DIETRO LA LETTERA UE/ Ora Bruxelles non ha più bisogno del Conte-2

- int. Francesco Forte

Il pericolo sovranista in Italia è parecchio diminuito. Le mosse di Salvini portano l’Ue a pensare di poter fare a meno del Governo Conte

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Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri (LaPresse)

Già lunedì, prima che iniziasse il Consiglio dei ministri che ha varato la Legge di bilancio, si era parlato di una lettera della Commissione europea in arrivo a Roma, ma solo ieri se n’è appreso il contenuto: Bruxelles nota che non vengono rispettati gli accordi sulla riduzione della spesa e del deficit. In sintesi, l’Italia rischia di non rispettare i piani per ridurre il debito pubblico concordati con l’Ue. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, avrà tempo fino a oggi per fornire i chiarimenti necessari per determinare se l’Italia, la cui richiesta di flessibilità deve essere ancora esaminata, rischia una “deviazione significativa” dal percorso di aggiustamento di bilancio. Tra l’altro proprio ieri Eurostat ha fatto sapere che il nostro debito/Pil ha raggiunto il 138% nel secondo trimestre dell’anno. “Un debito a questi livelli rischia di essere un pericolo nel momento in cui i tassi di interesse torneranno a salire. Più che farci richiamare dall’Ue, dovremmo essere noi a evitare di metterci nei guai da soli”, ci dice Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

Cosa ne pensa di questa lettera arrivata dall’Ue a un Governo la cui nascita in fondo Bruxelles ha visto di buon occhio?

Secondo me questa lettera indica che l’Unione Europea sperava che Conte fornisse maggiori garanzie e che essendo il Pd parte della maggioranza potesse ripetere quanto fatto quando i dem erano al Governo. A Bruxelles devono aver pensato: loro mi presentano un disavanzo, poi io dico che non va bene e loro cercano di mercanteggiare un po’ e poi si trova un compromesso ragionevole. Del resto negli ultimi anni si è fatto così.

Si potrà allora fare così anche questa volta…

Il problema è che il Governo ha indicato come punto di partenza un deficit (2,2% del Pil) superiore a quello dell’anno scorso, invece che uguale, in un periodo in cui l’output gap si è ridotto, chiedendo parecchia flessibilità. Quindi adesso il nostro rientro sarà sicuramente più pesante del precedente, perché non possiamo andare al 2,04% come fatto nel 2018, ma dobbiamo scendere un po’ di più. D’altra parte quando c’è una politica monetaria espansiva, il rispetto della regola sul bilancio è richiesta anche dalla Banca centrale, che vuole che il debito pubblico venga contenuto. In questo frangente, quindi, è come se la Commissione agisse anche per conto della Bce.

Ci sarà quindi una trattativa complessa.

Ci sarà una trattativa doppia: non solo tra Italia e Ue, ma anche all’interno dell’esecutivo. Purtroppo Renzi ha avuto la stupida idea di dire che occorreva fare un Governo per evitare l’aumento dell’Iva.

Perché parla di stupida idea?

Se avesse detto che occorreva sterilizzare le clausole di salvaguardia ed evitare il rischio dell’esercizio provvisorio sarebbe stato diverso, perché si sarebbero potute aumentare alcune aliquote dell’Iva che effettivamente sarebbe meglio incrementare.

Quali?

Quelle sull’importazione di beni alimentari, per esempio. Se ci fosse un’aliquota più alta di quella agevolata utilizzata sul mercato interno, si avrebbe un doppio vantaggio: quando si esporta si ha un rimborso più alto; inoltre, la frode fiscale è automaticamente evitata, perché chi vende in nero non può scaricare l’Iva che ha pagato all’importazione, che come detto sarebbe più alta di quella agevolata. Si avrebbe quindi un vantaggio competitivo all’esportazione e si combatterebbe l’evasione fiscale. Sarebbe insomma ragionevole dire che le aliquote ridotte le utilizziamo al consumo e non all’importazione.

Lei ha detto che ci sarà una trattativa all’interno del Governo, anche perché bisognerà rivedere il deficit. Cosa farà l’esecutivo?

Poiché l’imposta personale sul reddito è altissima, le imposte sul patrimonio elevate, bisognerebbe ridurre le spese. Ma le forze al Governo la spending review non l’hanno mai fatta. Eppure si potrebbe mettere mano al reddito di cittadinanza. Dovranno inventarsi, come si è già visto con il caso della plastica, delle accise che per dare gettito creano una distorsione nell’economia. Se non si vogliono nuove tasse bisogna tagliare le spese, ma se l’esecutivo ha scelto di spendere e spandere non c’è alternativa alle tasse. Credo che Gualtieri sarà molto in difficoltà.

A questo punto l’Ue mette paradossalmente in difficoltà il Governo che ha visto fino a poche settimane fa di buon occhio…

Certo, il che indica che la Commissione europea comincia a capire che tutto sommato, con un minimo di ravvedimento di Salvini e con la Meloni meno intransigente sul tema dei conti pubblici e dell’euro, è riuscita a “sbollire” i sovranisti e anche a dividerli, visto che Lega e M5s hanno preso due strade diverse. Dal loro punto di vista si può quindi evitare che ci sia un Governo bizzarro come quello attuale. L’unica cosa che dà fastidio all’Ue è il sovranismo, ma non le linee di centrodestra.

Dopo la manifestazione di piazza San Giovanni Salvini è stato dunque “riabilitato” a livello europeo?

Diciamo che non è proprio riabilitato, ma poiché lui guarda al centro, vuole inglobarlo, e la Lega ha accantonato i progetti di uscita dall’euro, non rappresenta più una minaccia.

La Commissione von der Leyen non entrerà in carica a inizio novembre come previsto e forse potrebbe anche non esserlo al momento in cui ci sarà il giudizio definitivo sulla manovra italiana. Pensa che quando ci sarà effettivamente l’avvicendamento cambierà l’atteggiamento di Bruxelles nei confronti dell’Italia?

Quando ci sarà l’avvicendamento, la Germania avrà ancora più influenza, come una volta. Le cose per l’Italia non credo che miglioreranno, anzi potrebbero andare peggio, anche perché una Commissione che vive in proroga è sempre più debole rispetto a una con mandato pieno.

Le cose potrebbero andare peggio anche se ci sarà Gentiloni al posto di Moscovici?

L’ex Premier ha una delega che quasi non conta, è una specie di sottosegretario: le decisioni importanti spetteranno a Dombrovskis.

(Lorenzo Torrisi)

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