FRANCIA/ Donna in coma si sveglia un secondo prima che i medici stacchino la spina

- La Redazione

A Bordeaux, in Francia, dove una donna dichiarata clinicamente morta si è risvegliata poco prima che i medici staccassero la spina

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Il confine tra la vita e la morte non sempre è così netto come potrebbe sembrare. In alcuni casi ci sono persone che sembrano averlo varcato per poi ritornare indietro. Emblematico quanto verificatosi a Bordeaux, in Francia, dove una donna dichiarata clinicamente morta si è risvegliata poco prima che i medici staccassero la spina.

«HO DORMITO BENE» – La protagonista della sconcertante vicenda è Lydia Paillard, 60 anni, le cui prime parole al suo risveglio sono state: «Mi sento molto meglio. Ho dormito molto bene». Da 14 ore la donna non dava segni di vista. E i medici di una clinica di Bordeaux l’avevano quindi dichiarata clinicamente morta, chiedendo alla famiglia il consenso per staccare la spina. La 60enne era entrata in un ospedale di Bordeaux per una seduta di chemioterapia quando all’improvviso ha perso i sensi e non si è più ripresa. Poco prima aveva preso delle medicine e un’infermiera le aveva inserito una flebo nell’avambraccio con un liquido per prevenire il vomito. Un dottore ha raccontato la scena del risveglio di Paillard. «Siamo stati al suo capezzale quando all’improvviso ha aperto gli occhi, si è seduta sul letto e ha detto: “Mi sento molto meglio. Ho dormito molto bene”».

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«UNA RICHIESTA TERRIBILE» – Uno dei due figli della 60enne, Serge Paillard, ha rivelato che i medici della clinica avevano chiesto alla famiglia il consenso per staccare la donna dalle macchine che la tenevano in vita. «È stata una richiesta terribile quella che hanno fatto i medici – ha commentato -. Naturalmente siamo contenti che mia madre sia viva, ma abbiamo bisogno di una spiegazione dettagliata di come questo sia potuto accadere». La donna ha affermato di avere avuto un malore dopo avere ricevuto la flebo per prevenire il vomito. Il dottor Yves Noel, direttore  dell’ospedale di Bordeaux, ha sostenuto invece che Lydia Paillard potrebbe avere avuto una crisi epilettica tale da causare un quadro clinico molto simile a quello della morte. «I nostri medici più esperti l’hanno esaminata attentamente e tutti l’avevano dichiarata clinicamente morta. Si tratta di un evento estremamente raro».

SUL TAVOLO DELL’AUTOPSIA – Ancora più inquietante la vicenda di cui nel 2007 è stato protagonista Carlos Camejo, 33enne del Venezuela. Il malcapitato si è risvegliato sul tavolo dell’autopsia dopo essere stato dichiarato morto in seguito a un incidente stradale. E come raccontato da Tgcom, la vicenda ha impaurito anche i medici, che lo stavano per sezionare. Ma al primo taglio, sul volto di Camejo, è subito sgorgato del sangue dal colore rosso vivo. I dottori si sono accorti che il 33enne non era ancora spirato e hanno chiamato i colleghi della rianimazione. Secondo quanto raccontato da Carlos al giornale locale El Universal, «mi sono alzato perché il dolore che sentivo era insopportabile». La moglie stava andando all’obitorio per riconoscere il corpo del marito e all’improvviso se lo è ritrovata di fronte. Per l’emozione la donna ha avuto un giramento di testa, e i medici hanno quindi dovuto soccorrerla.

 

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IL NEONATO CHE NON RESPIRAVA – Tra le persone ritornate inaspettatamente alla vita c’è anche il piccolo Jamie Ogg, che non era riuscito a sopravvivere al parto prematuro, a differenza della gemella Emily. Come raccontato da Leggo, l’episodio si è verificato a Sidney in Australia. Kate, madre dei due bambini, ha tenuto Jamie in braccio per due ore, cullandolo in silenzio, finché il piccolo ha ripreso improvvisamente a respirare. La coppia, Kate e David Ogg, ha rivelato durante la trasmissione tv Today Tonight: «Il medico mi chiese, dopo il parto, se avevamo già dato un nome a nostro figlio. Io gli dissi che si chiamava Jamie, e lui tornò da me con il bimbo in braccio dicendomi: “Abbiamo perso Jamie, non ce l’ha fatta. Mi dispiace”. E’ stata la peggiore sensazione che abbia mai provato».

PAROLE «MAGICHE» – E ha proseguito la madre: «Ho preso Jamie in braccio, lo ho stretto a me. Le sue braccia e le sue gambe penzolavano dal suo corpo, non si muoveva. Io e David abbiamo iniziato a parlargli, gli abbiamo detto il suo nome e che aveva una sorella, gli abbiamo detto ciò che avremmo voluto che facesse nella sua vita. Dopo un po’, ha iniziato a muoversi, a respirare ancora. Ho pensato “Mio Dio, che cosa succede?”, e dopo pochi secondi ha riaperto gli occhi. E’ stato un miracolo. Siamo i genitori più fortunati del mondo».

