FORMAGGI SENZA LATTE/ Il clamoroso “autogol” dell’Italia (di cui nessuno parla)

- Giuseppe Sabella

In Italia si deve poter produrre il formaggio anche con il latte in polvere. Ce lo impone l’Ue. GIUSEPPE SABELLA ci spiega da dove nasce questa decisione europea

FORMAGGIO
Formaggio (InfoPhoto)

In questo momento di antieuropeismo incontrollato e sempre più minaccioso, esplode in Italia la questione del formaggio senza latte: quei cattivoni dell’Ue vogliono che l’Italia produca il formaggio con il latte in polvere. Ma come, a noi italiani che da sempre esportiamo nel mondo cultura della lavorazione della terra, della produzione enogastronomica e della cucina, l’Europa dice come dobbiamo produrre il formaggio?!

Come noto, il 28 maggio scorso la Commissione europea ha inviato una diffida all’Italia in merito all’applicazione della legge n. 138 dell’11 aprile 1974 che sancisce il divieto di utilizzo di polvere di latte nella produzione di prodotti caseari. Tale legge – successivamente riconfermata dal decreto legge 175/2011 per il recepimento della direttiva UE 2007/61/CE – prevede infatti che in Italia i formaggi si possano fare solo con il latte, scelta che – come spiega la Coldiretti – è stata naturalmente fatta per preservare la qualità della produzione lattiero-casearia italiana. 

La decisione della Commissione di mettere in mora il nostro Paese ha ancora una volta fatto arrabbiare i produttori di latte che denunciano le solite lobby che vorrebbero imporre all’Italia un metodo di produzione più economico per abbassare la qualità dei formaggi italiani: un grave danno per il made in Italy che subirà quindi un adeguamento al ribasso con lo standard europeo.

Quel che stupisce è che né Coldiretti, né alcun giornale abbiano spiegato l’origine del problema. Nessuna lobby dietro la vicenda, ma una semplice richiesta del sig. Oreste Rossi detto Tino, classe 1964, perito chimico, alle spalle un periodo come imprenditore agricolo. Da giovanissimo il sig. Rossi inizia la sua carriera politica nelle fila della Lega Nord che lo vede dapprima consigliere comunale ad Alessandria (1990-1994), poi deputato al parlamento per tre legislature (1992-2000), poi consigliere regionale del Piemonte (2000-2009) e infine europarlamentare (dal 2009 a oggi, nel 2014 passa nella delegazione di Forza Italia).

Ciò che conta è che il 17 gennaio 2013 l’Onorevole Rossi presenta un’interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione europea in cui chiede se “la permanenza in vigore in Italia della legge 11 aprile 1974 n. 138 e il recepimento della direttiva 2007/61/CE siano in linea con il diritto dell’Unione europea”. Il 6 marzo 2013, per mano del Commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, Dacian Ciolos, la Commissione ringrazia e fa sapere che sta raccogliendo le informazioni riguardanti il recepimento della direttiva 2001/114/CE (poi modificata dalla direttiva 2007/61/CE oggetto dell’interrogazione) e comunicherà al più presto le risultanze di tale ricerca.

Il resto è recente storia: la Commissione europea ha comunicato all’Italia che la sua legge nazionale che vieta l’uso di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per produrre yogurt, caciotte, robiole e mozzarelle, rappresenta una restrizione alla “libera circolazione delle merci”. Così, dopo il cioccolato senza burro di cacao e il vino senza uva, avremo anche il formaggio senza latte. 

Sarebbe tuttavia interessante capire le ragioni di tale interpello da parte del sig. Rossi che, naturalmente, oggi se ne guarda bene di rivendicare i suoi meriti. Meglio che, ancora una volta, gli italiani ringrazino quei cattivoni di Bruxelles.

 

In collaborazione con www.think-in.it

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