PYEONGCHANG 2018/ Al via le Olimpiadi invernali, ma sulla Corea c’è una “macchia” nera

- Marco Tedesco

Oggi la cerimonia d’apertura: per gli organizzatori sono le più “verdi” della storia. Ma per le Ong ambientaliste l’area ospita troppe centrali a carbone. MARCO TEDESCO

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Un salto con gli sci - LaPresse

Oggi, a mezzogiorno ora italiana (le ore 20 locali), si apriranno le XXIII Olimpiadi invernali. Appuntamento a Pyeongchang, in Corea del Sud, nella provincia di Gangwon. Il dettaglio geografico è importante, perché se, da un lato, nello stadio scoperto di Daegwallyeong, che può contenere 35mila spettatori, le temperature arrivano a -20 gradi (e nonostante gli organizzatori si siano prodigati per mettere a disposizione plaid, berretti e guanti, molti spettatori hanno già dato forfait, rinunciando ai biglietti acquistati per lo spettacolo), fuori dal Villaggio olimpico la temperatura è ben più calda.

Questi Giochi della neve, infatti, sono stati presentati dagli organizzatori come le Olimpiadi più ecologiche di sempre. In realtà, avranno luogo in una regione, Gangwon appunto, che sta diventando la sede di sempre più numerose centrali a carbone: nonostante la resistenza della popolazione locale, è stata recentemente proposta la costruzione di quattri nuovi impianti, oltre ai sette già esistenti.

«Siamo furiosi – ha detto, per esempio, Yongwoo Lee, 62 anni, nativo di Samcheok, una città vicina alla sede dei Giochi -. Dietro le quinte hanno portato avanti il piano per la costruzione di altre quattro centrali elettriche a carbone. Quelle esistenti hanno già causato molti problemi di salute e di inquinamento, e se altri quattro nuovi impianti verranno costruiti, peggioreranno le condizioni, soprattutto delle persone anziane e più deboli».

Molto forte anche l’opposizione delle organizzazioni ecologiste sudcoreane, a partire dall’Alleanza anti-carbone della Corea, che include l’Association of Gangneung Citizens against Coal, la Samcheok Coalition of Citizens against Coal, la Korea Federation for Environmental Movements, Solutions for Our Climate e Green Party Korea. Ha raccontato Jieon Lee, coordinatore per il clima e l’energia della Federazione coreana dei movimenti ambientali e degli amici della Terra di Corea:  «Il Governo ha portato avanti il piano per la costruzione di altre quattro centrali a carbone nella stessa regione in cui si ospitano i Giochi, che si vorrebbero i più “verdi” della storia olimpica. Resta il fatto che quest’area soffrirà per decenni molti problemi ambientali e di salute». Senza dimenticare che la provincia di Gangwon vive soprattutto di turismo.

In effetti, nonostante l’intenzione del nuovo governo guidato da Moon Jae-in di puntare a una transizione verso l’energia pulita – l’obiettivo è arrivare al 20% di energie rinnovabili entro il 2030, eliminando gradualmente le fonti energetiche convenzionali – restano molti punti interrogativi sulle effettive strategie, in materia di sostenibilità, della Corea del Sud: il Paese, che pure ha firmato l’Accordo di Parigi, resta il terzo maggior finanziatore al mondo di combustibili fossili, esportando le sue centrali a carbone nel Sud-Est asiatico e in Africa, mentre ha investito nella finanza sostenibile, tra il 2013 e il 2015, appena 92 milioni di dollari all’anno.

Secondo il rapporto pubblicato nel dicembre 2016 dagli organizzatori delle Olimpiadi, l’84% delle emissioni di gas serra è stato ridotto e compensato, la capacità totale di generazione eolica ha raggiunto i 203 Mw, superando del 104% la capacità richiesta di 194 Mw, e tutte le sei sedi di nuova costruzione hanno ottenuto la certificazione di bioedilizia, chiamata G-Seed (un sistema di classificazione, sviluppato dal governo coreano, che viene applicato agli edifici che consumano meno energia e riducono l’inquinamento). Non solo: si prevede che più di 6.600 tonnellate di emissioni di gas serra possano essere ridotte, se i 420mila visitatori attesi sceglieranno di utilizzare la nuova rete ferroviaria al posto delle auto.

Per le organizzazioni ecologiste, invece, entro il 2023 verranno completate quattro delle sette centrali a carbone nella provincia di Gangwon (i lavori dovrebbero iniziare a marzo, subito dopo la chiusura dei Giochi), mentre per decenni sono stati utilizzati tre impianti, di cui due a Donghae, per la produzione di 200 Mw, e uno a Yongdong, per altri 200 Mw (quest’ultima unità, però, dovrebbe essere chiusa entro il 2020) e da poco hanno iniziato a operare altri impianti a Pukpyung (1.190 Mw in totale) e a Samcheok (2.044 Mw).

Da domani, vedremo se l’inizio vero e proprio delle gare e magari la conquista delle prime medaglie da parte di atleti coreani (quelli del Nord e del Sud oggi sfileranno insieme sotto un’unica bandiera) contribuiranno a raffreddare un po’ le polemiche.

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