Terrorismo, cellule al-Nusra: blitz e arresti da Cagliari a Brescia/ Video, metodo Hawala per trasferire soldi

Blitz anti-terrorismo in tutta Italia: al-Nusra, 14 arresti con jihadisti finanziati da traffico di migranti. Sostegno a cellule quadiste: operazione da Cagliari a Brescia

10.05.2018 - Niccolò Magnani
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Blitz antiterrorismo (foto: Polizia di Stato)

Le due cellule di al Nusra fermate oggi nell’ambito di un blitz che ha avuto il suo culmine con vari arresti in tutta Italia, facevano capo a personaggi che gravitavano soprattutto nell’Europa del Nord. A quanto pare i nuovi terroristi sembrano essersi modernizzati: non più barbe lunghe e assetto minaccioso ma veri e propri uomini d’affari, come spiegano gli inquirenti, capaci di muoversi con abilità estrema e disinvoltura tra la gente, con valigette piene di contanti e macchine conta soldi. Come spiega TgLa7, il metodo usato per far arrivare il denaro nei Paesi interessati era quello dell’Hawala, una sorta di trasferimento virtuale e fiduciario di contanti sulla parola che non lascia alcuna traccia. Ovviamente per il compimento di tali operazioni i gruppi trattenevano anche cifre importanti. “I trasferimenti sono assolutamente illegali perché effettuati col sistema dell’Hawala che è un sistema fiduciario che si dipana al di fuori dei canali legali di trasferimento di denaro, quindi è un sistema da te a me attraverso un intermediario senza spostare materialmente i soldi ma accreditandolo sulla base fiduciaria”, ha spiegato al Tg di La7 il colonnello a capo delle indagini. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

SIRIANI JIHADISTI INDAGATI IN VENETO

Uno dei filoni della maxi operazione anti-terrorismo andata in porto questa mattina ha visto coinvolta la regione Veneto con ben tre indagati  nel Vicentino in particolare a Gambugliano, dove è stato arrestato un immigrato tra le 20 perquisizioni messe in atto nelle ultime ore. Le Fiamme Gialle hanno individuato un’associazione a delinquere composta da dieci siriani e finalizzata al riciclaggio e all’ attività abusiva di servizi di pagamento in diversi paesi, Italia, Svezia, Ungheria e Turchia.  In particolare, due di loro sono stati accusati di aver raccolto fondi all’interno della comunità islamiste jihadiste per poterli poi inviare in Siria per i foreign fighters che hanno poi circolato, purtroppo, per l’intera Europa. Anche qui andranno probabilmente a processo con accuse molto gravi che rientrano nel filone principale dell’operazione antiterrorismo, come finalità di terrorismo, finanziamento del terrorismo e intermediazione finanziaria abusiva. Attenzione anche alla situazione di due imprenditori di origine siriana che sono stati perquisiti nelle loro abitazioni a San Donà di Piave e Musile di Piave, in provincia di Venezia: i due, secondo quanto si è appreso dall’Antiterrorismo della Polizia, sono indagati per riciclaggio e finanziamento di condotte con finalità di terrorismo. L’indagato di Musile, da ultimo,  avrebbe anche mandato in patria qualcosa come 50mila euro in “lire siriane” atte, forse, a sostenere attività terroristiche (sospettano gli inquirenti). 

UN FINANZIERE INFILTRATO 

La scoperta di cellule qaedisti Al Nusra nel nostro Paese ha portato ad una maxi operazione antiterroristica di Polizia e Guardia di Finanza che è culminata con 14 ordinanze cautelari e circa venti perquisizioni tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna. Secondo il lavoro degli inquirenti, le due cellule in Lombardia e Sardegna erano autonome ma avrebbero avuto un punto di contatto rappresentato da un soggetto con il quale i due gruppi avevano rapporti. Erano terroristi moderni ma che adottavano metodi criminali consolidati come riciclaggio e immigrazione clandestina utili a finanziare i combattenti jihadisti di Al Nusra in Siria. Le due cellule ovviamente covavano interessi economici in comune oltre alla volontà di accumulare denaro da proventi leciti e illeciti da far pervenire poi ai terroristi islamici. Due milioni e mezzo sarebbero stati accumulati e poi girati in Medio Oriente per comprare armi da combattimento. Gli inquirenti, come spiega TgLa7, hanno lavorato talvolta anche sotto copertura e proprio il lavoro di un finanziere infiltrato ha permesso di acquisire intercettazioni inequivocabili. “Questa rete consentiva di raccogliere denaro, trasferirlo poi nei territori di conflitto e utilizzarlo per medicinali, per parte di armi, per tutto ciò che serviva agli uomini che si trovavano nel terreno di conflitto”, ha spiegato il capo delle indagini ai microfoni del Tg di La7. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

