BLOODY SUNDAY/ Irlanda, 43 anni per un arresto: anche la memoria ha bisogno di giustizia

- Paolo Gulisano

30 gennaio 1972, Derry, Irlanda del Nord: la “domenica di sangue”. Militari inglesi uccisero 14 dimostranti pacifici. Solo ieri il primo arresto, un ex parà di 66 anni. PAOLO GULISANO

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Immagine dal web

30 gennaio 1972, Derry, Irlanda del Nord: la “domenica di sangue”, quando vennero uccise quattordici persone, quattordici civili presenti ad una manifestazione per i diritti umani nelle sei contee irlandesi sotto controllo britannico, parte del Regno Unito in quell’entità artificiale creata nel 1921 con il nome di Northern Ireland. Quattordici persone inermi falciate dal fuoco di un reparto di paracadutisti britannici schierati in assetto di guerra, dislocati nel grande quartiere cattolico di Bogside. Soldati di un paese considerato un’icona della democrazia andarono all’assalto di donne, anziani, bambini, sparando migliaia di proiettili, in un’azione che venne considerata di repressione del terrorismo. Il Bloody Sunday fu un avvenimento che quarant’anni fa disgustò il mondo. 

Per quei crimini contro l’umanità non ha pagato mai nessuno, fino ad oggi. La notizia che viene oggi da Belfast era attesa da tanto tempo: un uomo di 66 anni, un ex soldato di quel reparto di paracadutisti, è stato arrestato con l’accusa di avere personalmente ucciso tre ragazzi: William Nash, Michael McDaid e John Young. Si tratta della prima persona mai arrestata per i fatti del Bloody Sunday. L’arresto è stato effettuato dal Police Service of Northern Ireland’s Legacy Investigation Branch, un team investigativo formato per fare chiarezza sui casi di assassinii commessi durante i disordini nordirlandesi dalla fine degli anni 60 fino agli accordi di pace di trent’anni dopo. 

Nel 2010 il Premier David Cameron si scusò pubblicamente per quello che l’esercito britannico, con l’avvallo e la copertura del governo di allora, aveva fatto a Derry. Alle scuse seguì l’istituzione di una commissione d’inchiesta, che dodici mesi dopo produsse il Saville Report. Esso accertò che la manifestazione per i diritti civili si era svolta in modo assolutamente pacifico, che da parte dei manifestanti non c’era stata alcuna provocazione, che tra loro non c’era alcun sedicente terrorista. I soldati britannici avevano aperto il fuoco senza alcuna ragione e molte delle persone raggiunte dai proiettili erano state colpite alla schiena mentre cercavano di fuggire dalla piazza. 

L’arresto di oggi, che ha toccato profondamente i parenti delle vittime, è un segnale importante. Il processo di pace in Irlanda del Nord è ancora ben lontano dall’essere completato; se è vero che le formazioni paramilitari sia di parte repubblicana che di parte lealista sono da anni in disarmo, è vero che il virus del settarismo è ancora diffuso nelle sei contee, e spesso ancora si registrano episodi di violenza, in particolare contro la minoranza cattolica. Una pace autentica ha bisogno di una purificazione della memoria, ma anche di giustizia. Occorre che i responsabili dei crimini commessi allora paghino per le loro responsabilità, per le loro autentiche atrocità. Come ha detto Ian Harrison, l’ufficiale che guida il team investigativo, “è iniziata una nuova fase, che durerà per diverso tempo”.

Quello, si auspice, di una giustizia a lungo attesa.

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