Sorbillo, bomba contro pizzeria nel cuore di Napoli/ Video, popolazione ferita “Noi la parte sana della città”

Bomba contro Pizzeria Sorbillo nel centro di Napoli: proprietario Gino, “temo sia Camorra, ormai sono un simbolo”. Video, popolazione solidale dopo l’attacco

17.01.2019, agg. alle 17:04 - Niccolò Magnani
Pizzeria Sorbillo
Napoli, bomba contro la Pizzeria di Gino Sorbillo (LaPresse, 2019)

E’ una Napoli ferita, quella che oggi si è radunata davanti alla porta della pizzeria di Gino Sorbillo, nel cuore della città, all’indomani dall’esplosione della bomba nel locale celebre, sito in via dei Tribunali 32. Sono numerose le gesta di solidarietà che stanno giungendo anche da parte di numerosi turisti che sono rimasti letteralmente sconvolti dopo il brutale attacco ad uno dei simboli di Napoli e dell’Italia intera. Questa mattina, davanti al cancello chiuso campeggiava la scritta “chi tocca la pizza tocca Napoli”. Associazioni, cittadini e turisti si sono così radunati per sostenere il titolare della pizzeria colpita e dare il loro messaggio sintetizzato perfettamente da Pasquale Del Prete, il Presidente della Fai Antiracket Ercolano: “La nostra testimonianza di solidarietà e vicinanza agli imprenditori che rappresentano la parte sana di una città sana nelle fondamenta ma minata quotidianamente da bande camorristiche che vogliono affermare la loro presenza. Non ci facciamo intimidire e facciamo quadrato intorno alla stragrande maggioranza dei cittadini onesti. Ogni giorno per la legalità e la giustizia”. Anche un turista, arrivato da Palermo, come riferisce Repubblica.it, ha voluto lasciare il suo commento: “Sono a Napoli e volevo mangiare qui la pizza oggi ma ieri sera ho sentito la notizia al tg e ho deciso di passare ugualmente qui davanti, è molto grave quello che è successo”, dice. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

“COLPITO ME COME SIMBOLO ANTI-CAMORRA”

Il consigliere del Comune di Napoli dei Verdi, Francesco Angelo Borrelli, ha postato il video della bomba contro la pizzeria Sorbillo sula propria pagina Facebook, commentando «si capisce chiaramente l’intento criminale di chi ha posizionato l’ordigno. Nessun errore, nessuna scusa come alcuni soggetti cercavano di far circolare come notizia dopo il tragico evento. Adesso è tempo di trovare i responsabili di questa azione criminale e assicurarli alle patrie galere». Il politico campano, e con lui moltissimi altri esponenti della società civile e imprenditoriale partenopea, hanno chiesto ufficialmente a Gino Sorbillo di riaprire al più presto la pizzeria «per dare un segnale fortissimo di reazione». In una intervista al Sole 24 ore, il proprietario del locale che ha subito l’agguato con bomba ha poi aggiunto «Questo nuovo atto, così vile, penso che sia stato diretto a me come simbolo di un settore, di un mondo, quello delle pizzerie e della ristorazione. Come per dire a chi lavora in questo comparto che vive una fase positiva che potrebbe essere colpito allo stesso modo». Attaccato perché è un esempio, un simbolo di successo della buona cucina e della buona impresa, lontana dalla Camorra e dagli affari di pizzo e quant’altro «La mia battaglia contro il malaffare è fatta con un impegno costante nel sociale: con l’attenzione massima e l’aiuto ai giovani che hanno bisogno. Ho inaugurato la pizzeria della legalità a Casal di Principe in una villa confiscata alla camorra. Continuerò. Si continuerò».

VIDEO BOMBA CONTRO PIZZERIA SORBILLO

Questa mattina è emerso un video nelle telecamere di sorveglianza nel cuore di Napoli (diffuso poi da Il Mattino) in cui si vede distintamente un uomo che si avvicina alla Pizzeria Sorbillo, piazza la bomba, accende la miccia e scappa di filato per evitare di essere coinvolto nell’esplosione poi udita con terrore da tutto il quartiere: l’attentato notturno è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in Via dei Tribunali, con l’intero caso divenuti subito virale anche per le singolari “scuse” alla città di Napoli “buona” fatte dal coraggioso proprietario-genio imprenditoriale Gino Sorbillo. Oggi in una lunga intervista sul Correre della Sera, è lo stesso patron della Pizzeria tra le più importanti al mondo a sottolineare un forte rischio “dietro” l’attentato subito: «Di camorra, è abbastanza chiaro oramai. Nel centro storico, come in altri quartieri di Napoli, ci sono assetti criminali in continuo fermento. Cambiano le alleanze. Di conseguenza ogni volta, nelle fasi di transizione, i nuovi gruppi hanno bisogno di “presentarsi”. Dire: eccoci, siamo noi. E siamo potenti». Per Gino Sorbillo quel modo di “presentarsi” della Camorra è purtroppo non destinato solo alle sue attività ma a tutta la Napoli “per bene” che prova ogni giorno a rialzare la testa contro la vile criminalità, organizzata e meticolosa nel voler distruggere ogni buon seme alle pendici del Vesuvio.

TRA PIZZO E CAMORRA, SORBILLO RILANCIA: “DENUNCIATE SEMPRE”

«Per fare questo – continua Sorbillo al Corriere della Sera – hanno bisogno di un simbolo. In questo caso, il simbolo sono stato io… Questo affronto plateale può servire molto alla criminalità», spiega nell’intervista il proprietario-pizzaiolo, che si dice infine convinto, «Nel quartiere dove lavoro dominano gli eredi del clan Giuliano, che adesso sono imparentati con altre bande. Sono cambiati gli assetti. Una strada diventa quindi un luogo che deve essere conquistato. Soprattutto se c’è un’attività di riferimento che sembra importante. Io evidentemente con il mio lavoro danneggio anche la loro credibilità». Mentre dunque le indagini proseguono per provare a trovare il losco figuro che ha piazzato materialmente la bomba davanti alla storica sede in Via dei Tribunali, è ancora di ieri l’appello-denuncia fatta da Gino Sorbillo questa volta a Repubblica: «ricominciare subito, non lasciarsi demoralizzare, di dire, raccontare, denunciare, non andate a chiedere aiuto a qualche amico. Ragionate con la vostra testa, siate anche un po’ riservati e immediatamente rivolgetevi alle forze dell’ordine». Domani è in arrivo Salvini a Napoli proprio per far visita al locale funestato dall’attentato, ma già il sindaco de Magistris ha fatto intuire il grado di “accoglienza”: «Siamo ancora in attesa delle forze di polizia che per due volte il ministro dell’Interno venuto a Napoli aveva promesso, ma che io non ho ancora visto se non nelle occasioni in cui qualche autorevole esponente del governo ci fa visita».


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