Casal Bruciato, aperta indagine/ Zingaretti annuncia la riapertura della sede Pd

- Niccolò Magnani

Casal Bruciato, aperta indagine per odio razziale dopo i gravi fatti degli scorsi giorni: la risposta del Pd

Casal Bruciato
Roma, proteste a Casal Bruciato (LaPresse, 2019)

E’ stato aperto un fascicolo da parte dei pm romani in merito a quanto avvenuto negli scorsi giorni nel quartiere periferico della capitale di Casal Bruciato. L’accusa è quella di istigazione all’odio razziale anche se al momento nei confronti di ignoti. Una vicenda che ha occupato le prime pagine dei giornali, quella della periferia del IV municipio, dove i residenti hanno protesta in maniera violenta, dal punto di vista verbale, dopo che è stato disposto il trasferimento di una famiglia rom di padre, madre e 12 figli, in un alloggio popolare. E’ oggi è giunta la replica ai cittadini da parte del Partito Democratico, nelle vesti del fresco segretario generale, Nicola Zingaretti. Il presidente della regione Lazio ha annunciato che a breve riaprirà la sede del Pd proprio di Casal Bruciato per far sentire maggiore vicinanza del partito alle persone: «A Casal Bruciato riapriremo la sezione del Pd – si legge sulle pagine del partito romano, come riportato da Today – c’è un tema di qualità della vita che va affrontato dallo Stato e dalla politica. Noi dobbiamo avere la capacità di tornare nei luoghi dove la vita può provocare questi istinti». La sede era stata chiusa nel 2014 nonostante un centinaio di iscritti, e la notizia della sua riapertura ha trovato l’accoglimento del capogruppo Dem Massimo Umberti che ha commentato: «Finalmente un segnale forte e di attenzione da parte del partito nazionale nei confronti delle periferie, per troppo tempo abbandonate a loro stesse, e dove per troppi anni abbiamo tentato di costruire un argine all’avanzata dei populismi». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CASAL BRUCIATO, APERTA INDAGINE

La calma dopo la tempesta: all’indomani delle polemiche scoppiate ieri per il presidio di CasaPound davanti all’edificio di Casal Bruciato, a Roma, dove una famiglia rom destinataria di un alloggio si è vista letteralmente assediata, oggi sono due le principali novità. Innanzitutto la Procura capitolina ha deciso di aprire un fascicolo di indagine sui fatti avvenuti in quelle concitate ore che hanno visto presa di mira con insulti ed epiteti irripetibili anche la sindaca Virginia Raggi. Il reato su cui indagano i pm è quello di propaganda e istigazione a delinque per motivi di discriminazione razziale nei confronti della famiglia nomade; intanto sono al vaglio degli inquirenti anche le immagini per individuare tutti i protagonisti del presidio anche se il fascicolo al momento è stato aperto contro ignoti, e nel contempo in Procura è stata pure depositata una informativa da parte degli uomini della Digos. L’altra notizia di giornata è che alcuni volontari, in particolare diverse mamme, hanno deciso di presidiare l’edificio di Casal Bruciato per proteggere la famiglia rom: una staffetta “per non lasciarli soli, nemmeno una notte” hanno fatto sapere le donne, che hanno detto pure che rimarranno in zona fin quando la situazione non sarà tranquilla. (agg. di R. G. Flore)

DENUNCIATA CHI GRIDO’, “TI STUPRO!”

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la famiglia rom “protagonista” degli scontri in questi giorni a Casal Bruciato (dopo che il Comune di Roma gli ha assegnato la casa popolare scatenando la reazione dei residenti e di Casapound scesi in piazza contro la famiglia bosniaca) sarebbe pronta a lasciare l’alloggio popolare appena ricevuto. L’appartamento di via Sebastiano Satta, nel pieno centro di Casal Bruciato, dopo tre giorni di proteste e residenti asserragliati per chiedere la cacciata della famiglia rom, non sarebbe più un luogo sicuro per i rom arrivati negli scorsi giorni. «Non diciamo niente, ma qui non possiamo vivere – spiega Clinton, il figlio di 20 anni – andremo via. Stiamo solo decidendo come»: non è bastato la visita della sindaca Virginia Raggi (insultata ieri da Casapound e dagli altri residenti romani di Casal Bruciato) e neanche l’invito di Papa Francesco in Vaticano assieme ad altri 500 rom e sinti. Il Ministro Di Maio e il Premier Conte, con ritardo di un giorno, si sono schierati attorno alla prima cittadina di Roma chiedendo ai applicare la legge e dunque far smettere immediatamente le proteste attorno alla casa popolare: ma per la famiglia rom, al momento, l’eccessiva tensione esplosa tra le due fazioni di destra e sinistra scese in piazza dopo i gravi fatti e scontri delle scorse ore.

CASAL BRUCIATO, LE PRIME DENUNCE DOPO GLI SCONTRI

Nel frattempo sono scattate le prime denunce ufficiali in merito alle proteste esplose in piazza dopo l’assegnazione della casa popolare alla famiglia Omerovic: a breve gli investigatori invieranno una prima informativa all’autorità giudiziaria dove tutti i denunciati dovranno poi rispondere di minacce, violenza privata e istigazione all’odio razziale. Secondo quanto appreso da fonti della Procura, tra gli identificati denunciati ci sarebbero anche coloro che hanno urlato “ti stupro” mentre ieri passava la donna rom con una delle figlie. Raggiunto dai cronisti fuori da Casal Bruciato, il ragazzo che sarebbe protagonista dell’orrendo epiteto ha provato a discolparsi: «Quello che è successo, di aver detto a quella signora rom, quello che tutti i giornali scrivono, ovvero che le avrei detto ‘ti stupro’, io non lo ho mai detto. Gli ho detto tante altre brutte parole e mi scuso con lei per averle dette, il momento era quello che era, non si ragionava tanto bene. Io non appartengo a CasaPound, a nessun loro movimento, non sono iscritto, stavo lì da semplice cittadino. Non sono un militante di CasaPound, ma ho partecipato ad alcune loro iniziative».

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