PAPA FRANCESCO & BENEDETTO/ In una postfazione di Ratzinger il segno di una grande Amicizia

- Paolo Vites

Ancora una volta nella Chiesa cattolica c’è chi cerca di mettere Benedetto XVI contro papa Francesco, peccato che sono tutte invenzioni, ecco di cosa si tratta

papa francesco benedetto xvi
Ratzinger e Papa Francesco (LaPresse)

“Liturgia”: nella ormai diventata famosa post fazione del papa Emerito al libro del Cardinale Sarah “La forza del silenzio” (pubblicata in anteprima dal sito “First Things”) tale parola è citata in tutto tre volte, nel finale. Non è il contenuto principale dello scritto di Benedetto, non si parla di altari girati a oriente, messa in latino o con le spalle al popolo (che Sarah avrebbe citato in un suo discorso e che secondo certi osservatori di parte gli sarebbe valso il siluramento da parte di Bergoglio), ma ne è la conclusione, una sorta di riconoscimento della profonda spiritualità di questo cardinale che è appunto il prefetto della Congregazione per il Culto Divino. C’è molto di più in questa post fazione.

Leggendo il testo integrale di Ratzinger, quello che ne esce è qualcosa che precede la Liturgia e che perciò ne diventa conseguenza, potremmo dire tranquillamente una conferma del buon lavoro di papa di Francesco (che viene giustamente ringraziato alla fine per aver scelto proprio il cardinal Sarah). E’ l’esaltazione di una qualità che preti, vescovi, cardinali e membri della Chiesa cattolica hanno, alcuni, perso da tempo, cosa che qualunque fedele cristiano con un po’ di intelligenza si è già reso conto da solo andando a messa. Al proposito val bene ricordare la splendida battuta dello stesso Ratzinger alla domanda cosa rischia di farle perdere la fede? “Le omelie noiose”.

Esattamente quello che dice Bergoglio, quando, ordinando recentemente 19 nuovi sacerdoti, raccomandò loro: “Le vostre omelie non siano noiose, che le vostre omelie arrivino proprio al cuore della gente perché escono dal vostro cuore, perché quello che voi dite a loro è quello che voi avete nel cuore. Così si dà la Parola di Dio e così la vostra dottrina sarà gioia e sostegno ai fedeli di Cristo, il profumo della vostra vita sarà la testimonianza, perché l’esempio edifica, ma le parole senza esempio sono parole vuote, sono idee e non arrivano mai al cuore e addirittura fanno male: non fanno bene”. Papa Francesco già anni fa, riprendendo la Evangelii Gaudium e la Verbum Domini di Benedetto aveva detto chiaramente: “L’omelia non può essere uno spettacolo di intrattenimento, non risponde alla logica delle risorse mediatiche ma deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione”.

Come sempre, totale sintonia tra Ratzinger e Bergoglio. In questo libro, dice Ratzinger, siamo all’esaltazione dello spirito ascetico del vero cristiano. 

Benedetto XVI esalta questo spirito di fronte a sacerdoti rock star che non vedono l’ora di salire sull’altare alla domenica per dare vita al proprio show con omelia che superano i 40 minuti (spesso infarcite dal nulla e da una discreta ignoranza), cioè mettersi al centro dell’attenzione almeno una volta alla settimana. Citando le lettere di Sant’Ignazio di Antiochia, Benedetto dice di essere rimasto colpito sin dalla prima volta da questo passaggio: “E’ meglio mantenere il silenzio ed essere un cristiano che parlare e non esserlo”.

Gesù dice Ratzinger, passava le notti in silenzio a colloquio con il Padre, le sue parole, i suoi discorsi venivano dal silenzio e potevano formarsi solo in quel modo. La sua parola la possiamo capire solo entrando nel suo silenzio, se impariamo dal suo silenzio”. 

Tutto questo, scrive ancora, si ritrova nel libro del Cardinale Sarah: ci insegna il silenzio, a essere in silenzio con Gesù. Lo stesso cardinale, citato, dice: “I giorni del silenzio, del digiuno totale sono stati un grande aiuto, Una grazia senza precedenti e un incontro personale con Gesù”. Da questo suo punto di vista della realtà, scrive il papa Emerito, lui può vedere i pericoli che continuamente minacciano la vita spirituale di presti e vescovi e cioè sostituire la Parola con una verbosità che diluisce la grandezza della Parola”. 

Dunque un invito al silenzio spirituale. Di cosa poi parlerà il cardinale nel libro lo sapranno tutti dopo che sarà pubblicato, ma non c’è dubbio che sarà incentrato su quello che ha sottolineato il papa Emerito.

Tutto questo per coloro i quali, in un fronte o nell’altro, hanno dichiarato vittoria: clamoroso, Ratzinger sostiene il cardinale Sarah che Francesco ha invece isolato e zittito. E poi: Ha denunciato la deriva in cui Bergoglio ha portato la Chiesa. Dall’altra parte c’è chi invece dice che Ratzinger ha fatto l’endorsement di un cardinale “inadeguato e incompetente in ambito liturgico, che con teorie strampalate impedisce all’ufficio della Congregazione di svolgere il su lavoro”.

Due posizioni astratte e ideologiche che dividono e confondono i cristiani.

Chi predica oggi la necessità di un cristianesimo concreto e integrale e non verboso e personalista? Nessuno meglio di papa Francesco che, ricordiamo solo questo episodio, il 17 marzo scorso, terzo venerdì di Quaresima, durante la liturgia penitenziale nella basilica di San Pietro, rinunciò a pronunciare l’omelia, rimanendo in silenzio, un silenzio per Dio, un silenzio spirituale nel segno della Misericordia.

Editorialisti e teologi delle due posizioni dette prima annunciano una Apocalisse tramite una divisione in atto già oggi nella Chiesa. Tranquilli, la divisione la state portando voi, non papa Francesco, che sta unendola nella misericordia e nel perdono come raramente in passato i cristiani di tutte le confessioni, come dimostrato nel recente viaggio in Egitto.

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