ALBERTO ANGELA/ Le “Meraviglie” italiane, il miglior modo di conservarle è educarci allo stupore

- Sofia Boccetti

Si è conclusa la mini-serie tv di Alberto Angela “Meraviglie, la penisola dei tesori”. Un approccio ai beni culturali carico di stupore e di responsabilità. SOFIA BOCCETTI

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Il Colosseo (LaPresse)

Si è purtroppo già conclusa “Meraviglie, la penisola dei tesori”, la breve serie televisiva di Alberto Angela dedicata ai siti d’interesse storico e artistico dell’Italia. Sono diversi anni che Alberto Angela si occupa di documentare i beni culturali italiani, ogni volta con tecniche di ripresa sempre più all’avanguardia, ed è giunto, in quest’ultima serie, a realizzare dei veri e propri documentari, con immagini aeree, nitide, ampie, complete, sottolineate da una musica sinfonica o da camera od operistica che valorizzava l’armonia artistica e la bellezza dei siti. Un valore aggiunto a questa serie è aver puntualizzato elementi che sono spunto di riflessione preziosa per ciascuno di noi.

Partiamo dalla sigla iniziale: insolita, non la semplice sequenza di immagini con sottofondo musicale, ma è Angela stesso a pronunciare un discorso e con le parole-chiave che appaiono sullo sfondo dietro di lui. Ecco cosa ci dice: “Buonasera. Stiamo per iniziare un viaggio straordinario, unico, un viaggio alla scoperta delle meraviglie d’Italia. Cioè quelle meraviglie che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio di tutta l’umanità. Sono meraviglie distribuite un po’ in tutte le nostre regioni, cosa rara perché all’estero non è così. E poi sono meraviglie distribuite un po’ in tutti i tempi. Si parte dall’Antichità, per arrivare al Medioevo, poi al Rinascimento, Seicento, Settecento, Ottocento e oltre. E anche questo è una rarità, perché all’estero ci sono delle meraviglie, ma di solito sono confinate a certi periodi specifici in ogni Paese. Da noi no. Da noi ogni generazione, da più di 25 secoli, è stata capace di creare delle opere che emozionano, delle opere che l’Unesco definisce appunto patrimonio dell’umanità. Ogni generazione. E questo ci rende certo molto orgogliosi di essere italiani, però ci obbliga anche a dover tutelare, proteggere, valorizzare questo patrimonio, e soprattutto regalarlo intatto alle generazioni successive di tutto il pianeta”.

Emerge qui il primo concetto importante: il dovere della tutela e della valorizzazione del patrimonio artistico italiano e il concetto della responsabilità di trasmetterlo intatto agli uomini del futuro. L’approccio all’arte non richiede solo stupore, apprezzamento, orgoglio, ma anche responsabilità. È questo il concetto importante che dobbiamo diffondere: la responsabilità verso l’arte è di ognuno di noi, non solo delle istituzioni.

Quante volte mi è capitato di assistere a visitatori di musei che fotografano le opere con il flash anche se un cartello lo vieta, forti del fatto che nessuno controlla. O, più semplicemente, carte o mozziconi di sigaretta buttati per terra, lattine lasciate in un angolo tra un muro e una balaustra. Il problema non è che manca un sistema di sorveglianza, ma che manca ai visitatori il rispetto per quanto è stato creato nel passato con sapienza e genialità. La speranza è che questo messaggio di responsabilità verso l’arte venga trasmesso da tutti gli educatori e dagli insegnanti, ma anche all’interno delle famiglie.

Il secondo spunto di riflessione è stato affidato alle parole dell’ambasciatrice italiana all’Unesco, Vincenza Lomonaco: “Ciò che li accomuna [i siti] è il valore universale eccezionale che essi rivestono per l’umanità, in quanto esprimono la nostra storia comune, la diversità delle culture e la relazione fondamentale dell’uomo e dell’ambiente naturale. È proprio su questa diversità che si fonda il lavoro dell’Unesco, un’organizzazione delle Nazioni Unite nata nel secondo dopoguerra, per promuovere i valori della pace attraverso la conoscenza e il dialogo tra le culture. (…) [Questi beni] rappresentano l’anima, la memoria delle popolazioni e dei territori che li esprimono. È questo il motivo per cui quando un patrimonio è in pericolo oppure è oggetto di attacchi deliberati come quelli a cui abbiamo recentemente assistito, si distrugge una parte di noi stessi”.

Il rispetto per l’arte deve insegnare il rispetto di tutte le culture, perché tutte hanno prodotto opere meravigliose e tutte hanno contribuito a formare la coscienza storica, educativa e culturale – perdonate la ripetizione – di ciascuno di noi. La pace tra i popoli, di cui questo mondo ha tanto bisogno, possiamo iniziare a costruirla anche da qui, se ognuno di noi comincia a diffondere questi valori tra tutte le persone che ha intorno.

Un grazie ad Alberto Angela, perché la sua professionalità non si limita a descrivere la bellezza dei beni artistici, ma invita a riflessioni importanti per il bene di tutti noi.

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