DIETRO LE QUINTE/ Mes-più deficit, lo scambio segreto tra Conte e l’Europa

- int. Francesco Forte

Non è facile per il Governo far quadrare i conti. Per questo Conte e Gualtieri sono pronti a dire sì al Mes in cambio di maggior deficit

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Il premier Giuseppe Conte con il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (LaPresse)

Dopo le dichiarazioni a Porta a porta, Matteo Renzi ieri ha tenuto una conferenza stampa in Senato per parlare ancora del piano shock per le infrastrutture di Italia Viva. L’ex Premier ha anche annunciato di aver chiesto un incontro nella prossima settimana a Giuseppe Conte, che da parte sua ha detti di aver accettato tale richiesta. Non è chiaro se il partito dell’ex Segretario del Pd resterà o meno nel Governo e se nel caso verrà sostituito nella maggioranza dal gruppo dei “democratici” già pronto in Senato. Quel che è certo è che si avvicina la scadenza per mettere a punto il Def e che il rallentamento dell’economia, senza considerare gli effetti del coronavirus, rischia di peggiorare i saldi di finanza pubblica su cui vigila la Commissione europea. Abbiamo chiesto un commento a Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

Professore, il Governo dovrebbe cominciare a predisporre il Def. Ci riuscirà con queste tensioni che vediamo nella maggioranza?

Mi pare molto difficile, perché ogni cosa che il Governo annuncia di voler fare si scontra con la scarsità di risorse e sembra confermare la tesi di Renzi secondo cui bisognerebbe o abolire o limare il Reddito di cittadinanza. È certamente una richiesta di buon senso. Ovviamente questo non vuol dire che non bisognerebbe prevedere una misura per contrastare la povertà, ma sicuramente essa costerebbe meno e consentirebbe quindi di liberare risorse, anche per migliorare i saldi di finanza pubblica. Certo, c’è anche l’idea di rivedere le aliquote Iva, ma non so se Renzi sarebbe d’accordo, visto che ha insistito tanto nel motivare la nascita del Governo Conte-2, cui ha contribuito, proprio con la necessità di evitare manovre sull’Iva.

Secondo lei sarebbe giusto rivedere le aliquote Iva?

Io eliminerei quelle agevolate all’importazione. In ogni caso penso che, indipendentemente dalla congiuntura, bisognerebbe rivedere un’imposta che è molto evasa. Mi pare però difficile che si vada in questa direzione, vista la posizione di Italia Viva. Pertanto ho l’impressione che il Premier e il ministro dell’Economia vogliano fare quel che ha del resto fatto anche Renzi in passato: mercanteggiare la possibilità di fare maggior deficit in cambio della rinuncia a interferire nelle decisioni europee che sono scomode per noi, come quella sul Mes.

Dunque per evitare problemi con l’Europa sui conti pubblici, visto anche il rallentamento dell’economia, si seguirà questa strada?

Esatto. La cosa aberrante è che questa rinuncia è priva di senso in quanto il Mes non solo ci vedrebbe commissariati in caso di problemi col debito pubblico, cosa non certo auspicabile, tanto meno dopo aver contribuito al fondo stesso, ma anche perché si sta cercando di indorare la pillola dicendo che il Mes servirà ad aiutare le nostre banche in crisi. Peccato che, come stiamo vedendo in questi giorni, il nostro sistema bancario non è in una situazione critica: i casi più difficili sono in via di risoluzione. La cura Draghi non è servita a rilanciare l’economia, ma ha permesso all’Italia di mettere a posto il suo sistema bancario: grazie al Qe, che ha consentito agli istituti di vendere debito pubblico alla Bce, e ai bassi tassi di interesse, si è favorito il risanamento delle banche malate.

Ribadisce quindi, come ci aveva già spiegato, che il Mes non ci servirebbe e dovremmo anzi evitare di aderirvi?

Sì. Sappiamo benissimo che il Mes serve alle banche tedesche e anche a quelle spagnole. E non escludo che anche quelle francesi abbiano qualche problema. Il Mes ci farebbe spendere risorse e diventerebbe una trappola. Quel che ci serve sono investimenti europei. E l’Italia dovrebbe battersi perché quelli annunciati dalla von der Leyen vengano realizzati e iniziare lei stessa a effettuare investimenti pubblici che non vengano contestati da Bruxelles. Ma invece di far questo, aiutando così il rilancio dell’economia, cerca il modo di far chiudere un occhio sui propri conti.

Renzi appoggerà questa operazione, resterà nel Governo?

Credo che sia veramente impossibile rispondere, perché secondo me Renzi non è uno stratega, ma un tattico, quindi decide volta a volta cosa sia più conveniente fare, ragiona con una prospettiva di breve periodo. Non so cosa cerchi di ottenere in questi giorni in cui strappa e poi ricuce: vuole che vengano tolti dei provvedimenti sbagliati, vuole che si arrivi a un Governo di transizione o vuole solo più investimenti? Non si capisce a cosa stia puntando, sembra quasi che cerchi uno spazio di visibilità da prima donna non potendo nei fatti comandare come vorrebbe. L’unica cosa chiara è che l’attuale maggioranza di fatto non esiste: si va avanti solo per evitare di non essere rieletti o per cercare di contare nell’elezione del successore di Mattarella. Nel frattempo non emerge nessuna idea concreta per risolvere i problemi dell’economia e le tante crisi aziendali.

(Lorenzo Torrisi)

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