“SOLDI DALL’ITALIA PER I KALASHNIKOV”

Emergono ulteriori dettagli circa l’operazione Foreign Fighters, l’ultimo importante colpo delle forze dell’ordine italiane nella lotta al terrorismo di matrice islamica. Come riportato dai colleghi dell’edizione online del quotidiano La Repubblica, i soldi raccolti dal gruppo di terroristi arrestati, circa 2 milioni di euro, servivano per finanziare varie attività illecite, fra cui, alcune componenti delle armi che venivano utilizzate nelle varie missioni suicida, o durante gli addestramenti. «Il denaro contante – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Brescia – era destinato a sostenere l’attività dei fronti combattenti antigovernativi siriani e, in particolare, a finanziare gli appartenenti ed affiliati al gruppo jihadista salafita armato denominato fronte “al Nusra” o “Jabhat Fateh al Sham”». Attenzione anche alle dichiarazioni del 3 aprile 2017 di Abdulmalek Mohamad, già arrestato a Cagliari per terrorismo internazionale, e amico stretto di Daddue Anwar, uno dei terroristi capi fermati quest’oggi: «L’unica cosa che è stata acquistata dall’Italia sono i mirini ottici per Kalashnikov – ha detto – comprati da tale Ibrahim, ma non so a chi sono andati, se ad Al-Nusra o ad altri gruppi. La maggior parte delle armi – ha precisato – partiva dalla Turchia». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

IL COMMENTO DI MINNITI

Il ministro degli Interni (uscente) Marco Minniti, nel commentare la maxi operazione anti-terrorismo in tutta Italia, ha spiegato come «tutto ciò costituisce un altro importante tassello delle azioni di prevenzione e contrasto al terrorismo internazionale che si sono sviluppate in questi mesi nel nostro Paese. Quella di oggi è il risultato di un’attività investigativa a 360 gradi che ha consentito di svelare e neutralizzare strutture potenzialmente ostili». Dalle indagini, come emerge anche qui sotto, si scorgono due movimenti distinti in Sardegna e Lombardia che sostenevano gli jihadisti di al-Nusra e Al-Qaeda: «hanno messo in piedi un capillare sistema di movimentazione denaro “Hawala”, riconosciuto dalla tradizione islamica ma del tutto nascosto ai circuiti bancari e più volte oggetto di inchieste dalla Finanza», spiega la Polizia di Stato. In tutto sono stati raccolti circa 2 milioni di euro in denaro contante, in particolare dai cittadini siriani che vivono nelle comunità islamiche in Svezia, in Ungheria, Germania, Olanda e ovviamente anche in Italia. QUI IL VIDEO DELL’OPERAZIONE ANTITERRORISMO

“JIHADISTI FINANZIATI CON TRAFICO MIGRANTI”

Arrivano particolari inquietanti dopo il blitz delle forze dell’ordine, polizia e guardia di finanzia, che ha portato all’arresto di 14 persone in tutta Italia per terrorismo. Parliamo di persone legate a due diverse cellule affiliate all’organizzazione siriana jihadista Jahbat al Nusra, definita “meglio dell’Isis” secondo le intercettazioni raccolte dalle forze dell’ordine. Repubblica riporta l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice del Tribunale di Brescia, da cui si evince il metodo di finanziamento alle formazioni terroristiche: “Il denaro contante era destinato a sostenere l’attività dei fronti combattenti antigovernativi siriani e, in particolare, a finanziare gli appartenenti ed affiliati al gruppo jihadista salafita armato denominato fronte “al Nusra” o “Jabhat Fateh al Sham” e alle fazioni dell’E.S.L. operanti rispettivamente nella provincia siriana di Idlib e sul confine libanese”. E non solo: dall’inchiesta “Foreign fighters” emerge che il terrorismo siriano si è finanziato anche attraverso il traffico di migranti sulla rotta dei Balcani. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

“JABHAT AL NUSRA MEGLIO DELL’ISIS”

