CASTA/ La settimana «cortissima» dei parlamentari: ecco quanto lavorano

- La Redazione

Nel 2010 ciascuna delle 14 commissioni permanenti della Camera dei deputati è stata impegnata in media per 8.645 minuti, cioè per due ore e 46 minuti ogni settimana

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Foto Ansa

Le polemiche sulle lunghissime ferie estive di deputati e senatori hanno surriscaldato i primi giorni di agosto. Ma almeno, verrebbe da chiedersi, si tratta di un meritato riposo dopo un anno di duro lavoro? A vedere quanto hanno lavorato gli onorevoli negli ultimi dodici mesi, si direbbe proprio di no.

FANNULLONI IN COMMISSIONE – Gian Antonio Stella lo ha calcolato per il Corriere della Sera, e i risultati sono a dir poco sorprendenti. Nel 2010 ciascuna delle 14 commissioni permanenti della Camera dei deputati è stata impegnata in media per 8.645 minuti, cioè per due ore e 46 minuti ogni settimana. Una faticaccia, al confronto delle commissioni speciali, che si dividono in bicamerali (in quanto coinvolgono anche il Senato) e d’inchiesta Nel luglio 2011 la commissione per l’Infanzia e l’adolescenza presieduta dall’onorevole Alessandra Mussolini ha lavorato 34 minuti a settimana, cioè due ore e 15 minuti al mese per un totale di due sedute. Nello stesso mese, la commissione per il controllo sugli enti previdenziali, il cui presidente è Giorgio Jannone, è stata convocata solo tre volte per un totale di un’ora e 50 minuti pari cioè, se la matematica non è un’opinione, a 27 minuti a settimana. Ovviamente, il fatto che le commissioni si riuniscano non implica affatto che i parlamentari siano presenti, anzi.

ASSENTEISMO SENZA LIMITI- Carlo Monai, parlamentare dell’Italia dei Valori, in un’intervista all’Espresso ha raccontato che nella sua commissione «su una quarantina di membri, se ce ne sono una decina presenti è grasso che cola». Certo, qualcuno dirà, l’attività principale degli onorevoli consiste nelle sedute della Camera dei Deputati. La quale però, nel 2010, ha lavorato in tutto per 760 ore e 16 minuti: 14 ore e 27 minuti a settimana. Cioè meno di un terzo della settimana di un normale lavoratore. Ma come se non bastasse, in tutto 219 delle 760 ore (più del 25%) è stato dedicato alle interrogazioni e ai question time, che di solito vanno completamente deserti con i parlamentari che parlano nell’aula praticamente vuota. Mentre 82 ore sono state riservate a dibattiti che riguardavano onorevoli inquisiti, per votazioni della giunta per le autorizzazioni a procedere o della giunta per le elezioni. Alle nuove leggi, che dovrebbero essere la principale preoccupazione degli onorevoli, sono andante invece soltanto 459 ore e 54 minuti in un anno, cioè otto ore e 50 minuti ogni settimana. E per fortuna, si far per dire, che i parlamentari non lavorano dal lunedì al venerdì come auspicato dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, perché altrimenti dedicherebbero all’attività lavorativa solo un’ora e 46 minuti al giorno.

«SETTIMANA CORTISSIMA» – Ma l’inchiesta di Stella non è la prima dedicata a questo argomento. Come scrive Repubblica, nel maggio 2010 Gianfranco Fini aveva addirittura commissionato un rapporto ufficiale su quanto lavorano davvero i deputati. Il presidente della Camera aveva infatti dichiarato riferendosi ai suoi onorevoli colleghi: «La settimana cortissima è un problema serio». Fini, definendo la situazione come «intollerabile», aveva ricordato una settimana in cui la Camera si era riunita soltanto due volte in tutto, e questo non in agosto, ma a metà primavera. Quindi il leader del Fli aveva citato dati molto puntuali, ricordando che dal 2008 ben 29 volte i disegni di legge sono stati rinviati dall’aula alle commissioni: 19 provvedimenti dell’esecutivo, 4 della maggioranza, 5 delle opposizioni. In 19 settimane, la Camera dei deputati aveva invece lavorato 30 ore, cioè 16 a settimana, per un totale di 60 sedute. E, last but not least, la settimana lavorativa degli onorevoli va dal lunedì pomeriggio al giovedì. Tanto che la terza carica dello Stato aveva cercato di prolungare i lavori fino a venerdì, suscitando però una vera e propria insurrezione.

 

(Pietro Vernizzi)

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