(BLANGIARDO) ORIUNDI E SAN MAURIZIO/ Da Orsi e Omar Sivori a Eder e Franco Vazquez: una lunga storia.

- La Redazione

Il primo oriundo italiano fun un nordafricano che militava nelle legioni romane, poi diventato santo patrono degli alpini. Ecco chi era San Maurizio. ALESSIO MENONA e GIAN CARLO BLANGIARDO

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San Maurizio Moro

Di integrazione e multietnicità si è parlato in relazione alla nazionale di calcio: tutti italiani integrati multietnicamente da Giuseppe Rossi (“italianissimo”, ma nato in New Jersey, da lì trasferitosi a Parma a 12 anni) a Mario Balotelli (nato in Italia da genitori ghanesi e presto adottato da una famiglia bresciana); da Soriano (nato in Germania da genitori italiani, trasferitosi a Genova a 18 anni) ai vari Ogbonna e El Sharaawy nati e cresciuti in Italia; fino al revival degli “oriundi”. 

Oriundi sono i recenti neo-convocati in nazionale Eder e Vazquez: il primo ha lontane origini italiane ma una lunga carriera sportiva nella penisola; il secondo ha la madre italiana ma è sul territorio nazionale da poco più d’un paio d’anni. Entrambi hanno optato, all’interno della propria duplice cittadinanza, per la nazionale tricolore. Ma quale dev’essere il criterio di convocabilità in nazionale: che sappiano a memoria l’Inno o la Costituzione o che superino un test di lingua e di cultura italiana? Che siano nati in Italia? (Rossi e Soriano non lo sono). Che siano vissuti in Italia e per quanto e quale tempo? (Di nuovo, Soriano e Rossi non certo continuativamente). Che abbiano genitori italiani? (Balotelli li ha; Vazquez ne ha uno; Eder no; Rossi e Soriano sì; tante seconde generazioni nate in Italia ne hanno uno, o zero, o due, o zero alla nascita ma poi divenuti due perché i genitori stranieri solo dopo la nascita del figlio hanno acquisito cittadinanza italiana…) Una combinazione, ancora più complicata, di tutti questi criteri? 

È chiaro che il mondo è sempre più interconnesso, con scambi nazionali e di nazionalità… ma solo ora? In fondo – misconosciuto – chi è stato uno dei primi “oriundi d’Italia”? San Maurizio, Moritz, patrono degli Alpini. Moro, marocchino (in realtà, coi criteri geografici attuali sarebbe egiziano; ma poi si sa che con il termine  “marocchino” comprendevano allora tutti i primi nordafricani) di pelle inequivocabilmente nera, o scura, generale dell’esercito romano, vero campione e capitano delle battaglie nelle Alpi con la “nazionale” dell’Impero romano, e generale nella “squadra” della fortissima Legione Tebea. 

Figlio di genitori atei, convertitosi fervente cristiano. Patrono in molti comuni, venerato nei centri di più antica tradizione alpina piemontesi (come San Maurizio d’Opaglio o San Maurizio Canavese) o valdostani fortemente legati alle tradizioni locali (e fino alle località sciistiche svizzere più alla moda, o alla Francia dei tanti Saint-Maurice). Il “Giuseppe Meazza” degli Alpini, o il “Silvio Piola” se vogliamo sommarci la dicotomia città-campagna. Nume di un corpo militare che duemila anni fa, da oriundo, è entrato nella storia. Senza troppi problemi e criteri di eleggibilità nazionale.

(Alessio Menonna e Gian Carlo Blangiardo)

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