TERZA GUERRA MONDIALE / Corea del Nord: “Ipotesi 2,1 milioni di morti in caso di attacco nucleare”

- Niccolò Magnani

Terza guerra mondiale, ultime notizie di oggi 5 ottobre 2017: Corea del Nord e crisi nucleare, il professor Putin bacchetta Trump, l’Onu e la minaccia di Pyongyang

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Vladimir Putin (Lapresse)

Corea del Nord vs Stati Uniti, continuano le schermaglie e l’ipotesi Terza Guerra Mondiale non è così remota. Giappone e Russia vigilano sulla situazione, ma dalla Corea del Nord giungono nuovi aggiornamenti: secondo Web 38 North, Istituto dedicato ad analisi e eventi riguardo lo stato asiatico, un conflitto mondiale potrebbe avere ripercussioni catastrofiche. Secondo il report pubblicato, in caso di attacco nucleare del dittatore Kim Jong Un a Seul e Tokyo, il bilancio dei morti potrebbe aggirarsi attorno ai 2,1 milioni di persone, con 7,7 milioni di feriti. Una analisi approfondita, fatta attraverso gli indicatori tecnologia delle armi e capacità atomiche della Corea del Nord. Inoltre secondo Michael J. Zagurek, consulente che si è dedicato alla ricerca sopra citata, la Corea del Nord ha a disposizione un arsenale di base di 20-25 testate nucleari, considerando anche la capacità di lanciare bombe con missili balistici. Una situazione di tensione, con Kim Jong Un pronti a passare ai fatti dopo mesi di punzecchiature e insulti a vicenda. (Agg. Massimo Balsamo)

USA VS RUSSIA

TERZA GUERRA MONDIALE. Non c’è solo la Corea del Nord ovviamente nel mare magnum di crisi e presunte guerre mondiali: a gettare acqua sul fuoco della crisi nel Pacifico è sempre in sotto-traccia il rapporto-scontro tra Usa e Russia. In particolare, questa mattina il Wall Street Journal apre con una inquietante inchiesta su 4mila soldati Nato spiati e hackerata al confine con la Russia. «L’obiettivo sarebbe quello di accaparrarsi informazioni operative e dati sulla consistenza numerica delle truppe», spiega il WSJ, con i soldati “colpiti” che sarebbero dislocati in Polonia e sui Paesi Baltici per controllare le eventuali operazioni russe. Danni nell’immediato assai relativi, qualche profilo social hackerata e tutti gli smartphone, ma la possibile minaccia che una guerra hacker prima ancora che sul campo agita gli Stati Uniti e la Comunità Internazionale. 

LA CIA “VS” TRUMP, “KIM È PERSONA RAZIONALE”

La Cia “contro” il presidente Trump, esattamente come il Pentagono nel recente passato: la situazione di crisi nucleare e guerra mondiale scatenata tra Usa e Corea vede uno dei rischi “interni” agli Stati Uniti proprio nella distanza tra le affermazioni di Trump e la linea degli altri attori in gioco. In particolare, secondo il vicedirettore dell’agenzia di intelligence responsabile per la Nord Corea, Yong Suk Lee, il leader del regime di Pyongyang vuole governare il più a lungo possibile e l’ipotesi di lanciare una bomba atomica su Los Angeles – nonostante le sparate propagandistiche – non è nel suo interesse. «Kim Jong-un è una persona razionale, ali di là delle sue fanfaronate»: da un lato Trump gli dà del pazzo, dall’altro la stessa Cia ridimensiona. Ma la verità della posizione Usa verso la terza guerra mondiale, qual’è?

IL “PROFESSOR” PUTIN CONDANNA KIM E USA

Vladimir Putin sale in cattedra e davanti al forte rischio di una terza guerra mondiale prova a mostrare il lato più “pacifista” possibile, un ruolo da mediatore super partes che bacchetta i rivali e invita tutti a tornare alla calma. Se non fosse proprio Putin ad invitare alla pace potremmo anche credere ad una spinta idealista, ma di certo in campo ci sono interessi che vanno molto al di là della “mera” questione umanitaria, seppur presente realmente nelle intenzioni del presidente russo. Quanto sta avvenendo tra Corea del Nord e Usa-Giappone-Sud Corea spaventa e non poco i russi, come del resto tutta la comunità intenzionale: parlando con la stampa ieri, Putin ha voluto dare una forte condanna al regime nordcoreano – allontanando dunque le critiche di chi lo ha visto troppo permissivo e “tenero” in questi mesi contro il governo di Pyongyang – e nello stesso tempo sottolineando gli errori evidenti della gestione Usa sia nel passato che nell’attuale dinamica di scontro impostata da Trump. Giusto per confermare che all’interno della possibile terza guerra mondiale comunque è in gioco anche una guerra fredda 2.0 finora solo diplomatica e strategica. «Condanniamo le decisioni prese da Pyongyang in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, gli ultimi test nucleari sono inaccettabili e molto pericolosi», condanna l’inquilino del Cremlino, prima di dettare un’altra bacchettata al suo rivale americano.

«Alimentare la retorica militare non solo non porta a nulla; ma è anche pericoloso, le esercitazioni militari congiunte tra Usa e Corea del Sud nella zona sono altrettanto pericolose e non aiutano a risolvere la crisi nucleare»: non risparmia critiche neanche all’Onu che con le loro sanzioni continue in questi anni hanno invece che avvicinato un possibile tavolo di accordi con Pyongyang, tracciato un solco forse incolmabile dove rischia di scoppiare ora un brutale guerra nucleare. Il professor Putin ha parlato, gli “allievi indisciplinati” ora replicheranno, mentre tutti speriamo che si possa arrivare ad una pagella finale in cui tutti possano essere promossi. Ad oggi, purtroppo, la “bocciatura” è vicina per tutti.

L’AUSTRALIA SI PREPARA ALLA GUERRA

Il timore di una guerra mondiale non investe solo i diretti protagonisti sul Pacifico ma, come dice il termine stesso, è un problema che rischia di investire molte nazioni teoricamente pacifiche e senza diretti coinvolgimenti con la crisi in Nord Corea. «L’Australia ha stanziato oltre 150 miliardi di dollari Usa per l’ammodernamento e i rafforzamento delle proprie capacità navali, terrestri e aeree per garantirsi contro una Cina sempre più forte militarmente, in un quadro di incertezza vista la tensione nello scacchiere Asia-Pacifico», spiega l’Agenzia Nova, specializzata nella geopolitica e difesa internazionale. Il governo australiano teme infatti la minaccia nucleare lanciata da Kim Jong-un e per questo motivo ha dato annuncio della rinnovata spesa militare, assieme alla dura condanna del programma nucleare del regime. «Allineandosi con gli Stati Uniti, l’Australia ha commesso un atto suicida foriero di disastri», il “tranquillo” commento del regime di Pyongyang.

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