Truffa dei diamanti/ Simona Tagli “Mi hanno garantito il risarcimento”

Truffa diamanti, Simona Tagli (truffata), denuncia “Mi sono fidata del direttore della mia banca”

Simone Tagli e la truffa dei diamanti
Simone Tagli (Rai)

Sono migliaia le persone che hanno subito la truffa dei diamanti, acquistando pietre preziose ad un prezzo maggiorato di molto, rispetto al loro reale valore, tramite la mediazione degli istituti bancari. E’ in corso un’indagine per stabilire di chi sono le responsabilità e soprattutto, chi dovrà pagare, ma al momento solo i risparmiatori ne stanno pagando le conseguenze. Come detto sopra, sono diversi coloro che si erano fatti attrarre dalle pietre splendenti (si parla di 20mila risparmiatori, ma anche di 100mila), e fra questi anche numerosi vip, fra cui l’ex soubrette Simona Tagli, ospite nuovamente presso gli studi di Storie Italiane, programma di Rai Uno: «Mi sono fidata dell’autorevolezza del direttore della mia banca – racconta – se si fosse presentato un promotore finanziario qualsiasi non l’avrei nemmeno tenuto in considerazione». Proprio così perché, come detto sopra, a fare da tramite fra il venditore di diamanti e il cliente finale, vi era proprio la banca, che ovviamente otteneva una percentuale sulla vendita finale del prodotto.

TRUFFA DEI DIAMANTI: A MIGLIAIA COINVOLTI

«Le pietre erano autentiche – prosegue la Tagli nel suo racconto – era tutto garantito, e l’unica cosa che ho potuto controbattere è stato il valore, più alto rispetto a quello del report internazionale, ma essendo diamanti da investimento mi avevano garantito che avrei potuto ottenere un rendimento del 4% annuo». In studio anche un avvocato che sta seguendo da vicino il caso, e che ha diversi clienti che sono stati appunto truffati: «Quello che conviene fare – spiega – è chiedere un risarcimento alle banche visto che ci sono delle sentenze che parlano di responsabilità delle stesse, che non potevano prestarsi al gioco dei venditori di diamanti, non potevano tenersi una percentuale della vendita, e infine, non potevano chiedere ai clienti di trattenere i preziosi nell’istituto, addebitando poi il costo della cassetta di sicurezza». La Tagli ha contattato il numero uno della sua banca, che gli avrebbe garantito il totale risarcimento.



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