ALICE SEBESTA, DETENUTA A REBIBBIA GETTA FIGLI DALLE SCALE/ Morta bimba 4 mesi: “dramma inspiegabile”

Roma, detenuta getta figli dalle scale del carcere di Rebibbia: ultime notizie, uno è morto, l’altro è gravissimo. La donna ha ucciso il bimbo nell’asilo nido della prigione

18.09.2018 - Niccolò Magnani
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Casamonica, la moglie del boss denuncia abusi e maltrattamenti (Foto: LaPresse)

Si chiama Alice Sebesta, questo il nome completo della donna nata in Germania ma cittadina georgiana che ieri ha compiuto qualcosa di impossibile da comprendere: era stata arrestata lo scorso 27 agosto dopo esser stata bloccata in flagranza per spaccio internazionale di stupefacenti. In sostanza, lei e il compagno nigeriano sono stati presi con 15 chili di marijuana e immediatamente arrestati dai carabinieri del quartiere Parioli. Lei si è sempre difesa dicendosi innocente – «Mi hanno dato un passaggio per la stazione Tiburtina, dovevo prendere il treno per tornare a Monaco di Baviera, non sapevo della droga» – avrebbe detto ai giudici, come riportato da Next Quotidiano questa mattina. Come ha invece spiegato Gabriella Stramaccioni, la Garante per i detenuti di Roma Capitale, non si riesce a trovare un motivo solido e “convincente” che possa aver portato una donna che fino a poco tempo fa era libera con due bimbi piccoli a gettarli addirittura dalla tromba delle scale di un carcere: «Il nido di Rebibbia è molto curato, una vera eccellenza per gli standard carcerari italiani. Non mi riesco a spiegare il perché di questa tragedia: Alice in questa ventina di giorni di carcere non aveva mai manifestato segni evidenti di squilibrio psichico. Mai», spiega a Repubblica la Garante. 

“TUTELARE I BIMBI IN CARCERE”

Mara Carfagna, vice presidente della Camera e deputato di Forza Italia, si è espressa sul tragico episodio dei bambini lanciati dalle scale nel carcere di Rebibbia dalla madre detenuta. La più piccola dei due figlii è morta,il bambino più grande lotta tra la vita e la morte all’ospedale Bambin Gesù e sembra abbia riportato dei danni cerebrali. Ma per Mara Carfagna queste situazioni devono essere prevenute con maggiore efficacia, affinché non si ripetano più: “La tragedia di Rebibbia ci ricorda il dramma dei tanti, troppi, bambini che crescono e vivono dietro le sbarre senza aver commesso alcun reato, da innocenti. Forza Italia chiederà conto del ritardo accumulato negli anni e pretenderà che nella legge di Bilancio vengano stanziate le risorse necessarie perché tutti i bambini attualmente in carcere possano avere un’infanzia.” (agg. di Fabio Belli)

DECISIVE LE PROSSIME ORE PER IL PICCOLO ANCORA VIVO

Non è confortante il primo bollettino medico dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma sulle condizioni del bambino di 20 mesi lanciato dalle scale dalla mamma detenuta a Rebibbia, dove era reclusa dal 27 aprile per spaccio di sostanze stupefacenti. L’urto alla testa è stato violento, inevitabilmente ha riportato gravi conseguenze. La struttura ospedaliera parla di «condizioni particolarmente critiche con danno cerebrale severo». Nel tardo pomeriggio di oggi il piccolo è stato sottoposto ad un intervento neurochirurgico per cercare di ridurre l’edema cerebrale. Decisive saranno le prossime ore per capire se l’operazione è andata a buon fine. Non resta che aspettare di vedere se supererà la notte. Come riportato dal Corriere della Sera, il prossimo bollettino medico con l’aggiornamento delle condizioni di salute da parte dell’ospedale Bambino Gesù è atteso per mercoledì in tarda mattinata. (agg. di Silvana Palazzo)

STAVANO ANDANDO A MANGIARE

Emerge una ricostruzione dei fatti inquietanti rispetto all’uccisione, da parte di una mamma detenuta nel carcere di Rebibbia, della figlia di 6 mesi e del ferimento dell’altro figlio di 20 mesi ora ricoverato al Bambin di Gesù di Roma in gravi condizioni. Come riportato da Il Corriere della Sera, pare che la donna – un’italiana nata in Germania e malata di depressione – stesse percorrendo alcune rampe di scale per spostare i bambini da un punto all’altro del reparto e portarli a mangiare. Nel tragitto, arrivata alla seconda rampa di scale, la donna avrebbe lanciato nel vuoto i due figli che teneva in braccio: per la piccola di 6 mesi non c’è stato niente da fare, è morta sul colpo; il maggiore, dopo un volo di circa 4 metri, lotta per la vita. La donna dopo l’accaduto è stata trasportata nell’infermeria dell’istituto penitenziario dove è sedata e tenuta sotto stretta sorveglianza. (agg. di Dario D’Angelo)

