Abusi da un prete in parrocchia/ Pedofilia Isernia, Giorgio: “così mi molestava”. Lettera di scuse dal Vescovo

- Niccolò Magnani

Abusi da un prete e altri uomini di Dio in parrocchia: le accuse gravissime di un 34enne polacco, Giorgio, contro il parroco. “Ecco come mi molestava”, le scuse del Vescovo di Isernia

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Oratori e chiese: immagini di repertorio (LaPresse)
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Si chiama Giorgio Babics, ha oggi 34 anni e da settimane sta denunciando pubblicamente la storia accaduta 17 anni fa in un paesino della provincia di Isernia: pedofilia, un’infanzia violata dalle molestie del parroco e da altri uomini di chiesa. Un quadro orrendo che è al vaglio della magistratura e delle indagini interne parallele della Diocesi guidata dal Vescovo Cibotti: «Giorgio accusa di pedofilia la sua ex guida spirituale, quel sacerdote conosciuto in Polonia, Paese natale di entrambi. A Lublino il prelato entrò a far parte del nucleo familiare di Giorgio, tanto che decise di portarlo con sé in Italia, nel paesino a pochi chilometri da Isernia, per dargli un futuro. Però, proprio in quel piccolo centro, all’interno della casa canonica, il sacerdote avrebbe usato violenza e oggi Giorgio è convinto di non essere l’unica vittima», si legge su Primo Piano Molise che fin dall’inizio ha seguito la storia e le accuse di Giorgio. Oggi il 34enne sarà ospite a Pomeriggio 5 per raccontare anche sulla tv nazionale la sua storia e le sue precise accuse che andranno ovviamente tutte verifica per evitare inutili processi mediatici, in un caso o nell’altro. Il racconto che Giorgio fa delle molestie subite è comunque agghiacciante: «Mi portava in giro, mi faceva guidare la macchina, voleva sempre abbracci. Io all’epoca ero poco più che un bambino, ma non c’erano le molestie che sono iniziate in provincia di Isernia, in un paesino isolato. Io da straniero non parlavo molto bene la lingua ed ero totalmente dipendente da lui. Dopo qualche mese dal nostro arrivo ha iniziato a fare altro, a toccarmi a mettermi le mani nelle mutande e a fare cose poco cristiane, come dice il vescovo».

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LA LETTERA DI SCUSE DEL VESCOVO

Con una lunga lettera pubblicata sul sito online della Diocesi di Isernia, il Vescovo Camillo Cibotti ha provate a rivolgere al giovane ex ragazzo abusato in parrocchia e a tutta la comunità le scuse e il perdono per i presunti fatti gravissimi avvenuti. «Chiedo perdono per le vicende passate e per quelle che hanno ancora forti ripercussioni nel presente. Sono qui per questo», scrive il vescovo di Isernia-Venafro. «Le mie parole non scaturiscono in risposta al clamore mediatico che si è generato in queste ultime settimane nei confronti di uno dei fatti su menzionati; sono generate dall’amore per la giustizia e la verità. È vero: me ne starei volentieri in silenzio, come un padre che sta di fronte ad un figlio che è caduto in qualche genere di disgrazia. E il figlio, in questo caso, ha il volto della nostra Chiesa locale. Come suo membro, non posso negare che queste vicende mi addolorano profondamente proprio per questo: perché tornano a far sanguinare una ferita tuttora aperta. Sebbene sia qui da poco più di tre anni, posso dire di conoscere quanto accaduto in passato: conosco i fatti che sono documentati e conosco anche tutto il cammino che questa Chiesa ha fatto e continua a compiere nello scegliere la verità e la trasparenza».

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Il vescovo poi replica dicendo che la Chiesa in tutti questi anni ha preso forte posizione ai tanti, troppi casi di pedofilia che purtroppo affollano le cronache quotidiane degli ultimi decenni. «Ho ascoltato il più possibile: i sacerdoti coinvolti in varie forme, i fedeli della Parrocchia presenti in alcuni dei fatti accaduti, altre persone interessate per vari motivi. Non ho potuto confrontarmi solo con chi ha scelto la via mediatica, a scapito della possibilità di dialogo e di collaborazione. Ma, nonostante questo, la mia scelta è stata chiara fin dal principio: ho cercato un costante confronto con la Magistratura. Incredulo e addolorato da quanto stava accadendo, ne ho preso atto.?Seguendo l’esempio di Sua Santità, Papa Francesco, ho agito in comunione con lui». È lo stesso Giorgio a rispondere in questi giorni, intervistato da Primo Pieno Molise: «Ritengo che abbia fatto un gesto importante, però mi è mancato un elemento ovvero una telefonata. Poteva dirmi “ciao, come stai?”, ma alla fine non voglio sminuire il gesto che ha fatto».

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