DAGLI USA/ Il “nodo Trump” riacceso dalle perquisizioni dell’FBI

- Luca Pirola

La perquisizione nella residenza di Trump riaccende il clima politica statunitense, con tensioni e divisioni sempre più accentuate

Trump, CPAC
Donald Trump, ex Presidente Usa alla conferenza CPAC in Florida (LaPresse, 2022)

Negli scorsi giorni si è aggiunto un altro tassello alla già complicata situazione politica negli Stati Uniti. L’8 agosto, l’FBI ha effettuato una perquisizione nella residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago, esclusiva località della Florida, dove l’ex Presidente risiede da quando ha lasciato la Casa Bianca. Non sono a oggi note le motivazioni della perquisizione, che sembra essere riferita alle indagini circa alcuni documenti, o copie di documenti, che Trump ha portato con sé al termine del mandato. 

Gli esponenti del Partito Repubblicano hanno offerto a Trump il proprio sostegno in maniera quasi unanime, alcuni hanno sottolineato come sia tipico delle dittature marxiste l’utilizzo del potere giudiziario e della polizia per perseguitare gli oppositori politici (Marco Rubio, Senatore della Florida) mentre altri (Ron de Santis, Governatore della Florida) hanno fatto notare come si siano utilizzati due pesi e due misure, non facendo alcuna perquisizione nei confronti dell’ex Segretario di stato Hilary Clinton (indagata per l’utilizzo di e-mail private per informazioni confidenziali), né nei confronti di Hunter Biden (finito nel centro di un’inchiesta su finanziamenti illeciti da società ucraine di dubbia natura). Molti deputati (tra cui Kevin McCarthy, leader della minoranza repubblicana al congresso) hanno annunciato che chiederanno l’istituzione di un’apposita commissione parlamentare d’inchiesta, per appurare se ci sono stati moventi politici per questa iniziativa così grave.

La Casa Bianca si è smarcata, sottolineando che si tratta di azioni compiute in autonomia dalla Procura generale, che però è di nomina presidenziale, mentre alcuni democratici hanno comunque auspicato (ad esempio, il Governatore dello Stato di New York Cuomo), che vengano fornite chiare e precise motivazioni per un’iniziativa così importante nei confronti di un ex Presidente. Viceversa, altri esponenti democratici di primo piano hanno ribadito l’asserita pericolosità di Donald Trump per la democrazia americana, riprendendo le accuse di aver tentato un colpo di stato il 6 gennaio 2021 (accuse che però a oggi non hanno ancor portato alla sua incriminazione).

L’ex Presidente Trump, in una nota diffusa a mezzo stampa, ha fortemente criticato tale perquisizione, sostenendo che si tratta di un’azione politica messa in atto dalla sinistra per cercare di impedire con ogni mezzo la sua candidatura alle prossime presidenziali.

Proprio la probabile candidatura di Trump alle prossime primarie repubblicane è l’altra delle tematiche che alzano la tensione, sia all’interno dello schieramento democratico che all’interno di quello repubblicano. L’ex Presidente, da subito molto attivo nel sostenere in ogni primaria per qualsiasi tipo di carica candidati a lui vicini, è stata la star del recente CPAC (conferenza annuale dei conservatori americani) dove in un lungo discorso ha ripreso i temi caldi della sua precedente campagna elettorale (lotta all’immigrazione clandestina, riduzione delle imposte, garanzia della sicurezza – anche con l’uso dei militari – in alcune grandi città americane controllate dai democratici e definite fuori controllo, critica alle gender teories e alla critical race teory insegnate nelle scuole). Nella base repubblicana, infuriata per quest’ultima perquisizione e in diversi casi ancora convinta che i democratici abbiano rubato voti alle scorse elezioni, l’ex Presidente gode ancora di un ampio sostegno e se decidesse di ricandidarsi alle prossime primarie difficilmente gli altri candidati avrebbero margini di vittoria. Tuttavia, la sua candidatura spaventerebbe l’elettorato moderato, che potrebbe decidere di puntare, come fatto nel 2020 su un candidato democratico che, se non entusiasma, almeno potrebbe rassicurare. 

Purtroppo, sia la possibile candidatura di Trump alle prossime presidenziali che l’utilizzo da parte democratica di ogni mezzo per fermarla (e tra questi l’utilizzo politico del potere giudiziario tanto noto nel nostro Paese) certamente non permettono di riavvicinare le due parti (progressisti e conservatori) ormai lacerate da anni di conflitto su qualsiasi possibile tematica e di cercare elementi che possano unire una nazione che è sempre più divisa. Chi potrà cogliere la sfida, di unire e non di dividere? 

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA