori un testo impreciso. Non ho definito il sen. Paolo Bolognesi “un esponente della sinistra da bar”, ma “un referente di quei dibattiti perentori che capita di ascoltare nei bar della sinistra”. A parte il rispetto per la persona, il mio dissenso dalle sue analisi sul terrorismo resta incolmabile.
Cordialmente
Salvatore Sechi, Bologna

Per correttezza di informazione e rispetto dei lettori, è giusto far sapere che l’intervista al professor Sechi è avvenuta per iscritto. Riporto testualmente la risposta del professore, contenuta nel file originale ricevuto in data 23 aprile:

R: I documenti sottoposti a segreti di stato sono inaccessibili a tutti. Ma quesnto vinvolo non esiste,non è mai essitito per le stragi e il terrorismo. UN classcio esponente delal sinistra  da pbar, l’on, Paolo Bolognesi, per dcenni dai micofioni d delle ricorernze del 2 agosto, anno della astrage di Bologna, ha aizzato i peggiori istinti popolari contro il governo accusandolo di avere steso sui delitti la rete di copertura de segreto di Stato. na menzogna pura e semplice. Ma i governichhi che si sono altenati in Italia negli ultimi 20-30 anni si sono fatti abbindolare da questa storielal senza capo nè coda.

Ai lettori di giudicare quale fosse il pensiero originale del professor Sechi.
Federico Ferraù

 

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