Usa-Corea del Nord/ Terza Guerra Mondiale: Trump pronto a reinserire Pyongyang in lista Paesi terrorismo

- Niccolò Magnani

Usa-Corea del Nord, terza guerra mondiale: ultime notizie di oggi 27 aprile 2017, Cina “pericolo di una guerra è molto grande”. Scudo antimissili a Seul e rischi di carneficine

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LaPresse

Gli Stati Uniti d’America stanno meditando sul reinserire la Corea del nord negli Stati sponsor del terrorismo: lo ha annunciato questa mattina un funzionario senior della Casa Bianca davanti ai giornalisti accreditati: il regime di Pyongyang era stato rimosso dall’elenco nel 2008 per una decisione dell’allora presidente Bill Clinton che, in accordo con Kim Jong-il (padre dell’attuale dittatore coreano) dopo la rivisitazione del programma nucleare, concesse l’amnistia al governo di Pyongyang. «Questa è una delle cose che stiamo considerando — ha sottolineato ancora il funzionario Usa—. Stiamo esaminando una vasta gamma di opzioni. Attraverso tutti gli elementi del potere nazionale e di quello multinazionale in connessione con la Corea del Nord». Al momento gli Stati Uniti hanno inserito nella lista Sudan, Siria e Iran e ora starebbero pensando di reinserire anche la Corea del Nord all’interno di questa lista del terrore.

L’allarme per una guerra mondiale resta alto, anche se con gli ultimi due giorni di parole più “leggere” degli Usa si cerca di costruire una linea più morbida con la Corea del Nord (certo non facile, dopo il dispiegamento di forse miliari americane verso il regime di Pyongyang). Resta però alta la minaccia con l’obiettivo fissato dallo stesso Trump nel disarmare con rapporti diplomatici i programmi missilistici del regime nordcoreano: «Con ogni test Kim Jong Un si avvicina al suo obiettivo dichiarato di poter colpire con ordigni nucleari le città americane», ha detto ieri sera l’ammiraglio Usa, Harry Harris, comandante in capo delle forze statunitensi del Pacifico. Secondo l’ufficiale infatti la difesa della «nostra patria è una priorità, devo supporre che le affermazioni nucleari di Kim Jong Un siano vere», sottolinea l’uomo forte di Trump nel Pacifico. Dunque sanzioni, strategie e diplomazia, fermo restando del problema molto ingombrante dei testi missilistici coreani che potrebbero arrivare ogni giorno nei prossimi mesi.

Ieri il presidente Usa Donald Trump ha spiegato e dettato la linea per i prossimi mesi di scontri in Corea del Nord, con la terza guerra mondiale che al momento “può attendere” visto che lo sforzo maggiore, almeno a livello pubblico e ufficiale, deve essere concentrato nella diplomazia e nelle pressioni contro Pyongyang per far terminare i loro programmi nucleari e missilistici. In questo modo il tycoon prova, davanti ai senatori convocati dalla Casa Bianca, una linea più morbida rispetto alle ultime azioni mosse nella Penisola delle due Coree. «Gli Stati Uniti perseguono stabilità e denuclearizzazione pacifica della Penisola coreana; Rimaniamo aperti a negoziati” ma “tuttavia pronti a difendere noi e i nostri alleati», spiega Rex Tillerson e Jim Mattis, rispettivamente il segretario di Stato e quello della Difesa, in un comunicato congiunto dopo l’incontro con Trump. Ed è ecco spiegato il programma Usa: «L’approccio del presidente punta a esercitare pressioni sulla Corea del Nord perché smantelli i suoi programmi nucleare e balistico rafforzando le sanzioni e perseguendo misure diplomatiche con i nostri alleati e partner regionali». Intanto però in Corea del Nord si scopre, come rivela  l’ex funzionario dell’intelligence americana Michael Pregent questa mattina alle agenzie, che le armi sfoggiate da Pyongyang con i soldati nelle imponenti parate militari di questi giorni sono completamente finte. «Molti dei fucili erano finti», ha proseguito Pregent alla Fox News, ipotizzando che «molti soldati imbracciavano anche semplici armi giocattolo».

Il monito lanciato dalla Cina questa volta non abbassa i toni sul clima da terza guerra mondiale come fatto fino ad ora: al contrario, netta invettiva contro Usa e Corea del Nord per le loro manovre militari, pericolose in quanto rischiano di far scoppiare una guerra mondiale in qualsiasi momento. Il ministero degli Esteri Wang Yi ieri ha tuonato in una conferenza stampa a Berlino: «sicurezza e stabilità sono molto fragili adesso e il pericolo di scoppio di un nuovo conflitto in ogni momento è grande. Non possiamo rischiare neanche l’1% delle possibilità di una guerra” che “avrebbe conseguenze inimmaginabili». L’obiettivo della Cina è ovviamente quello di non far scoppiare un tremendo conflitto a pochi chilometri e tra due nazioni (anzi, molto di più con Corea del Sud, Australia, Giappone e forse Russia che potrebbero essere coinvolte, ndr) con cui Pechino intreccia scambi economici da decenni. «La Cina chiede con forza a Usa e Corea del Sud di fermare le azioni che peggiorino le tensioni regionali e danneggino interessi della sua sicurezza strategica, di cancellare il dispiegamento dei sistemi antimissile Thaad e di rimuovere gli equipaggiamenti», ha ricalcato la mano il portavoce del ministro degli Esteri di Xi Jinping. Mentre gli Usa proseguono le installazioni dei sistemi anti-missili Thaad in Corea del Sud (tra le forti proteste della popolazione) e le navi nei porti di fronte a Pyongyang proseguono le attività militari di esercitazioni in procinto di uno scontro per ora solo a parole ma sempre più vicino ad una improvvisa e imprevedibile escalation. 

Donald Trump ha deciso che non andrà a riferire, per ora, in Senato sui rischi da terza guerra mondiale e sullo scontro con la Corea del Nord: questo significa, leggendo tra le righe delle mosse strategiche e politiche, che la tensione potrebbe essere ad una fase di allentamento dopo giorni di altissimo livello dello scontro. Intanto a gettare carne sul fuoco ci pensa l’ex generale Petraeus – ex capo della Cia e responsabile delle forze armate Usa durante la presidenza Bush – in una intervista a Repubblica: «L’opzione dell’attacco militare resta sul tavolo ma se si pensa a che tipo di intervento servirebbe per eliminare il programma nucleare, le possibili difese aeree e i missili di di Pyongyang, si ha il senso delle potenziali perdite di vite umane». Una carneficina possibile che andrebbe evitata secondo un punto assai chiaro nella logica e spiegazione di David Petraeus: «io ritengo che la mossa decisiva sia quella di convincere la Cina a tagliare il cordone ombelicale con la Corea del Nord».

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