EPIDEMIA POLMONITE/ “La legionella non si trasmette, le cause vere sono altre”

Centinaia i casi di polmonite in Lombardia e anche alcuni decessi. Si tratta di legionella o altri i motivi? Lo abbiamo chiesto al professor FABRIZIO PREGLIASCO, infettivologo

12.09.2018 - int. Fabrizio Pregliasco
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Immagine di repertorio (LaPresse)

Si è mossa anche la Procura di Brescia aprendo una inchiesta per epidemia colposa, dopo il numero preoccupante  epidemia di polmonite nel bresciano. In tutto sono circa 70 i comuni tra Brescia e Mantova interessati da questa ondata di casi: “Tale iniziativa” ci ha detto il dottor Fabrizio Pregliasco direttore della Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone nel milanese “è stata presa per capire le ragioni di quello che sta succedendo. Al momento sono in corso indagini su campioni biologici dei pazienti e campioni delle reti idriche, ci vorrà una settimana circa per sapere i risultati”. Per Pregliasco “si tratta di distinguere tra casi di legionella, che non è trasmettibile e dunque non è causa di epidemia, e acqua che ha inquinato le condotte idriche da altri batteri vista la grande presenza di allevamenti bovini in quelle zone”.

Professore, si sta diffondendo il panico relativamente a quella che sembra essere una epidemia di polmonite. Che cosa sta succedendo?

La situazione è in corso di analisi. Ci vorrà circa una settimana prima che i campioni biologici dei pazienti e i campioni d’acqua esaminati potranno dirci di cosa si tratta. 

Ci sono state due vittime fino a oggi, di cui una donna a Torino. Cosa si sa di questi casi?

Si sa che i casi non sono correlati tra loro, per questo bisogna fare una indagine epidemiologica, una individuazione dei casi per circoscrivere quello che si sta verificando.

L’ipotesi che trova maggior credito è quella del virus della legionella, è così?

Non esattamente. Anzi, si trattasse di casi di legionella staremmo più tranquilli perché non è un virus che fa scattare una epidemia, non è trasmettibile uomo-uomo e neanche bevendo l’acqua. 

Di cosa si può trattare allora?

Una infezione dovuta ad altri motivi, circoscritta a diversi comuni dell’area di Mantova e Brescia dove si trovano molti allevamenti di bovini i cui batteri possano aver inquinato le acque. Purtroppo in Italia la situazione degli impianti idrici è alquanto obsoleta.

Tornando alla legionella, per la quale sarebbero morte le due persone, da cosa è scatenata?

E’ un batterio che si trasmette solo con gocce di acqua calda vaporizzata, quella che si accumula in un locale dopo il bagno o la doccia, nei condotti di area condizionata o con l’uso di aerosol. Questo perché i nostri scaldabagno raggiungono una temperatura massima di 55 gradi, che è esattamente quella in cui il batterio sopravvive e si moltiplica. 

Il primo caso che portò all’identificazione del batterio si verificò infatti in un albergo americano e venne trovato negli impianti di condizionamento.

Infatti, e sicuramente non era un albergo moderno o igienicamente del tutto sano. I casi maggiori di legionella si verificano in strutture ospedaliere e colpiscono soprattutto gli anziani, ma anche negli alberghi, ambienti tutte e due dove per legge è necessario fare controlli e manutenzioni. Nelle abitazioni invece sta al singolo provvedere a questi controlli. Basta comunque osservare queste normali regole di controllo per evitare rischi.

Invece i casi di polmonite scatenati da altre cause?

Sono in corso indagini in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità sui campioni biologici dei pazienti e campioni d’acqua, ci vorrà almeno una settimana prima di conoscere i risultati. Alcuni sono stati identificati e si tratta sicuramente di legionella, potrebbero però esserci altri batteri negli impianti del bresciano e del mantovano dove potrebbero esserci contaminazioni dovuti ai molti allevamenti di bovini presenti nella zona. 

I casi di polmonite in quella zona sono tanti, più del normale?

Sì, la dimensione del fenomeno potrebbe essere legata a batteri trasmessi via acqua. Va detto che la situazione degli impianti idrici in quelle zone ma un po’ in tutta Italia è alquanto obsoleta.

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