POLEMICA SULLE CARCERI

Mentre l’Ospedale Bambino Gesù di Roma ha fatto sapere che il fratellino del neonato morto «è sottoposto attualmente a supporto rianimatorio avanzato e in ventilazione meccanica. In programma un intervento neurochirurgico. Il paziente è in prognosi riservata», interviene anche il Ministero della Giustizia per provare a fare ordine in una vicenda delicata e dai tratti più che tragici. «Nel primo pomeriggio di oggi, appena appresa la notizia, il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, accompagnato dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini, si è recato presso l’istituto penitenziario romano per incontrare il direttore, gli operatori e il personale in servizio nel carcere. Ad entrambi è stata rappresentata la situazione giuridica della 33enne detenuta, nata in Germania ma di cittadinanza Georgiana, e arrestata in flagranza di reato il 26 agosto scorso a Roma per concorso in detenzione di sostanze stupefacenti», spiega la nota pubblica del Guardasigilli, volto a scoprire nel più breve tempo possibili gli eventuali profili di responsabilità in chi avrebbe dovuto controllare quella detenuta.

La polemica infatti è già partita, con la deputata di Forza Italia Mara Carfagna che ha subito commentato «Fu il governo di Silvio Berlusconi nel 2011 a porsi come obiettivo quello di farli uscire tutti, approvando la legge che ha istituito i cosiddetti Icam, Istituti a custodia attenuata, che permettono alla madre detenuta di scontare la pena in ambienti meno ostili per i bambini di quanto sia un normale carcere. Sette anni dopo, sono solo cinque le strutture dedicate e insufficienti le case protette: troppi bambini, almeno trenta, sono oggi condannati a crescere dietro le sbarre. E’ inaccettabile, oltre che pericoloso». 

FRATELLINO CON “DANNO CEREBRALE”

Si chiama Alice, ed è reclusa nel carcere di Rebibbia per detenzione e spaccio di droga la detenuta tedesca che questa mattina ha gettato i figli dalle scale uccidendone uno e ferendo gravemente l’altro. Come riportato da Adnkronos destano molta preoccupazione le condizioni del bimbo ricoverato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il piccolo ha riportato un “danno cerebrale severo” ed “è sottoposto attualmente a supporto rianimatorio avanzato e in ventilazione meccanica”. Arrivato in pronto soccorso alle 13 di oggi, la prognosi del bambino resta tuttora riservata. Intanto è sempre Adnkronos a chiarire come la donna fin qui non avesse manifestato a Rebibbia segni di squilibrio mentale: la mamma-killer non era seguita da psichiatri all’interno del penitenziario e la sua scheda non presentava particolari problemi psicologici, né episodi di aggressività o autolesionismo. (agg. di Dario D’Angelo)

DRAMMA NEL NIDO DEL CARCERE

Una vera e propria tragedia quella che si è consumata questa mattina all’ospedale Rebibbia di Roma: una detenuta di nazionalità tedesca ha lanciato giù dalle scale i due figli: il neonato di quattro mesi è morto, mentre il bimbo di due anni sta lottando in questi minuti tra la vita e la morte all’ospedale Bambin Gesù. Il dramma è avvenuto all’interno della sezione nido del carcere, dove sono ospitati i bimbi fino a tre anni: Repubblica, citando fonti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, sottolinea che la donna avrebbe dovuto avere un colloquio con i suoi parenti. Sul posto è intervenuta il procuratore aggiunto Maria Monteleone, coordinatore del pool dei magistrati che si occupa dei reati sui minori: verrà aperta un’indagine per omicidio e tentato omicidio. In corso inoltre i rilievi tecnici dei carabinieri del nucleo investigativo per ricostruire la dinamica dei fatti. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

MORTO UN NEONATO

La follia che colpisce due volte: prima un reato che ti costringe in carcere con due figli piccolissimi, poi l’estremo atto omicida che ti spinge a buttare giù dalle scale nel “Nido” nella prigione entrambe quelle vite innocenti. È successo pressapoco così nel carcere di Rebibbia a Roma questa mattina, con una detenuta di origine tedesca che ha tentato di uccidere i suoi due figli piccoli, pare gettandoli proprio dalle scale della struttura circondariale. Uno è morto sul colpo, l’altro è invece gravissimo e ricoverato immediatamente nell’ospedale più vicino; lo si apprende dal presidente della Consulta penitenziaria e responsabile della Casa di Leda, Lillo Di Mauro che all’Ansa ha spiegato «l fatto sarebbe accaduto – ha spiegato – all’interno della sezione nido, dove sono ospitati bimbi fino a tre anni».

REBIBBIA, MISTERO SULLE CAUSE

È completo mistero sulle cause che avrebbero portato la donna a tentare il duplice infanticidio ma è anche oscuro il come sia potuto accadere all’interno di un carcere controllattissimo, per di più in una delle aree più delicate della struttura come quella del Nido. Il personale sanitario è a lavoro nel disperato tentativo di salvare la vita almeno al secondo figlio rimasto vivo dopo il terribile volo; come giustamente spiega Roma Fanpage, quella struttura è nata proprio per accogliere le detenute con figli molto piccoli, e la madre si trovava in quell’area del carcere quando un improvviso raptus, pare, l’ha portata a commettere l’indicibile delitto. Nelle prossime ore tutti i dettagli più importanti in merito, intanto la donna è stata fermata e rinchiusa nell’area isolata di Rebibbia in attesa di capire l’evolversi delle indagini appena scattate.

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