TERREMOTO/ Approvato il decreto, ma le promesse dei politici sono svanite

- Fabio Capolla

La fine della vicenda dell’hotel Rigopiano ha “spento” le luci sull’Abruzzo, nascondendo ciò che resta da fare. Ieri il Cdm ha approvato il decreto: basterà? FABIO CAPOLLA

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Terremoto Oggi (Foto: LaPresse)

I riflettori su quanto accaduto in Abruzzo nelle scorse settimane sembrano essersi spenti. Il ritrovamento dei cadaveri sotto le macerie dell’hotel a Rigopiano ha fatto calare un triste sipario sull’emergenza Abruzzo. Eppure, nonostante il rialzarsi delle temperature, i paesi di montagna sono ancora circondati da cumuli di ghiaccio. Tantissime aziende dell’entroterra hanno trovato i tetti delle stalle crollati, migliaia di animali morti. Maiali, vacche, pecore. Un intero sistema economico cancellato. Ma il silenzio che avvolge le montagne ha avvolto anche il clamore dei primi giorni. Se  l’economia ha fatto registrare un’ulteriore crisi che ha colpito appieno il mondo della zootecnia e dell’agricoltura, con interi allevamenti perduti e attività agricole seriamente danneggiate, la situazione nei centri urbani non è migliore. Attività commerciali in crisi e tante famiglie che, se sono state in grado di farlo, sono fuggite verso zone più sicure, trasferendo i figli in altre scuole, in altre città.

I sindaci si sentono soli, le promesse fatte davanti alle telecamere i primi giorni di emergenza sembrano essere solo ricordi. La catastrofe meteorologica e il terremoto hanno causato danni al settore pubblico, alla vita culturale, al settore agricolo, alle infrastrutture produttive, alle attività bloccate per mancato reddito, ai privati e agli enti locali. Ieri doveva essere un giorno della verità. Nel corso della riunione del Consiglio dei ministri è stato varato il decreto per l’Abruzzo. Una cartina di tornasole su cosa potrà accadere in futuro al territorio.

E proprio per questo il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica Mattarella e al presidente del Consiglio Gentiloni con la speranza che le sue richieste, condivise da tanti altri primi cittadini che in queste ore non avvertono più la presenza dello Stato, venissero accolte. Il sindaco di Teramo comincia con le agevolazioni contributive e previdenziali per le imprese con dipendenti, quelle senza, per i professionisti e i lavoratori autonomi. “Incentivi mirati — ha aggiunto Brucchi — devono essere rivolti alla ricostruzione delle stalle e dei capannoni destinati al bestiame, con copertura integrale delle relative spese di ricostruzione e con incentivo al relativo miglioramento dell’innovazione di processo e di prodotto, laddove vi sia anche la successiva trasformazione e lavorazione del prodotto finito, industria casearia, ortofrutticola, macellazione, salumifici”. Ma l’elenco di richieste tocca i diversi settori puntando anche a trovare soluzioni che possano incentivare la localizzazione di nuove imprese nei territori del cratere, al fine di rivalorizzare il territorio e dare nuovi impulsi all’economia. 

Insomma, da Mattarella con il cappello in mano di fronte a una situazione molto grave. “Le richieste avanzate si configurano, qualora accettate, come il segno di una concreta vicinanza delle massime Istituzioni statali e un contributo anche alla rinascita psicologica della nostra gente”, ha concluso la sua lettera il sindaco Brucchi invitando Mattarella e Gentiloni a fare visita al Teramano. 

La voce di un sindaco, ma il pensiero di tanti sindaci, di paesi piccoli, che non hanno risorse, che rischierebbero di scomparire dalla cartina geografica adesso che le luci sono spente. E dietro tutto ciò storie, mille storie di persone che devono capire cosa sarà del loro futuro e di quello dei loro figli.

Il testo ufficiale del decreto non è ancora in mano ai politici locali che si stanno rincorrendo voci e possibili esclusioni. Il centrodestra già annuncia una manifestazione di massa a Roma, di quelle che fanno rumore, troppo, per nulla. Il centrosinistra già elogia il Governo Gentiloni per quanto è stato fatto. In mezzo ci sono sindaci che non riescono a chiudere le buche sulle strade causate da spazzaneve e ghiaccio e soprattutto tanti cittadini. Chi senza più lavoro, chi senza casa, chi senza l’azienda che dava lavoro, chi senza animali che davano reddito, chi senza la scuola che frequentavano i propri figli. Forse tutti, centrodestra e centrosinistra dovrebbero imparare a stare più vicini alla gente. Nelle cose quotidiane.

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