Il Fronte al-Nusra (o Jabhat al-Nusra) è una delle organizzioni jihadiste salafiti più potenti e pericolose del mondo: nata nel 2012 durante la guerra in Siria e in Libano, si sono diffuse con l’appoggio spesso dato all’Isis fino a rappresentare uno dei punti di massimo pericolo per le tanti azioni terroriste nel mondo anche non arabo. L’operazione portata a termine dall’Anti-terrorismo italiano ha messo in carcere ben 14 di elementi a supporto di tali formazioni jihadiste: in alcune intercettazioni messe a disposizione dalla Procura di Cagliari, si scorgono i messi di “convinzione” che venivano scambiati tra gli indagati e gli stessi arrestati: «Grazie a Dio uno è felice quando vedemmo come Lamhisni che dirige la Jihad». Si scorge una fedeltà ossequiosa per un’organizzazione che sembra per i suoi appartenenti molto più “giusta” e “potente” dello Stato Islamico ora in difficoltà. «Giuro diciamo la verità, tra di noi, Jabhat Al Nusra è l’unica che è nel giusto, è l’unica che applica la Sharia. Né Bagdadi, né nessuno. Dio sia con loro. Loro combattono per amore per Dio, Dio sia con loro», dicono ancora alcuni degli arrestati nelle intercettazioni prese dalla Polizia di Stato. Sono convinti che l’unica entità in grado di garantire la Sharia e il Jihad è proprio il gruppo siriano: l’indagine ha scoperto che il supporto e l’appoggio a tale organizzazione si snodava con un sodalizio transnazionale, con basi in Italia, Svezia, Germania, Turchia e Siria, con anche «l´arresto di 3 siriani e un marocchino accusati di far parte di una cellula di supporto dell´organizzazione terroristica combattente Jabhat al Nusra, emanazione siriana di Al Qaeda», riportano gli inquirenti.

IL SUPPORTO ALLE CELLULE JIHADISTE

14 arresti in tutta Italia, da Brescia fino alla Sardegna, con una collaborazione ad ampio raggio tra l’antiterrorismo, la Polizia, la Guardia di Finanza e la Direzione Nazionale Antimafia: 14 ordini di custodia cautelare in carcere emessi dai gip di Brescia e Cagliari su richiesta delle rispettive Procure Distrettuali Antimafia e Antiterrorismo mentre sono 20 le perquisizioni domiciliari in corso in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna. Sono tutti appartenenti fiancheggiatori o membri di cellule jihadiste pronte al supporto logistico di armi e finanziamenti ai gruppi terroristici in Siria, e non solo. Le accuse a vario titolo sono di associazione con finalità di terrorismo, finanziamento del terrorismo e intermediazione finanziaria abusiva: l’integralismo islamico subisce un importante colpo messo a segno dal nostro Stato, sebbene riveli ancora una volta come l’organizzazione sia molto più a macchia d’olio e diffusa di quanto potremmo ritenere. Nei video forniti dalla Polizia di Stato di Sassari si può osservare alcuni momenti delle indagini e l’epilogo con l’arresto di questa mattina. Il jihad è tutt’altro che seppellita e la lotta contro le varie cellule “dormienti” nel nostro Paese, continua serrata. (agg. di Niccolò Magnani)

14 ARRESTI IN TUTTA ITALIA

Nuovo colpo delle forze dell’ordine italiane nella lotta al terrorismo. Come riportato in queste ultime ore dai principali organi di informazione, a cominciare dal quotidiano La Repubblica, sono state arrestate 14 persone in quattro regioni, precisamente in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna. Si tratta di terroristi affiliati a due diverse cellule, entrambe legate all’organizzazione qaedista siriana Jahbat al-Nusra. La polizia, in collaborazione con la guardia di finanza, ha inoltre eseguito una ventina di perquisizioni. Le due cellule operavano in Lombardia e in Sardegna, ed erano in contatto tramite un soggetto che manteneva appunto rapporti con entrambe. Le indagini sono state coordinate dalla Procura nazionale, e condotta dallo Scico e dalle Fiamme Gialle di Brescia, nonché dal Servizio contrasto al terrorismo esterno dell’Antiterrorismo della polizia. (agg. di Davide Giancristofaro)

FINANZIAMENTO AL TERRORISMO

La GDF ha portato alla luce un gruppo di 10 siriani che riciclavano denaro e erogavano servizi di pagamento in diversi paesi, fra cui, oltre all’Italia, anche la Svezia, l’Ungheria e la Turchia. Due di questo gruppo finanziavano inoltre il terrorismo, raccogliendo fondi in alcune comunità islamiche, per poi mandarli in Siria. L’indagine della polizia ha invece permesso di individuare 4 siriani e marocchini che supportavano Jabhat al-Nusra, e le accuse sono quelle di associazione con finalità di terrorismo, finanziamento del terrorismo e intermediazione finanziaria abusiva. Nel corso della tarda mattinata si terrà una conferenza stampa in quel di Roma, dove verranno elencati tutti i dettagli relativi a questa operazione. (agg. di Davide Giancristofaro)

IL VIDEO DELLA MAXI OPERAZIONE ANTI-TERRORISMO



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