INTERNET E’ UN FALLIMENTO/ Quel mea culpa del fondatore di Twitter che censura il “bug” umano

- Paolo Vites

Evan Williams, fondatore di Twitter, si arrende: abbiamo sbagliato tutto, dichiara il fallimento dei creatori di social network. Basterà la sua utile autocritica? PAOLO VITES

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Lapresse

Ci dicevano: “la democrazia finalmente sarà a portata di tutti”. Sbandieravano: “Ognuno potrà dire la sua, quello che pensa e quello che crede”. Ci hanno dato lo spazio (gratis): blog, social network, possibilità di crearsi il proprio sito. Se oggi navigate un po’ nella Rete ne troverete tanti di quei siti e blog, abbandonati “dalla ciurma”, non c’è rimasto manco il capitano ovviamente. Vagano per sempre nella Rete come i rifiuti spaziali che orbitano intorno alla Terra, tristi spazi una volta riempiti ogni giorno con scritti clamorosi in cui orgogliosamente “dicevamo la nostra”. Abbandonati, ultimo aggiornamento 1999, 2003… Rimangono solo i social network, accumuli di miliardi di persone, che ricordano la città di Blade Runner: tutti uno sopra l’altro, dove si aggira la morte sotto forma di sfide suicide o anche buoni per i terroristi per mandarsi messaggi in codice, il cyberbullismo che porta i ragazzini ad ammazzarsi, status vaneggianti narcisismo puro, tuttologi di qualunque cosa che ci spiegano il senso della vita: eccola la democrazia online, risse e insulti e caos. Uno studio scientifico inglese ha dichiarato che il social network più pericoloso in assoluto è quello che sembra il più innocuo: Instagram. Dove decine di migliaia di ragazzine postano selfie anche mezze nude, attraendo nugoli di pedofili.

Chi dice queste cose? Ovviamente usa un linguaggio più moderato, ma è l’uomo che ci ha dato dapprima Blogger, poi Twitter, e cioè Evan Williams: “Internet non funziona più” ha detto al New York Times. Poi da buon liberal americano aggiunge “Scusateci per Donald Trump”. Come se il problema fosse The Donald, quando lo spazio per farsi propaganda glielo hai fornito tu, Evan. Suvvia.

“Pensavo che il mondo sarebbe diventato automaticamente migliore se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi. Mi sbagliavo”. Ah ecco, dunque c’è uno sbaglio antropologico e ideale alla base. In quale contorto spazio del cervello umano esiste la concezione che le cose funzionino “automaticamente”, invece che crescere poco a poco, nutrendole, dando loro un contenuto ideale, dei valori positivi. E’ stato fatto l’opposto: è stato dato il “liberi tutti”.

Dice il giovane, comunque diventato stramiliardario: “Le cose continuano a peggiorare. Facebook usata per trasmettere omicidi; Twitter in preda a orde di troll; la diffusione di fake news con modalità e rapidità inedite. Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo”. Già perché se non hai davvero qualcosa da dire, dare questa possibilità a tutti è infernale e finisce in mano ai grandi poteri che controllano tutto, le foto postate innocentemente dei tuoi figli usate per indagini di mercato, le grandi aziende e banche che traggono profitto da quello che scrivi, la realtà virtuale che è più maneggevole e comoda di quella reale che si impone.

Internet premia gli estremi, aggiunge. “Non tutti siamo persone perbene. Gli umani sono umani. Non è un caso che sulle porte delle nostre case ci siano serrature. E invece, Internet è iniziato senza pensare che avremmo dovuto replicare questo schema, online”. Eh già, anche qui Williams ha scoperto l’acqua calda. Ma la generazione Net, gli Zuckerberg, in che mondo sono cresciuti? Toccherà mettere delle serrature, e la sbandierata democrazia della Rete? Dunque la soluzione? “I sistemi basati sulla pubblicità non premiano la qualità della notizia, ci vogliono sistemi a pagamento per avere contenuti di qualità”. Ci faccia capire: come il vecchio cartaceo che voi avete contribuito a far morire?

“La Silicon Valley si percepisce come Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dèi e lo ha consegnato ai mortali. Quel che tendiamo a dimenticare è che Zeus se la prese così tanto con Prometeo che lo incatenò a una roccia, così che gli uccelli potessero mangiarne le viscere in eterno. Qualcuno potrebbe ora dire che è quello che ci meriteremmo, per aver consegnato a Trump il potere dei tweet”. Il problema, caro Evan, è che voi non avete rubato il fuoco a Zeus, avete tratto il massimo profitto da un buco, un bug come dite voi, umano e ideale, e vi ci siete infilati dentro. Forse adesso è troppo tardi per rimediare.

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