CHIRURGIA/ Lingua troppo corta per parlare il coreano: ragazza inglese si fa operare

Una ragazza inglese soffriva di un picoclo handicap fisico: la sua lingua era legata al palato. Non poteva pronunciare correttamente la lingua del Paese che amava, la Corea

17.08.2011 - La Redazione
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Il caso di lingua legata al palato

Farsi operare alla lingua per poter parlare bene il coreano. Il caso di una ragazza inglese che ama così tanto il Paese asiatico da accettare di andare sotto ai ferri

Rhiannon Brooksbank–Jones, una ragazza inglese di 19 anni, adora la Corea, la sua cultura, il suo popolo e soprattutto parlare in coreano. Addirittura, voleva trasferirsi a frequentare l’università nella Corea del Sud. Il suo sogno di diventare una perfetta ragazza coreana però ha rischiato di spezzarsi, e tutto per un problema di… lingua. No, non è che il coreano, per Rhiannon, fosse una lingua troppo difficile da studiare e imparare, anzi. Era riuscito a impararlo benissimo però non era soddisfatta del suo accento. “Parlavo con l’evidente accento di una straniera” ha ricordato, lamentando la difficoltà che faceva nel pronunciare certe lettere dell’alfabeto asiatico, ad esempio la “L” o la “R”. “Adesso invece posso parlare in modo fluente, come una nativa del luogo, il mio accento è praticamente perfetto”. Come ha risolto il suo problema?

Rhiannon soffriva in realtà di un problema fisico che colpisce diverse persone. La sua lingua era leggermente più corta del comune. Anzi, per dirla meglio, la lingua di Rhiannon risultava accorciata perché “legata” al palato da un sottile filo muscolare che ne riduceva la naturale lunghezza. Dal punto di vista medico questa problematica si chiama “frenulum” e non comporta particolari disagi fisici, tanto che si vive tranquillamente anche con questo modestissimo handicap. L’unico problema, come aveva capito la ragazza inglese innamorata della Corea, è relativo alla difficoltà di pronuncia di qualche lettera dell’alfabeto, e neanche di tutti gli alfabeti: dipende dalla nazionalità. Di fatto, il problema maggiore consiste nel pronunciare correttamente le consonanti che vengono formate usando la parte frontale e superiore della bocca come, ad esempio, la T, D, L, R, S, Z, N e l’Y. La lingua infatti risulta maggiormente attaccata al palato di quanto avviene normalmente e dunque ha minori possibilità di movimento. Per questa problematica, si ricorre di solito all’operazione chirurgica quando la persona affetta è ancora bambino piccolo, di pochi mesi o anni (di solito ci si accorge del problema perché il neonato fa fatica ad allattarsi al seno materno) ed è una procedura assai tranquilla. 

Si interviene chirurgicamente tagliando il piccolo cordone muscolare che lega la lingua al palato. Più complicato, come nel caso di Rhianna, intervenire in età adulta o adolescenziale: in tali casi è necessaria anche una vera terapia della parola, perché la persona affetta ha del tutto disimparato a pronunciare in modo corretto certe parole. Si tratta comunque di un intervento non particolarmente impegnativo anche in questi casi: quindici minuti di operazione con anestesia locale in day hospital. Seppur alquanto dolorosa.

Il primo trapianto di lingua è stato effettuato nel 2003. Piuttosto frequenti sono infatti i casi di tumori alla lingua. La persona colpita, un signore austriaco quarantenne, colpito da tumore della lingua e della mascella, fu il pioniere di questo tipo di trapianto: un taglio da orecchia a orecchia, l’asportazione di ogni parte di tumore e l’impianto della lingua di un donatore morto. Fu necessario impiantare anche i nervi del donatore ovviamente. L’uomo non ha mai recuperato totalmente le facoltà gustative, ma ha potuto contare su un lingua nuova di zecca. Nel caso di Rhianna, niente di così grave, seppure lei stessa ha raccontato di aver sofferto non poco durante l’operazione. Ma adesso la sua lingua si può allungare di ben un centimetro in più di quanto potesse fare prima. “L’operazione chirurgica era la mia sola opzione” ha detto “per poter avere una pronuncia perfetta”. La madre di Rhiannon ha approvato e sostenuto la figlia nella sua decisione di operarsi: “Sapevo di persone che erano state operate da piccole, ma mai da adulte. Ma abbiamo voluto sostenerla nella sua decisione”.

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