“Dati sul clima falsati da scienziati nel 2009″/ Politica green basata su una bugia?

- Josephine Carinci

I dati sul clima e sul riscaldamento climatico senza precedenti sarebbero falsati: la politica green sarebbe basata su una bugia di due scienziati

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Cambiamento climatico basato su una bugia?

I dati sul clima sarebbero falsi e il prezzo del chilowattora elettrico non sarebbe elevato a causa del conflitto russo-ucraino ma per le nostre scelte di politica energetica: è questo quanto si legge sulle pagine de La Verità. Per decenni, le bollette elettriche sarebbero state le più care al mondo per una “bugia”: si tratterebbe di una frode scientifica, il climategate. La frode sarebbe emersa nel 2009, quando un anonimo hacker del web rese noto lo scambio di e-mail relativo al periodo 1996-2009 tra i membri di una piccola squadra di scienziati.

Nelle email, gli scienziati rivelavano di aver completamente taroccato i dati per far sembrare quello in corso un riscaldamento “senza precedenti”. I due erano responsabili della compilazione del Rapporto dell’Ipcc – il comitato Onu propostosi di studiare il contributo antropico al clima del pianeta. Si tratta di due scienziati: Phil Jones, ingegnere idraulico e direttore della britannica Unità di ricerca sul clima, e Michael Mann dell’università americana della Pennsylvania.

Lo scambio di email

Nel 1985 l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) aveva ipotizzato un riscaldamento globale senza precedenti. Anni dopo, Jones e Mann diedero vita all’ipotesi cospirando uno scandalo scientifico, come emerge dalle loro email. Per determinare le temperature del passato, quando non esistevano dati termometrici, avevano preso come indicatore lo spessore degli anelli degli alberi che però, come spiega La Verità, non sarebbe attendibile. I due non avrebbero compreso i loro risultati, perché scorretti. Il loro capo Jones, però, avrebbe dichiarato in una mail: “Ho appena applicato il trucchetto che Mann aveva già usato con l’articolo pubblicato su Nature”.

Le e-mail del climategate riguardano non solo l’alterazione dei dati, ma anche la volontà di non renderli disponibili a nessuno. Steve McIntyre, statistico che si era proposto di verificare la validità del trattamento statistico dei dati, avrebbe ricevuto email di risposta negativa o addirittura nessuna risposta alle proprie dichieste di visionare i numeri degli studi. Jones scriveva: “Mi raccomando, non lasciate cose in giro su siti anonimi da dove possano scaricarsi dati. McIntyre ci sta col fiato sul collo da anni. Se apprende che esiste un Freedom of information act (Foia) anche nel Regno Unito, cancellerò tutti i file coi dati”.







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