AUSTRALIA/ Maschio, femmina o… X? Il passaporto per gli insicuri

- La Redazione

In Australia è stato introdotto nei passaporti un terzo tipo di identificazione sessuale, oltre a quelle maschili e femminili. Per chi non è sicuro, si può identifcare come X

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Immagine d'archivio

L’Australia ha messo a disposizione un nuovo tipo di passaporto, che include una significativa novità. Nella definizione (obbligatoria) della propria sessualità, oltre ai classici maschio e femmina, è adesso possibile anche identificarsi come “indeterminato”

Ha fatto abbastanza scalpore, anche se non è certo ormai una novità, il caso della figlia dell’attrice e cantante Cher, che recentemente ha cambiato sesso. Chastity Bono, dopo esseri sentito in difficoltà sin dalla nascita come donna, ha compiuto il processo che lo ha portato a liberare la sua reale identità, quella di uomo. Un percorso fatto di cure ormonali e quant’altro che in molti intraprendono. Per tutti coloro che ancora non hanno compiuto un passo del genere, è assai difficile segnalare la propria sessualità, richiesta che fa parte di ogni tipo di dichiarazione di stato civile, carta di identità e passaporti. Il problema non è così superficiale come si potrebbe pensare: spesso, soprattutto durante i controlli di sicurezza agli aeroporti, è capitato che persone che avevano indicato sul proprio passaporto un genere sessuale piuttosto che un altro, venissero fermati e sottoposti a controlli ulteriori perché il loro aspetto non corrispondeva alla sessualità indicata. Una donna che scrive uomo sul proprio passaporto? Una donna che si segnala come di sesso maschile? I conti non tornavano, e i controlli di sicurezza neppure. Ha deciso di ovviare alla cosa un senatore australiano, il signor Pratt, che ne sapeva abbastanza del caso. La sua compagna, una donna, adesso è infatti un uomo. Per tutti costoro, adesso sui passaporti australiani le opzioni sessuali sono tre: maschio, femmina e X. Potranno segnalarsi come di sesso X, ha spiegato il senatore, tutti coloro che dal punto di vista genetico sono ambigui e che venivano assegnati a un sesso piuttosto che a un altro in modo arbitrario. “E’ un importante riconoscimento di diritti umani” ha spiegato ancora Pratt “per tutti coloro che ritengono la loro sessualità di tipo indeterminato, poterlo esprimere pubblicamente sui loro documenti”. D’accordo anche il ministro degli esteri Kevin Rudd, che ha voluto dire come questa nuova specifica rimuove la discriminazione sulle basi dell’identità sessuale e sull’orientamento sessuale della singola persona. Ma attenzione: la nuova regola non vale per tutti.

L’identificazione tramite la X infatti non vale per i cosiddetti trasgender. Non potrà segnalarsi come un X, per intenderci, Chastity Bono, ormai un uomo in piena regola. Potrebbe sollevare qualche polemica questa precisazione che ha fatto il governo australiano al proposito. Secondo la maggior parte delle idee degli appartenenti a quello che soprattutto in America è considerato quasi un vero partito o comunque un movimento culturale, il trasgender è una persona che rifiuta la definizione eterosessista di uomo o donna. L’identità di genere, cioè, non si può identificare con il sesso biologico che ci rappresenta e tale identità non deve necessariamente rimanere immutabile. La realtà di genere, secondo tale logica, non è duale, maschio e femmina, ma una sorta di identità unica dentro alla quale sono racchiusi i concetti di uomo e donna. Nel termine trasgender rientrerebbero dunque le persone operate, dunque i transessuali; la persona transessuale che non ha effettuato un’operazione per cambiare il proprio sesso, il cosiddetto crossdresser, un termine che oggi si preferisce usare a quello di travestito, perché considerato ormai offensivo, cioè un uomo che si traveste da donna o viceversa. Ci sono poi i cosiddetti casi “intersex”. Quelli cioè di persone nate con una anatomia sessuale riproduttiva che non coincide con quella classica dell’uomo o della donna. Una persona cioè che ha l’aspetto tipico di una donna, ma una anatomia da uomo.

Persone poi che hanno una genetica a mosaico, con alcune cellule dal cromosoma XX e altre XY. In molti casi questo tipo di persone non è neanche consapevole, spesso per tutta la propria esistenza, di questa loro anatomia doppia. Insomma tutti casi che seguendo la logica introdotta dagli australiani meriterebbero di essere identificati con una bella X. Forse la preoccupazione alla base del nuovo tipo di passaporto, oltre a quella dei diritti umani, di velocizzare i controlli aeroportuali, finirà per ottenere l’effetto opposto, con lunghe discussioni su quale dei tre generi effettivamente la persona appartenga. Forse a questo punto era meglio non metterne alcuno.

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