TERREMOTO MONTEREALE/ Neve, freddo e fame: qui si implora una tregua

- Fabio Capolla

Il terremoto ieri si è fatto sentire con ben quattro scosse di magnitudo sopra il 5 e un numero infinito tra il 3 e il 4. E a complicare tutto c’è la neve, che scende ancora. FABIO CAPOLLA

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Immagini di repertorio (LaPresse)

La chiamano emergenza nell’emergenza. Tradotto in parole semplici si può parlare di paura, di ansia, di terremoto in quei paesi che non hanno luce, non hanno acqua, che sono sepolti dalla neve. Difficile descrivere gli scenari che si presentano. Il terremoto ieri si è fatto sentire con ben quattro scosse di magnitudo sopra il 5 e un numero infinito tra il 3 e il 4. Se fino a due giorni fa la raccomandazione per tutti era quella di non uscire di casa a causa della neve, da ieri tutti fuori casa. Con tutto quello che ne consegue: freddo e fame.

Le situazioni nelle aree già colpite dal terremoto si aggravano, soprattutto per chi ha scelto di vivere in camper e container. Ma chi sta peggio, questa volta, è chi abita nella provincia di Teramo. I paesi di montagna sono isolati, case spesso abitate da anziani soli, con i figli che dalle grandi città non sono riusciti a mettersi in contatto.

Le situazioni critiche stanno volgendo al dramma con segnalazioni di crolli e un decesso a Castel Castagna, in provincia di Teramo, dove a un anziano sarebbe crollato addosso il tetto della stalla. Ci sono problemi di comunicazione con i mezzi e gli uomini sulle strade, molte aree e persone non risultano raggiungibili e questo rende tutto più difficile. 

Da questa notte sono arrivati nuovi mezzi: 4 turbine e 6 pale che si aggiungono a quelle già in uso (4 turbine e 3 pale) e ai mezzi delle ditte private (circa 120); ci sono 60 militari dell’Esercito che stanno collaborando per le opere di soccorso e per liberare le strade nei Comuni ancora isolati; liberata dopo molte ore di lavoro la strada verso l’ospedale di Atri. Da stanotte frese e pale sono destinate verso i Comuni le cui frazioni sono isolate in alcuni casi completamente: Isola del Gran Sasso, Castelli, Rocca santa Maria, Cortino; Cellino, Cermignano, Crognaleto, Bisenti, Castiglione, Montefino, Arsita, Roseto (Cologna paese); Pietracamela (albergo isolato); Atri; Castilenti; Castel Castagna. Anche nel comune di Teramo ci sono frazioni isolate dalla neve e dalla mancanza di luce. Sono state prese in carico centinaia di segnalazioni tutte uguali: famiglie, anziani, bambini, isolati senza luce da tre giorni e da qualche ora senza acqua: la Provincia è intervenuta in decine di casi per scortare e aprire varchi per i mezzi di soccorso e vista la carenza di mezzi ha deciso di affittare una turbina e una fresa che domani arriverà da Bolzano.

La risposta alla paura del terremoto, per molti che posseggono una casa al mare, è stata quella di trasferirsi sulla costa, dove ci sono problemi di allagamenti, di assenza di luce, ma dove la forza delle scosse di terremoto arriva affievolita.

La notizia più drammatica è arrivata nella serata di ieri, quando un ospite dell’albergo Rigopiano, alle falde del versante pescarese del Gran Sasso, ha dato l’allarme raccontando che una slavina aveva investito l’albergo, abbattendo il tetto. Un albergo con una ventina di ospiti registrati oltre al personale. Anche in questo caso la difficoltà maggiore è stato raggiungere la struttura.

Nella tarda serata era ancora disperso un uomo nella zona di Ortolano, nel Comune di Campotosto, nell’Aquilano. Impegnati uomini della Guardia di Finanza, dell’Esercito e dei Vigili del Fuoco, questi ultimi con l’ausilio di mezzi meccanici specializzati, in condizioni di estrema difficoltà a causa delle condizioni meteorologiche avverse.

Bilanci che sembrano bollettini di guerra, situazioni nell’insieme drammatiche e nello specifico ognuna con i suoi drammi, con le sue difficoltà. Bambini piccoli e anziani bisognosi delle cose più essenziali, persone di cui non si hanno più notizie da giorni. Per molti è anche finita la benzina utilizzata per i generatori di corrente di cui molte abitazioni in montagna sono dotati. Scarseggia il cibo e le prossime ore hanno previsioni di ulteriore neve, con la speranza che il terremoto si prenda una pausa. La più lunga possibile.

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