 

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IMBALSAMATA VIVA – Una donna colombiana di 45 anni si è salvata invece grazie al fatto di avere mosso un braccio proprio mentre la stavano imbalsamando. Il dipendente dell’agenzia di pompe funebri si è infatti interrotto, restando interdetto. Ma ha avuto poi il sangue freddo di portare la donna in ospedale. Come racconta al Tgcom, Noelia Sernia era affetta da una malattia neurodegenerativa e nel febbraio scorso ne era già stato dichiarato il decesso. In realtà, si è scoperto poi, il suo cuore non aveva mai smesso di battere. Eppure, la cartella clinica diceva testualmente: infarto fulminante. Ma nella camera mortuaria, Noelia Sernia in realtà era ancora viva. La donna è stata quindi ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Cali dove è stata portata con urgenza, anche perché le sue condizioni restavano comunque gravi.

RESPIRO IMPERCETTIBILE – La 45enne dopo un grave attacco cardiaco era rimasta collegata per dieci ore a un respiratore artificiale. Ma dopo un secondo infarto i medici l’hanno dichiarata morta. Nell’agenzia funebre erano quindi pronti a iniettarle nella gamba il liquido che si utilizza per conservare i corpi prima del funerale, e a quel punto però è arrivato il «fuori programma». In alcune occasioni, ha spiegato il neurochirurgo Juan Mendoza Vega, può accadere che il battito cardiaco e il respiro si riducano a livelli impercettibili, ma non per questo si muore: sarebbe improprio quindi affermare che la donna sarebbe «risorta».

Molto più buffa la vicenda verificatasi nel Paranà, nel sud del Brasile, nel novembre scorso.

 

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SI RECA AL SUO FUNERALE – Ademir Jorge Goncalves, un muratore di cui era stato accertato il decesso a causa di un incidente d’auto, è apparso nel bel mezzo del suo stesso funerale. Lasciando senza parole i suoi familiari che fino a un minuto prima stavano piangendo vestiti a lutto. L’errore però in questo caso non è stato dei medici ma della polizia, che riteneva che Goncalves fosse morto in un incidente sull’autostrada. In realtà il muratore, anziché schiantarsi in automobile, si era ubriacato in autogrill con alcuni amici. E come ha rivelato la nipote al giornale brasiliano O Globo, non ha saputo di essere stato dichiarato morto fino a un minuto prima del suo funerale.

NELA BARA C’ERA UN ALTRO – Goncalves è corso quindi in chiesa per avvertire i suoi familiari del fatto che era ancora vivo. Terrorizzando i presenti, che erano certi del fatto che il muratore fosse morto. Anche perché nella bara c’era un cadavere, che tutti ritenevano fosse il suo. Un mistero spiegato poco dopo da un poliziotto all’Associated Press: «Il cadavere che abbiamo trovato era completamente sfigurato. Lo abbiamo scambiato per Goncalves perché era vestito in modo identico a lui».

 

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CUORE FERMO – Infine un episodio verificatosi in Sicilia nel 2003 e raccontato dal Corriere della Sera. Roberto De Simone, pensionato di 79 anni, secondo i medici dell’ospedale di Palermo era deceduto. I dottori avevano quindi restituito la salma ai familiari. Ma l’anziano si è svegliato 12 ore dopo, nella bara ancora aperta, supplicando: «Mi date un po’ d’acqua?». De Simone era stato colpito da infarto fulminante e ricoverato nel reparto di Cardiologia. Dopo l’elettrocardiogramma, le sue condizioni sono però apparse molto gravi. Il suo cuore si è fermato per 120 secondi, i cardiologi hanno provato a riattivarlo con l’adrenalina, ma sembrava senza risultati.

MI DATE DA BERE? – Come spiega il genero, Donato Trozzi, «alle 3,30 del mattino è entrato in coma e poco dopo è subentrata la morte cerebrale. Il cuore però aveva ripreso a battere perché era stato abbondantemente stimolato. Per evitare le procedure burocratiche che avrebbero impedito la restituzione immediata del cadavere, abbiamo firmato l’accettazione delle dimissioni, come se mio suocero fosse ancora vivo». Tutti però, in primo luogo i parenti, erano convinti però che il 79enne fosse morto. La famiglia ha infatti chiamato l’impresa di pompe funebri. Ma pochi istanti prima di sigillare il feretro, De Simone si è improvvisamente risvegliato, chiedendo da bere.
 

(Pietro Vernizzi)
 

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