Uccide compagno: arrestata dopo 4 anni/ Omicidio via Ripamonti: ballerina in carcere

- Emanuela Longo

Uccide compagno a coltellate: arrestata dopo 4 anni la ballerina lituana Oksana Musarova accusata dell’omicidio di Via Ripamonti a Milano

carabinieri pixabay 2018
Immagine di repertorio (Pixabay, 2018)

Oksana Musarova, la ballerina di night club 30enne accusata dell’omicidio di via Ripamonti a Milano, è stata arrestata nella giornata odierna. Il delitto nel quale perse la vita il compagno 31enne ucraino, Bilous Ruslan, ucciso con una coltellata al cuore, avvenne il 3 aprile del 2015 ma solo quattro anni dopo la donna lituana è stata fermata a Copiano, nel Pavese, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla procura generale presso la Corte d’Appello di Milano e condotta in carcere. Come rammenta il quotidiano Repubblica.it, la donna deve scontare una pena pari a 8 anni, 2 mesi e 5 giorni di reclusione, che trascorrerà nella sezione femminile del penitenziario di Vigevano. La ballerina all’epoca dei fatti aveva 26 anni e aggredì con un coltello di 38 centimetri il suo convivente, dopo che quest’ultimo l’aveva aggredita in preda ad un raptus di gelosia. La donna gli aveva appena comunicato la decisione di porre fine alla loro relazione per trasferirsi per un periodo in casa di un conoscente italiano. Dopo aver commesso il delitto, fu proprio la stessa lituana a chiamare i carabinieri.

UCCIDE COMPAGNO A COLTELLATE: IN CARCERE DOPO 4 ANNI

Dopo la condanna per l’omicidio di via Ripamonti, la ballerina Oksana Musarova era rimasta in libertà fino a quando la sentenza non è diventata definitiva. Per lei si sono così aperte le porte del carcere proprio nel giorno della festa della donna. All’epoca dei fatti la donna aveva riferito di non aver avuto intenzione di uccidere il suo convivente ma di averlo accoltellato per difendersi dopo che lui stava minacciando la figlia che la ballerina aveva avuto da una precedente relazione. In primo grado era stata condannata a 2 anni e 8 mesi di carcere ma in appello la sentenza fu ribaltata con una condanna a 8 anni e 2 mesi che da ieri è diventata definitiva. La trentenne si trovava già in regime di detenzione domiciliare in una comunità che si trova nella provincia di Pavia, dove oggi è stata raggiunta e da lì poi condotta nel carcere di Vigevano insieme alla figlia dove sconterà la sua pena, comunque più lieve rispetto a quanto aveva chiesto il pubblico ministero, ovvero 21 anni.



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