Trivelle in adriatico, consiglio di Stato boccia i ricorsi/ Caccia al petrolio: stessa decisione del 2016

Trivelle, via libera a nuove piattaforme in Adriatico. Consiglio di Stato boccia ricorso di Puglia e Abruzzo. Le società petrolifere possono continuare ricerche con la tecnica dell’air gun

13.03.2018 - Paolo Vites
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Trivelle nell'Adriatico

Incredibili polemiche si muovono attorno alle trivelle ancora una volta con il via libera a nuove piattaforme in Adriatico e il Consiglio di Stato pronto a bocciare il ricorso di Puglia e Abruzzo. La decisione è molto simile a quella che fu espressa dal Tar del Lazio e poi impugnata dalla Regione Puglia nel 2016. Al tempo si discuteva di una possibile compatibilità tra perforazioni marine e le norme di tutela dell’ambiente. Si parlava soprattutto del disturbo che avrebbe creato trivellare il mare ai cetacei che animano il mare. L’air gun, sparare aria compressa in profondità, rischiava di creare addirittura delle onde sismiche. E’ così che sono nuovamente balzate in primo piano le polemiche legate al rischio di vivere situazioni decisamente pericolose a livello ambientale. Ne sentiremo ancora parlare nelle prossime settimane e vedremo quali saranno le evoluzioni. (agg. di Matteo Fantozzi)

STORCONO IL NASO GLI AMBIENTALISTI

Storcono il naso gli ambientalisti dopo che il Consiglio di Stato ha bocciato i ricorsi presentati da Regione Abruzzo e Regione Puglia contro Ministero dell’Ambiente e Spectrum Geo Ltd, la compagnia che potrà avviare le trivellazioni lungo la costa adriatica alla ricerca di gas e petrolio. Ma la battaglia, stando alle prime reazioni dei politici locali, è lungi dall’essere conclusa. C’è chi, come il presidente del gruppo consiliare in Regione Puglia di Art.1-Mdp-Leu Ernesto Abaterusso, lancia una proposta dal forte impatto politico: una legge regionale di cui la Puglia dovrebbe farsi capofila “capace di scacciare una volta per tutte lo spettro delle trivelle”. Ma tra gli ambientalisti, nel giorno in cui viene reso noto il via libera alle trivellazioni lungo le coste, c’è anche chi se la prende con la politica stessa, colpevole di aver ignorato in troppe occasioni il problema. Come riportato da La Repubblica, i No Triv oggi vanno all’attacco:”Rimaste ai margini della campagna elettorale, le trivelle irrompono di prepotenza sulla scena”. (agg. di Dario D’Angelo)

TRIVELLE, CONSIGLIO DI STATO BOCCIA RICORSO PUGLIA E ABRUZZO

Trivelle, via libera alla costruzione di nuove piattaforme per la ricerca di gas e idrocarburi nel mare Adriatico. Dopo la sconfitta per non raggiungimento del quorum al referendum del 2016 che chiedeva di abrogare la concessione alle piattaforme marine entro le 12 miglia nautiche fino a esaurimento dei giacimenti, le regioni Abruzzo e Puglia avevano presentato un ricorso al Consiglio di Stato per impedire di continuare la trivellazione del fondo marino del mar Adriatico. Una prima sentenza contraria era già arrivata sempre nel 2016 dal Tar del Lazio: la Regione Puglia sosteneva che le perforazioni marine creavano problemi alla tutela ambientale, tra le altre cose disturbando la vita dei cetacei. Inoltre il cosiddetto “air gun”, il metodo adottato per le trivellazioni cioè sparare in profondità area compressa, avrebbe provocato onde sismiche onde sismiche.

TRIVELLE, VIA LIBERE A NUOVE PIATTAFORME IN ADRIATICO

Adesso il Consiglio di Stato, come riportato da Repubblica, con alcune sentenze rese note tra il 28 febbraio e l’8 marzo ha respinto definitivamente i ricorsi di Abruzzo e Puglia, consentendo la trivellazione e la ricerca di gas praticamente in tutto il mar Adriatico, dall’Emilia-Romagna alla Puglia. Si tratta di un’area complessiva di circa 30mila metri quadri. Per il Consiglio di Stato le argomentazioni di carattere ambientale e sismico sono “in parte inammissibili e in parte infondate”. Non ci sarebbero insomma abbastanza elementi per sostenere che l’air gun sia pericoloso. I ricorsi erano stati presentati contro il ministero dell’ambiente, e la società Spectrum Geo Lfd. Le trivellazioni dunque possono riprendere: la sentenza arrivata dal Consiglio di Stato riguarda l’intera costa adriatica, per un totale di 30mila km quadrati, da Rimini a Termoli e da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme.

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