DALLA GERMANIA/ I conti preoccupanti sul gas mentre torna l’incubo del deficit

- Alessandro Fontana

In Germania il tema del gas continua a dominare la scena mediatica. E Lindner annuncia una forte diminuzione del deficit dal 2023

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(LaPresse)

STOCCARDA In Germania il tema del gas continua a dominare la scena mediatica. Il flusso di gas dalla Russia, proveniente dal gasdotto Nord Stream 1 nel Mar Baltico, registra attualmente una riduzione del 60% rispetto al periodo pre-bellico. In caso di stop completo, non sarebbero solo le industrie chimiche e siderurgiche a essere colpite.

Secondo uno studio riportato da Handelsblatt, i danni si estenderebbero a molti settori (il valore in parentesi indica la percentuale di gas russo sul totale dei rispettivi fabbisogni energetici):

– Industria delle bevande (24,3%);

– Industria del tabacco (24,0%);

– Industria tessile (21,5%);

– Industria della stampa (19,8%);

– Industria farmaceutica (18,7%);

– Industria dei veicoli non automobilistici (18,6%);

– Industria chimica (17,3%);

– Industria metalmeccanica (16,9%);

– Industria della carta (16,1%);

– Industria siderurgica (14,9%).

Le stime delle conseguenze economiche della crisi del gas sono divergenti. Claudia Kemfert, direttrice del Dipartimento Energia, Trasporti e Ambiente del DIW (Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung), ostenta ottimismo. Secondo Kemfert, interpellata nel talk show di Anne Will su “das Erste”, l’obiettivo di riempire i depositi di gas al 90% prima dell’inverno è raggiungibile. Infatti, “la Germania è un Paese ricco, si può permettere di pagare prezzi alti” per reperire il gas sul mercato. 

Più difficile da decifrare il contributo di Karen Pittel, economista dell’IFO (Institut für Wirtschaftsforschung). Secondo Pittel, ospite del programma di Markus Lanz su ZDF, le stime di decrescita del Pil tedesco per problemi di gas non sarebbero cambiate dall’inizio della guerra, e i valori non sarebbero “disastrosi”. Il dato citato dalla Pittel (Pil -15%) non appare però particolarmente rassicurante. In questo caso, secondo Lanz, lo scenario darebbe luogo a una “disoccupazione di massa”. 

Secondo Ralf Stegner (SPD), i tedeschi devono rendersi conto che ci sarà un prezzo da pagare in termini di scomodità e rinunce, senza però esagerare. Stegner ritiene che gli obiettivi climatici dovrebbero essere messi in stand-by fino alla fine delle ostilità: l’obiettivo principale è garantire l’approvvigionamento energetico. Come esempio di “rinunce”, Stegner propone l’introduzione di limiti di velocità sulle autostrade (in città di limiti di velocità ce ne sono anche troppi, articolati in sequenze complicate – almeno per il sottoscritto – e le multe fioccano copiose e rapide). 

La misura principale per compensare l’interruzione delle forniture dalla Russia consiste nel ricorso al gas liquido LNG. La Germania ha noleggiato quattro navi speciali per il trasporto, appartenenti alla società greca Dynagas e alla società norvegese Höegh. Le navi sono equipaggiate con un sistema in grado di trasformare il gas dalla forma liquida a quella gassosa, che può essere immessa direttamente in rete. Se tutto andrà bene, la Germania potrà quindi immettere il primo LNG, direttamente nella rete di trasporto, già all’inizio del 2023.

È quindi probabile che i problemi legati al gas possano avere una durata limitata e un impatto gestibile. Per non farsi mancare niente, il ministro dell’Economia Robert Habeck ha peraltro esortato i partner europei a una maggiore solidarietà in ambito energetico. In considerazione dei rischi abbastanza calcolati, sempre se le cose andranno per il verso giusto, l’appello di Habeck potrebbe essere una manifestazione del fenomeno noto come “German Angst”, che denota la tendenza dei tedeschi ad arrovellarsi eccessivamente se non è tutto sotto controllo al 100%.

“Se tutto è sotto controllo, vuol dire che stai andando troppo piano” diceva Mario Andretti. Di diverso avviso appare Christian Lindner: il ministro delle Finanze ha infatti dichiarato che il freno all’indebitamento dovrà essere nuovamente rispettato, a partire dal 2023. Il deficit dovrebbe passare dai quasi 140 miliardi di euro di quest’anno a circa 17 nel prossimo. Il freno è stato sospeso per tre anni consecutivi a causa della pandemia, ma dal 2023 la pacchia è finita, ha ammonito il leader FDP. 

Interessante il confronto con l’approccio a sud delle Alpi. L’omologo italiano di Habeck, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, appare più rilassato: “L’Italia è fuori pericolo in vista dell’inverno”. Il problema del debito, d’altra parte, in Italia non sembra destare preoccupazioni, ormai da molti decenni. Dovendo fare una scommessa, seguirei l’Italia sul gas e la Germania sul debito.

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