LETTURE/ Grim: libertà religiosa, così musulmani e cristiani possono andare d’accordo

- int. Brian Grim

BRIAN GRIM, presidente della Religious Freedom & Business Foundation (Usa), parla oggi al Meeting di Rimini sul tema della libertà religiosa, la più grande sfida del nostro tempo

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Cristiani perseguitati, Isis (LaPresse)

Si parla tanto di valori e libertà, ma la libertà religiosa è il valore più calpestato nel mondo: secondo il Rapporto 2014 di Aiuto alla Chiesa che Soffre, l’ultimo disponibile (il prossimo è in uscita a novembre), nel 60 per cento dei paesi considerati (116 su 196) uomini e donne sono perseguitati a causa della fede. Brian Grim, sociologo americano, convertito al cattolicesimo (era battista), è presidente della Religious Freedom & Business Foundation, che studia e sviluppa progetti a sostegno della libertà religiosa e della libertà economica. La prima è certamente più importante — “è la libertà di cercare e trovare Dio”, dice Grim al sussidiario — ma ha immediate ripercussioni nel grado di sviluppo di una società.

Brian Grim, che cos’è la libertà religiosa?
Libertà religiosa significa due cose. In primo luogo, è la libertà di cercare e trovare Dio. Dio bussa alla porta dei nostri cuori e, liberamente, noi scegliamo di aprire o tenere chiusa la porta. Dio ci dà questa libertà e quando noi facciamo questa scelta non si tratta solo di libertà religiosa, ma di libertà eterna. In secondo luogo, la libertà religiosa rende le persone di fede libere di compiere il bene.

Ci spieghi perché.
Una delle storie più belle e stimolanti di tutti i tempi è quella del Buon Samaritano. Un uomo era stato assalito e lasciato come morto. Dei religiosi passano sull’altro lato della strada ma, come dice Gesù nella parabola, un forestiero con un’altra religione è l’unico che si ferma e si prende cura di lui. Così come il Samaritano è stato libero di fare il bene malgrado la sua condizione religiosa, così la libertà religiosa ci consente, non importa la nostra condizione religiosa di maggioranza o minoranza, di amare il nostro prossimo in modi concreti che aiutano altri ad aprire la porta dei loro cuori al nostro amoroso Padre celeste.

Lei è presidente della Religious Freedom & Business Foundation (Usa). In che rapporto sono  libertà religiosa e libertà economica?
Se c’è la libertà di cercare Dio e di amare il nostro prossimo, allora c’è anche la libertà di pensare a un’economia che sia etica e a modi concreti di amare il nostro prossimo. Invece di considerare il denaro di per sé come un obiettivo, cercare liberamente Dio ci aiuta a guardare alla nostra libertà economica come un modo per onorare Dio e amare il nostro prossimo. La libertà economica senza la libertà religiosa diventa uno strumento fine a se stesso, invece che la libertà di costruire un’economia inclusiva e sostenibile.

Lei si è convertito al cattolicesimo. Com’è accaduto?

Per me c’è voluta un’ora per diventare cattolico. E’ stata la Messa. E’ cominciata con il suono della campana e con canti guidati da un officiante al fondo della chiesa. L’incenso riempiva lo spazio, come se portasse a Dio le preghiere iniziali. Poi, tutta l’attenzione si è concentrata sulla Parola di Dio. Il Vecchio Testamento, un salmo cantato, un’epistola. Poi, la cosa più radicale: tutti si sono alzati per onorare il Verbo fatto carne con la nostra carne. L’omelia ha poi messo in relazione le scritture in un modo molto concreto. Infine, l’ultima parte concentrata sulla vita, la morte e la resurrezione di Gesù. La Messa è stata tutta su Cristo, non su ciò che il prete o gli officianti o la comunità pensavano fosse la cosa importante quel giorno. E’ stato il Vangelo in tutta la sua pienezza. E questa non è stata la fine. La Messa è finita, ma ci è stato detto di continuare ad amare e servire. Tutta l’ eternità si è fatta presente in quell’ora. Tutto questo è accaduto 22 anni fa, quando io ero un missionario battista.

Che cosa è cambiato per lei?
Ho potuto esercitare la mia libertà religiosa e trovare una via che mi ha permesso di vivere liberamente la mia vita come parte della più diversificata, inclusiva e impegnata comunità cristiana al mondo, la Chiesa cattolica, che comprende modi di vivere la vita religiosa così diversi come la clausura contemplativa, l’attiva evangelizzazione, la spiritualità colta. In questo percorso, io sono diventato un poeta e, spero, a poco a poco più simile al nostro Salvatore.

Milioni di persone, principalmente cristiani, ogni anno nel mondo soffrono e sono perseguitate a causa della loro fede. Che cosa possiamo fare noi — persone, associazioni, società e stati dell’occidente?
La cosa più importante che possiamo fare è pregare. Ciò può suonare banale, ma la preghiera è la nostra riflessione sulla bellezza di Dio e della Sua creazione, che ci conduce alla gioia di essere vivi con altri creati ad immagine di Dio. Quando vediamo il bene attorno a noi, allora possiamo capire meglio i problemi, anche la persecuzione e gli abusi sulle persone. Questa empatia ci può quindi portare ad impegnarci in attività, come quelle che facciamo nella Religious Freedom & Business Foundation per promuovere la comprensione tra le fedi, la libertà religiosa e la pace. Ma tutto inizia con l’apertura dei nostri cuori a essere servitori di Dio e del nostro prossimo.

L’Europa è sotto l’attacco dei terroristi. Lei pensa che i governi dovrebbero limitare la libertà religiosa, in casi eccezionali come questi?

La libertà religiosa non è la libertà di far del male agli altri. Questo è stabilito chiaramente sia in linea di principio che nella legge. Tuttavia, la politica più importante è che il governo limiti le attività criminali, non la religione. Uno degli esempi migliori è la risposta del governo giapponese a metà degli anni novanta agli attacchi terroristici di un gruppo estremista buddista, Aum Shenrico. Costoro immisero gas nocivi nella metropolitana di Tokyo, causando molti morti e centinaia di intossicati. Il governo giapponese non criminalizzò la religione, ma perseguì quelli che avevano commesso il crimine. Alla fine, Aum Shenrico è diventato un movimento molto piccolo e del tutto pacifico.

Non crede che si possa invocare la libertà religiosa per legittimare ciò che è contro l’uomo?
La libertà religiosa include anche la libertà di discutere e di indicare gli errori. La libertà religiosa rappresenta un sistema di contrappesi alla tirannia della maggioranza e alle cose pericolose e dannose che sono fatte sotto la copertura della religione. Queste possono essere il terrorismo, gli abusi sessuali o pratiche oscure. Libertà religiosa significa che nessuna manifestazione terrena di autorità religiosa è l’autorità finale.

Ma si può parlare di libertà religiosa al mondo musulmano?
Ho passato gran parte della mia vita adulta nel mondo musulmano. Molti musulmani non hanno desiderio più grande che quello di amare Dio e il loro prossimo. La grande minaccia viene da coloro che vedono l’islam come un forza politica e sociale che deve essere diffusa forzatamente in tutto il mondo. Molti musulmani respingono questo approccio e cercano veramente di vivere la loro fede in pace. Questa è la grande opportunità per la libertà religiosa. Respingendo la violenza in nome di Dio, i musulmani aprono la porta alla libertà religiosa, la libertà di amare Dio e il loro prossimo, molti dei quali cristiani. La mia Religious Freedom & Business Foundation è alla guida di un’iniziativa a Manchester, in Inghilterra, di coesione sociale e di iniziativa imprenditoriale tra musulmani, cristiani e altri. Questo progetto è una buona risposta alla domanda sul “come” affrontare la questione.

Ce ne può parlare?
Questa iniziativa, “Empowerment+“, coinvolge la cappellania cattolica dell’Università di Manchester, la Moschea centrale della stessa città e rappresentanti di altre fedi. L’iniziativa utilizzerà volontari, abbassando così notevolmente i costi, e potrà essere estesa anche ad altre comunità universitarie. I percorsi formativi sono costruiti in modo da essere usati in gruppo, così da aiutare a sostituire l’isolamento, la disperazione e l’anomia spirituale con la responsabilizzazione temporale e spirituale. L’aspetto spirituale di questo approccio è nel dare l’opportunità di aiutare positivamente gli altri nel lavoro di gruppo, mentre si affrontano questioni concrete come la ricerca del lavoro, l’educazione a un lavoro migliore o la creazione e la crescita di imprese.

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