Charlie Gard/ In vita per altri sei giorni: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha rinviato la decisione

- Silvana Palazzo

Charlie Gard, oggi la sentenza a sul caso del bimbo che per i medici inglesi deve morire: decide la Corte europea dei diritti dell’uomo. Potrà curarsi negli Stati Uniti o dovrà morire?

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Charlie Gard (Foto da Facebook)

La Corte europea dei diritti dell’uomo si è presa del tempo per decidere su Charlie Gard, il bambino che soffre di una malattia genetica rara (sindrome di deperimento mitocondriale). Il piccolo potrà vivere per almeno altri sei giorni, visto che il tribunale di Strasburgo ha stabilito l’estensione del trattamento e assistenza infermieristica per assicurare il mantenimento in vita del bambino. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha, quindi, ordinato al governo britannico di continuare a tenere in vita Charlie Gard fino a quando non prenderà una decisione. Nel frattempo il legale della famiglia di Charlie dovrà fornire un rapporto completo che verrà esaminato dai giudici. La misura provvisoria durerà fino alla mezzanotte di lunedì 19 giugno. Ieri sera, invece, i genitori di Charlie hanno organizzato un pic-nic sul tetto dell’ospedale di Londra nel quale il piccolo è ricoverato. (agg. di Silvana Palazzo)

La Gran Bretagna ha il fiato sospeso: oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo deciderà le sorti di Charlie Gard, il bambino inglese che soffre di una sindrome di deperimento mitocondriale. A Strasburgo, infatti, stabiliranno se il piccolo potrà continuare a vivere, come sperano i suoi genitori, o se invece tenerlo in vita con i macchinari è accanimento terapeutico, come sostengono invece i medici. La vicenda è particolarmente complessa, quindi ricostruiamola dal principio. Charlie Gard è nato il 4 agosto scorso: a otto settimane di vita gli è stata diagnosticata una sindrome molto rara, per la quale è stato ricoverato in terapia intensiva al Great Ormond Street Hospital di Londra. I medici ad un certo punto hanno annunciato ai genitori del bambino, Connie Yates e Chris Gard, che non c’era più nulla da fare e che continuare a tenere in vita il piccolo era da considerarsi accanimento terapeutico.

Comincia in questa fase il braccio di ferro tra i genitori del bambino e i medici. I genitori di Charlie, infatti, si mettono di traverso e portano il caso davanti ai giudici, fino all’ultimo grado di giudizio britannico, la Corte Suprema. Per i giudici hanno ragione i medici, quindi i genitori si sono appellati alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che ha bloccato la sentenza britannica per qualche giorno. La sentenza della Corte Suprema dovrebbe diventare effettiva a mezzanotte, quindi è atteso il pronunciamento della Corte Europea entro tale scadenza. Per i magistrati britannici non esistono soluzioni e alternative terapeutiche, i genitori di Charlie invece stanno raccogliendo oltre 1,3 milioni di sterline con la campagna #Charliesfight per sottoporre il piccolo ad una cura sperimentale molto costosa che esiste negli Stati Uniti. Il problema è che questa cura sperimentale non offre garanzie e peraltro non è neppure protocollata in Gran Bretagna, quindi per la legge britannica non esiste. Cosa dirà a tal proposito la Corte europea dei diritti dell’uomo?

La vicenda è ingarbugliata dal punto di vista etico, medico e giuridico. Inevitabilmente suscita diversi interrogativi: quando si passa dalla cura all’accanimento terapeutico? Come si misura la sofferenza del paziente? Il parere medico può prevalere sulla volontà di chi rappresenta legalmente il malato?

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