DECRETO DEL GOVERNO/ La velina ai giornali e quel fuggi-fuggi sui treni che trasforma l’Italia in zona rossa

- Monica Mondo

Il decreto del governo è stato anticipato dalla stampa: un errore sciagurato che ha creato il caos e moltiplicato i contagi ampliando la zona rossa a tutta l’Italia.

Atm metropolitana Milano
La metropolitana di Milano (LaPresse)

Stavo preparando il sugo per la pasta, quando nel tg delle 20 de La7 annunciano che il sito del Corriere svela la bozza del decreto anti-coronavirus che avrebbe stabilito la zona rossa per la Lombardia e altre 11 province. “Stasera Trenitalia recupera qualcosa”, ho detto, pensando ai ragazzi che studiano a Milano, Pavia… che ovviamente sarebbero stati in ansia per timore di non riuscire per chissà quanto tempo a rivedere i propri cari al Centro-Sud. Così come amici di Roma si fiondavano ai treni, alle auto per salire al Nord, per gli stessi motivi.

Non erano solo studenti, centinaia, migliaia di persone prendevano d’assalto la stazione Centrale di Milano, con bagagli improvvisati, correndo, accalcandosi sui binari, occupando perfino i corridoi dei vagoni, senza biglietto, zeppi all’inverosimile. Ma il famoso metro di distanza per salvaguardarci dal contagio? Ma le misure drastiche mai viste per contenerlo?

A qualche tweet smarrito, sulla confusione e l’incertezza di una comunicazione che doveva essere chiara e immediata, sono arrivate valanghe di commenti. Turbati, arrabbiati, desolati. Chi ha dato la colpa ai giornalisti, e c’è da chiedersi se per uno scoop sia giusto procurare allarme. Qualcuno – e purtroppo i politici in Parlamento, perfino ministri – se la prende, tanto per cambiare, con gli italiani che s’impanicano, non sono ligi, sono individualisti, eccetera. Comodo, dar sempre la colpa alla gente. La colpa è evidentemente di chi non ha saputo prendere in tempo le decisioni, non ha saputo comunicarle, nè far fronte all’emergenza di una marea umana – chissà quanti contagiati – che si spostava da un capo all’altro d’Italia.

Ora è ufficiale: la zona rossa è inutile, dappertutto. Dichiariamo l’Italia tutta zona rossa e facciamoci chiudere dentro dai solerti e fidati amici europei. Una domanda: chi paga? Chi governa si assume le responsabilità, non le scarica sul popolo, che è avanti alla riscossa oppure è populismo quando cambia l’aria. Chiede scusa, si dimette. Chi ha fatto trapelare la bozza del decreto? Un ministro? A casa.

Ma soprattutto si cosparga il capo di cenere il presidente del Consiglio. Lui è il capo del Governo. Non basterà immolare un capro espiatorio o prendersela con le Regioni. Già la comunicazione sulla chiusura delle scuole era stata pasticciata e tardiva. Questa volta si è raggiunto il capolavoro di incompetenza, pressapochismo, distacco dalla gente e dalle loro vite. Che ne sanno di chi è un pendolare? Il coronavirus poteva essere un’occasione per mostrare responsabilità e capacità. Voto: tre, ad essere generosi. Che presidente e magistratura ci liberino. Che un Bertolaso prenda in mano la situazione. Ora sappiamo perché l’Italia ha questo enorme numero di contagi.

Ah. La pasta al sugo è rimasta un’ipotesi per il pranzo successivo. Ci era passata la fame.



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