HALLOWEEN 2013/ Una brutta parodia della religiosità cristiana

- Paolo Gulisano

C’è chi vede in Halloween un ritorno a forme di paganesimo e chi invece un rito folcloristico, una specie di innocuo carnevale fuori stagione. Come stanno le cose? PAOLO GULISANO

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Halloween (Fonte Infophoto)

Halloween, ovvero zucche illuminate, scheletri e cupe figure incappucciate, risate agghiaccianti, e una moda che si è imposta negli ultimi anni grazie alla persuasività di cinema e televisione.

Ormai la festa di Halloween è entrata perfino nel mondo della scuola: non pochi sono gli istituti scolastici, dalla scuola primaria a quella superiore, dove gli insegnanti fanno festa insieme ai bambini, tra giochi e disegni.

Da più parti, di fronte al crescere di questo fenomeno, si è cominciato a manifestare una certa preoccupazione: c’è chi vede in Halloween un ritorno a forme di “paganesimo”, e chi invece un rito folkloristico e consumistico, una specie di innocuo carnevale fuori stagione.

Chi ormai più si ricorda, non solo tra i bambini e i giovani e a livello massmediatico popolare, la festività cristiana che Halloween va soppiantando, Ognissanti? Eppure il nome Halloween altro non è che la storpiatura americana del termine – in inglese di Irlanda – All Hollows’ Eve: la vigilia di Ognissanti. Halloween quindi parte da una ortodossa festa cattolica, e finisce per storpiarla in una brutta parodia del sacro.

Ma il 1° novembre è una data che viene celebrata da secoli: era infatti Samonios, il Capodanno celtico. I Celti erano un popolo di agricoltori, e la fine della stagione dei raccolti, e quindi il passaggio dall’estate all’inverno, era un momento estremamente importante. Nel periodo fra ottobre  e novembre  la terra, che nel corso dell’estate ha dato i suoi frutti e i suoi raccolti, si prepara all’inverno  ed era necessario – allora come adesso – ricoverare il bestiame in luogo chiuso per garantirgli la sopravvivenza alla stagione fredda. Le famiglie si riunivano per una stagione di lunghe notti di lavori in casa e di racconti. Samonios era la festa di un nuovo inizio.

Come è potuto accadere che una tradizione plurisecolare profondamente religiosa abbia potuto diventare l’attuale carnevalata in stile horror? 

I simboli di questa “Halloween”, come pipistrelli, gatti neri, la luna piena, streghe, fantasmi, hanno in realtà ormai poco a che vedere con l’antica festa celtica, per non parlare delle numerose antiche usanze delle festività di Ognissanti. Si tratta invece di simboli usati nel mondo dell’occulto che hanno trovato una loro collocazione popolare e riconosciuta. 

L’origine del “fenomeno” Halloween è tutta americana: quell’America dove giunsero milioni di emigrati irlandesi con la loro profonda devozione per i santi, un culto oltremodo fastidioso per la cultura dominante di derivazione puritana, che nella sua attuale versione secolarizzata ha deciso di scartare il senso cattolico di Ognissanti, trattenendo nella cosiddetta Halloween l’aspetto lugubre dell’aldilà, con i fantasmi, i morti che si levano dalle tombe, le anime perdute che tormentano quelli che in vita arrecarono loro danno: un aspetto che si tenta di esorcizzare con le maschere e gli scherzi.

Dagli schermi di Hollywood e dalle irrequiete città americane la messinscena di Halloween si è poi estesa anche alla vecchia Europa, con tutto il suo corteo di articoli più o meno macabri – teschi, scheletri, streghe – che non si propone tanto come una forma di neopaganesimo, come un culto esoterico, ma semplicemente come una parodia della religiosità cristiana autentica, a fini prevalentemente consumistici: vendere un po’ di prodotti carnevaleschi in più (il merchandising di Halloween), nonché spazi pubblicitari nei film dell’orrore mandati sulle reti televisive.

Halloween è proposta commercialmente come una festa giovane, divertente, diversa, “trasgressiva”: ci si traveste da fantasma, strega o zombie e si balla nelle feste. 

Che fare dunque nei confronti di Halloween? Recuperare il significato autentico di Ognissanti. Tradizioni popolari comprese. Quando la morte non faceva orrore il 1° novembre si confezionavano dei dolci di forma particolare, detti “ossa dei morti”. Alla vigilia dei Morti i bambini andavano di casa in casa per ricevere in dono fave, castagne bollite e fichi secchi.

Il banchetto di Ognissanti era un’usanza registrata in molte regioni: quando arrivano in casa, i defunti devono trovare anche cibo e ristoro. Nella saggezza popolare dunque si è sempre ritenuto che dei morti non bisogna avere paura. Questa certezza emerge, oltre che dal folklore popolare, anche da qualche esempio letterario: il più bel romanzo che sia stato scritto su Halloween, senza orrori e stregonerie, è  quello di cui è autore Charles Williams, scrittore cristiano inglese, amico di Tolkien e Lewis. Il titolo inglese, All Hallows’ Eve, ci riporta al senso autentico di Ognissanti e della sua vigilia. 

Il romanzo, attraverso il vagare per Londra la sera del 31 ottobre degli spiriti di due donne morte, esplora i significati della sofferenza umana e dell’empatia tra le persone, oltrepassando la barriera tra la vita e la morte, in un confronto dove la magia oscura soccombe di fronte all’Amore Divino. 

In conclusione, anche se l’attuale Halloween è  semplicemente una festività consumistica, buona solo per far fare il pieno alle discoteche, un carnevale con un tocco di macabro, può essere comunque un’occasione da non perdere.

Ad Ognissanti va ridato tutto il suo antico significato, liberandola dalla dimensione puramente consumistica e commerciale e soprattutto estirpando la patina di occultismo cupo dal quale è stata rivestita. Si faccia festa, dunque, una festa a lungo attesa, e si spieghi chiaramente che si festeggiano i morti e i santi, l’avvicinarsi dell’inverno, il tempo di una nuova stagione e di una nuova vita. Si mangino zucche, fave e dolci. Si educhino i bambini a considerar la morte come evento umano, naturale, di cui non aver paura. 

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